M5s, da Pizzarotti nuova sfida a Beppe Grillo. Regionali, caos in Emilia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 settembre 2014 12:17 | Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2014 12:17
La prima volta di M5S con il Pd Da Pizzarotti nuova sfida a Grillo Regionali, caos in Emilia per l’esclusione di Defranceschi  di Francesco Alberti

Beppe Grillo (LaPresse)

ROMA – Nell’Emilia che fu la culla al Movimento 5 Stelle e teatro dei loro primi successi, la creatura di Beppe Grillo e Casaleggio è pericolosamente vicina al punto di rottura. Ieri, martedì 16 settembre, nello spazio di poche ore, tutte le tensioni accumulate in mesi di scontri sotterranei sono venute alla luce.

Prima lo strappo di Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, che ha stretto un patto con Pd e centrodestra per un listone unico alle elezioni provinciali di ottobre, ignorando completamente il parere contrario di Grillo e violando per la prima volta uno dei totem dell’agire politico del Movimento, da sempre contrario a qualsiasi alleanza o commistione con altri partiti. Nelle stesse ore è andata in scena una vera e propria rivolta contro Grillo e Casaleggio da parte di un nutrito numero di parlamentari ed esponenti grillini (tra i quali lo stesso Pizzarotti) che hanno pubblicamente annunciato che “non faranno campagna elettorale per le prossime Regionali” per protestare contro “le sconcertanti” modalità e “l’assenza di confronto” che stanno caratterizzando in Emilia le primarie online svoltesi ieri per la scelta dei candidati alle Regionali del 23 novembre.

Scrive Francesco Alberti sul Corriere della Sera:

Una ribellione che nasce dall’esclusione dalla lista dei candidabili del capogruppo regionale Andrea Defranceschi (unico grillino rimasto in Regione dopo l’espulsione di Favia), vittima di una nuova norma introdotta dalla coppia Grillo-Casaleggio secondo la quale non possono correre alle elezioni, non solo coloro con carichi pendenti, ma anche chi è iscritto nel registro degli indagati (Defranceschi è coinvolto nell’inchiesta sulle «spese pazze» della Regione assieme ai capigruppo di tutti gli altri partiti). Un criterio ritenuto da larghi settori pentastellati «volutamente punitivo» contro Defranceschi — la cui colpa sarebbe quella di non essere del tutto allineato alle direttive di Grillo — con l’aggravante, aggiungono, di essere stato imposto dall’alto «con metodi autoritari che ricordano il peggio dei partiti, danneggiando il lavoro del Movimento da Milano alla Calabria, passando per Roma».

In questo clima, che potrebbe portare a irrimediabili spaccature con ricadute anche in altre regioni, farà sicuramente discutere l’accordo stretto da Pizzarotti con Pd e centrodestra per un unico «listone» trasversale che riunisca i sindaci dei vari schieramenti politici presenti nel Parmense in vista delle elezioni di secondo grado della Provincia previste per il 9 ottobre e alle quali voteranno i consiglieri comunali e i primi cittadini. Nulla di ufficiale ancora: in Comune prevale la prudenza e negli ambienti del Pd si parla di «lavori in corso». Pizzarotti su Facebook minimizza: «Nessun patto, ma un dialogo tra istituzioni per uscire dalla melma del debito e della crisi». In realtà, come scrive l’Ansa e come confermano più fonti incrociate, tra Pd e sindaco grillino (che sarà semplice consigliere, mentre il futuro presidente della Provincia sarà un pd) l’intesa è già stata raggiunta, tanto che lunedì sera la direzione provinciale dei Democratici ha dato il via libera a maggioranza all’accordo. Restano da perfezionare alcuni dettagli (ancora si lavora per far rientrare i malumori di un gruppo di dissidenti pd), ma entro venerdì (ultimo giorno utile per la presentazione delle liste) l’operazione sarà ufficializzata (…)