Mafia Capitale, a Salvatore Buzzi uffici a prezzi stracciati: 700€ per 1000 mq

di redazione Blitz
Pubblicato il 8 Giugno 2015 12:02 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2015 12:03
Mafia Capitale, a Salvatore Buzzi uffici a prezzi stracciati: 700€ per 1000 mq

Mafia Capitale, a Salvatore Buzzi uffici a prezzi stracciati: 700€ per 1000 mq

ROMA – Circa mille metri quadrati di ufficio in via Pomona a 6-700 euro al mese. Sono gli affitti stracciati che il Comune di Roma garantiva a Salvatore Buzzi, l’uomo delle cooperative al centro dell’inchiesta di Mafia Capitale. Ne parla Giuseppe Bianconi sul Corriere della Sera, che ricostruisce anche la “presa” di un immobile in via del Frantoio, periferia Est di Roma, che sarebbe stato occupato abusivamente per farne un centro di accoglienza, ottenendo un prezzo di favore sull’affitto. L’idea, racconta Bianconi, fu di un esponente di centrodestra e dipendente del Dipartimento Patrimonio del Comune, Mario Cola, arrestato nel secondo blitz dell’inchiesta.

Ecco l’articolo apparso sul Corriere:

«Io ti avvisai, no? — ricorda lo stesso Cola al manager delle cooperative romane — “entrate, intanto prendetevelo”…». E Buzzi: «Abbiamo fatto come hai detto tu, infatti».
La conquista dell’edificio di via del Frantoio, periferia Est di Roma, da utilizzare come centro di accoglienza per i minorenni extra-comunitari (diventando così un’ulteriore fonte di profitto) cominciò dunque con un’occupazione abusiva. Da sanare attraverso lo stesso dipendente che aveva suggerito l’idea: «Se io ti faccio una richiesta — gli dice Buzzi in una telefonata intercettata — e ti dico… sto lì dentro, vorrei fa’ un centro di accoglienza, bla, bla, bla, tu me potresti fa’ una letterina in cui dici: “va be’, ti autorizzo a stare lì in attesa di assegnazione”?». «Eeh… sì, lo posso chiede», gli risponde Cola. Il quale qualche giorno dopo lo mette in contatto con una dirigente che comunica a Buzzi: «Le onlus hanno diritto all’abbattimento dell’affitto del venti per cento».

«Ti rendi conto che ho fatto?»
Oltre a via del Frantoio, il manager in affari col comune di Roma aveva a cuore l’affitto della sede in cui ha i propri uffici, in via Pomona — circa 1.000 metri quadrati —, per la quale Cola gli comunica a stretto giro la grande novità: «Me sò permesso de chiude a 6-700 euro al mese... ma te rendi conto che ho fatto? ». «Ok, sei grande». «Un box ti ci paghi a 600-700 euro al mese», insiste Cola. Ma Buzzi non si accontenta: «Sistemiamo pure il Frantoio, Mario…». Cola replica quasi infastidito: «Sì, mo te lo… Me devi dà un attimo de tempo, non te preoccupà». Secondo gli inquirenti gli interventi di Cola non erano affatto disinteressati. Lo dimostrerebbe un messaggio telefonico inviato a Buzzi, in cui il dipendente comunale gli ricorda il «bonifico di Montanari»; cioè il cognome di sua moglie, che sul proprio conto corrente s’è vista accreditare «tramite bonifico a cadenza trimestrale l’importo di 32.500 euro con causale “locazione immobile via Accademia degli Agiati”», da utilizzare per «realizzazione di una casa famiglia/accoglienza». L’importo è ritenuto dagli inquirenti di «valore superiore a quello di mercato».

«L’emendamento è scritto da noi»
Anche il consigliere del Pd Pierpaolo Pedetti, presidente della Commissione patrimonio e politiche abitative, si trova in galera — fra l’altro — per aver aiutato Buzzi a ottenere condizioni di favore nell’affitto e acquisto di immobili comunali. E il prezzo della presunta corruzione, nel suo caso, era un appartamento intestato alla società Segni di Qualità, riconducibile a Pedetti. Il quale doveva presentare e favorire l’approvazione di emendamenti per la concessione di sconti molto alti per gli occupanti-acquirenti, fino all’80 per cento del valore degli immobili. E quando un interlocutore gli dice che il consigliere è impegnato a scrivere l’emendamento, Buzzi quasi sbotta al telefono: « Gliel’avemo scritto noi!».

«Aveva tanti valori… e piglia i soldi»
L’acquisto dell’appartamento per conto di Pedetti non va in porto a causa dell’opposizione dell’ex consigliere comunale Umberto Marroni; circostanza che Buzzi commenta così: «Gli ho detto “ fateme fà un campo nomadi, no?! Te ne compro tre di case, no una!”». Quanto alle richieste di Pedetti, è la compagna e socia di Buzzi — Alessandra Garrone, arrestata nella prima operazione — a esprimere in un colloquio registrato dai carabinieri del Ros il proprio disprezzo per la sua asserita incoerenza tra ideali e comportamenti: «Lo sai qual è la cosa che mi da’ fastidio? Che questo… Sinistra giovanile.. quando stava, Pedetti… Quando stava in Sinistra giovanile con me faceva tanto… e protestava i grandi valori mentre io stavo dalla parte de… E si sapeva, capito?… Poi oggi lui piglia i soldi.. fa’ ste cose…ma vaff…».

Per l’agevolazione sugli acquisti degli immobili è indagata (e agli arresti domiciliari) pure Dina Paone, collaboratrice dell’assessorato alla Casa, alla quale Buzzi dice in una telefonata che «se non c’è la scontistica per le cooperative sociali diventa un problema». Lo sconto fu accordato, ma insorse un altro ostacolo: la norma ne prevedeva l’applicazione per gli occupanti da cinque anni, mentre Buzzi era entrato a via del Frantoio solo da quattro. A rimuoverlo ci pensò proprio la Paone, che comunica entusiasta a Buzzi: «Te ricordi i cinque anni di condizione? Vengono ridotti a tre». «Perfetto!», esulta lui. Solo gli arresti del dicembre scorso hanno bloccato emendamenti e conseguenti affari. Ma intanto Buzzi aveva già spiegato a un suo collaboratore che «il prezzo è la figlia della Paone, che ce chiamerà… Dovemo daje qualche cosa». La donna risulterà assunta dalla Cooperativa 29 giugno, a partire da gennaio 2014, «per un totale di 7 mesi contributivi».