Mafia Capitale, così i funzionari corrotti si vendevano per pochi euro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Giugno 2015 11:52 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2015 11:52
L'articolo del Messaggero

L’articolo del Messaggero

ROMA – “Mille euro al mese o l’assunzione a tempo determinato di due nipoti – scrive Silvia Barocci del Messaggero – è il quantum sufficiente ad alcuni indagati o arrestati del secondo capitolo del romanzo di Mafia Capitale per lasciarsi corrompere”.

L’articolo di Silvia Barocci: E’ maggio del 2014 quando la rotazione di uomini al X dipartimento del Comune di Roma mette in allarme Carminati e il suo ”ministro” dell’economia Salvatore Buzzi. Fabio Tancredi, fino a quel momento a capo della struttura che ha competenza sui servizi giardini e sui campi nomadi, sta per lasciare. Prima di andarsene «firma il firmabile». A prendere il suo sarà tal Altamura. «Altamura piglia i soldi!», riferisce un trionfante Buzzi a Carminati, mentre spiega su quali fondi poteva intervenire nelle gare: «Massimo ribasso, chi vince vince, compromesso con nessuno.. che mi avanza poi? Due milioni? Allora quelli per chi cazzo me pare».

A conti fatti, pur favorendo l’aggiudicazione di gare milionare, il funzionario Altamura si accontenta dell’assunzione part time di sue giovani nipoti gemelle. Le ragazze in questione sono «completamente senza esperienza», ammette Buzzi. Tant’è. Il ras delle coop manda un sms ad Altamura: «Viste le gemelle ok per entrambe tutte e due part time su Roma. Ilenia su case famiglia per detenuti Giorgia su emergenza abitativa Buon fine settimana» «C’E’ IL GUADAGNO?» Mira un po’ più in alto Massimo Caprari, consigliere dell’assemblea capitolina del Centro democratico. Grazie al suo voto passano delibere sui debiti fuori bilancio in grado di finanziare l’emergenza abitativa e altri ”filoni d’oro” degli affari di Carminati&Co. Vuole mille euro al mese e tre assunzioni in una delle coop gestite da Buzzi. «Tre posti di lavoro?», chiede stupito il dirigente della ”Cascina”. «Poi alla fine avemo concordato uno», risponde Buzzi. «Tre posti de lavoro so’ 40…So’ 30 mila euro l’anno.Ma che cazzo vuole?».

Caprari otterrà l’assunzione per tre mesi come facchino di una persona da lui indicata. Ma con Buzzi continuerà a batter cassa. «Vabbè ma c’è il guadagno, no? c’è la percentuale..», chiede in prossimità del voto. «Dipende.. dipende se ce se guadagna..», risponde il ras delle coop. «Cioè na cosa de rappresentanza..», insiste. E Buzzi: «dal cinque al dieci..(inc)». «Vabbè a me su sta cosa, se me voi mette al cinque, me va più che bene così.. na stronzata». Mario Cola, dipendente del dipartimento del patrimonio ora agli arresti domiciliari, è l’uomo delle ”soffiate”. «Entrate, intanto prendetevelo, entrate», suggerisce a Buzzi. E così sarà: l’immobile di via del Frantoio, divenuto poi sede di un centro di accoglienza per minori non accompagnati, viene occupato da persone vicine a Buzzi. LA CASA Cola promette che li aiuterà a legittimare ex post l’occupazione abusiva e che garantirà un canone a prezzi irrisori. Sarà così: 700 euro al mese. «Ma, ma te rendi conto che ho fatto?», si vanta con Buzzi che ammette «Ok, sei grande!». «Eh… un box ti ci paghi a seicento/ settecento euro al mese». Cosa ottiene Cola in cambio ? Un canone di locazione di un immobile in via degli Agiati, intestato alla moglie, a prezzi «significativamente superiori a quelli di mercato»: 32.500 euro pagati da una delle coop di Buzzi per realizzare una casa-famiglia.