Mafia Capitale, Roma una “mangiatoia”. Tutti gli uomini di Buzzi e Carminati

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Giugno 2015 9:20 | Ultimo aggiornamento: 5 Giugno 2015 9:24
Mafia Capitale, la "mangiatoia Roma"

Mafia Capitale, la “mangiatoia Roma”

ROMA – L’immagine che meglio descrive il cosiddetto scandalo “Mafia Capitale”, quello che giovedì 4 maggio ha visto finire in cella altre 44 persone compresi diversi politici di destra e sinistra è quella della mangiatoia. E a dare questa idea agli inquirenti sono stati quelli che vengono ritenuti i due principali leader del cartello criminale, il re delle coop Salvatore Buzzi e l’ex Nar Massimo Carminati. Sono loro, in diverse telefonate agli atti, a ripetere come un ritornello l’idea del “mangiarsi Roma”. E’ sempre Buzzi, parlando di una mazzetta in cambio di una assunzione, a dire al telefono, “la mucca deve mangiare prima di essere munta”.

Per i magistrati tutto questo viene riassunto in 428 pagine che portano in prigione 44 persone. Perché quello che c’è a Roma, secondo il Gip Flavia Costantini, è un  “articolato sistema corruttivo continuato nel tempo”. Dove c’è un po’ di tutto: politici corrotti, funzionari compiacenti, affidamenti di appalto senza gara, sindaci che prendono decisioni improbabili.

Claudia Fusani per Huffington Post traccia quello che chiama “identikit della mangiatoia romana di destra e di sinistra”. Sono ritratti di personaggi apparentemente “periferici” che invece muovono soldi e concessioni.  Uno di loro è Andrea Tassone: per Fusani è “l’uomo di Ostia”, per gli investigatori l’uomo che ha preso “30mila euro in cambio di favori irregolari”. Scrive Fusani:

Dal 2013 presidente del X municipio, il brillante giovanotto che viene dalla Dc e poi dalla Margherita per approdare convintamente nel Pd nel 2007, sarebbe stato a libro paga di Mafia capitale. E dire che Ostia è il nervo scoperto della giunta Marino, quello dove più che altrove il sindaco e l’assessore Sabella stanno investendo in termini di legalità e di lotta ai clan.

Bene, secondo il gip Flavia Costantini, Tassone, tramite il suo collaboratore Paolo Solvi, avrebbe incassato “somme di denaro non inferiori a 30.000 euro” tra il 2013 e il 2014. La modica cifra sarebbe stato il prezzo di alcuni favori. Tassone, “con atti contrari ai suoi doveri di ufficio e in violazione dei doveri d’imparzialità della pubblica amministrazione”, ha preteso “gli appalti per la pulizia delle spiagge, sulla stabilità delle alberature stradali e per le potature”. E avrebbe favorito le cooperative di Mafia Capitale nelle deliberazioni del 26 maggio e del 31 luglio 2014”. Dice Buzzi in un’intercettazione: “Tassone è nostro, è solo nostro, non c’è maggioranza o opposizione, è mio”.

Poi c’è Mirko Coratti, Pd, un presidente del Consiglio Comunale che per gli investigatori era al servizio non dello Stato ma di Mafia Capitale. Scrive Fusani:

Ha facilitato “sul piano politico e istituzionale” la gara Ama per la raccolta del multimateriale; “ha creato il consenso politico e istituzionale per confermare Giovanni Fiscon al vertice dell’Ama” compiacendo così gli interessi di Mafia Capitale ma andando contro i piani della giunta Marino “che voleva sostituirlo”.

Coratti s’è dato poi molto da fare “per sbloccare e destinare i fondi al X municipio” (quello di Tassone) e “sbloccare i fondi per il sociale, settore cui era interessato il gruppo Buzzi”. In cambio di queste a altre attività (ad esempio “riconoscere i debiti fuori bilancio”) Coratti ha ricevuto 10 mila euro per la Fondazione Rigenera, la promessa di 150 mila euro e l’assunzione di una persona amica alla Cooperativa 29 giugno. In un sms del 7 agosto 2014 Buzzi scrive a Coratti: “Ho fatto una gara in Ati con Auxilium per la pref di Roma Abbiamo vinto 1005 posti (immigrati, ndr) per un controvalore annuo di 12 milioni. E l’uomo campa, male ma campa”. E siccome Mafia Capitale è molto attenta ai particolari, mille euro al mese erano garantite anche a FRANCO FIGURELLI, il segretario di Coratti.

Dal Pd viene anche Daniele Ozzimo, terzo nella lista di identikit della Fusani. Anche lui “uomo forte del Pd romano”:

Si era dimesso a dicembre lasciando l’incarico di assessore alla casa. Giovedì è stato arrestato. Il gip scrive che “si metteva a disposizione di Buzzi prima come consigliere capitolino di opposizione, vicepresidente della Commissione Politiche Sociali e membro della Commissione Lavori Pubblici, Scuola e Sanità, poi, dal 2013, come assessore alla casa”. In cambio avrebbe ricevuto dal sistema mafia capitale “una costante erogazione di utilità a contenuto patrimoniale”.

Nello specifico: il “posto di lavoro” per Tatiana Tomasetti e, “nel maggio 2013, l’erogazione di 20.000 euro, formalmente qualificati come contributo elettorale da parte di Buzzi che agiva in accordo con Carminati”. In un’intercettazione in cui elenca le figure istituzionali a libro-paga, Buzzi fa riferimento a Ozzimo: “C’avemo…Ozzimo”. Il 29 luglio sempre Buzzi dice: “Gli unici seri lì che pigliano i soldi so Ozzimo ma dei nostri eh… parlo dei nostri… e pochi altri. Il contratto migliore che noi c’abbiamo è Ozzimo… basta che segue il lavoro s’è ripagato lo stipendio… C’avemo il 50 per cento su quel contratto”.

Da destra arriva una new entry dell’inchiesta, Luca Gramazio. Ancora Fusani:

C’è il capitale umano. E c’è quello istituzionale. Ad esempio, Luca Gramazio. 34 anni, ex capogruppo del pdl nella giunta Alemanno e poi di Forza Italia alla Regione Lazio, Gramazio è, per il gip, “il collegamento tra Mafia Capitale e la politica e le istituzioni ponendo al servizio dell’organizzazione il suo ruolo politico”.

Rappresenta, nel sodalizio criminale, quel sistema di relazioni con uomini politici, apparati burocratici, soggetti appartenenti a vario titolo alle istituzioni, che costituiscono il contatto privilegiato dell`organizzazione con il mondo di sopra”. Il capitale istituzionale, appunto, colui che “elabora insieme ai vertici dell`organizzazione le strategie di penetrazione della pubblica amministrazione”.

Infine Giordano Tredicine. Forza Italia. Su di lui Fusani scrive:

 Giordano, il rampollo della famiglia di ex giostrai e ora proprietari di tutti i camion bar che punteggiano il centro di Roma. Ha fatto carriera il giovane (ha 33 anni), ed è entrato in consiglio comunale con Forza Italia. E’ finito ai domiciliari per concorso in corruzione e concussione. Anche lui fa parte a piano titolo della “mangiatoia”. Buzzi e Carminati ne osservano interessati “la scaltrezza”. “Te dice na cosa, poi devi scende dal taxi perché sennò gira sempre il tassametro…”. Per Carminati Tredicine è “uno che ricambia, che sta sul pezzo come nessun altro, serio, poi è poco chiacchierato nonostante faccia un milione di impicci”. In un’altra intercettazione Buzzi dice a Coratti: “A noi Giordano c’ha sposati e semo felici de sta co’ Giordano”.

Le intercettazioni.

1) Buzzi: “La mucca deve mangiare”

2)Consiglieri ai nostri ordini