Mafia Capitale, Salvatore Buzzi: l’appalto di Marino e l’accordo Gramazio-Zingaretti

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 agosto 2015 8:50 | Ultimo aggiornamento: 5 agosto 2015 10:31
Mafia Capitale, Salvatore Buzzi: l'appalto di Marino e l'accordo Gramazio-Zingaretti

Salvatore Buzzi

ROMA – Salvatore Buzzi, l’uomo delle cooperative attorno al quale ruota la cosiddetta inchiesta di Mafia Capitale, vuole collaborare e giura di essere stato “costretto a pagare tangenti per lavorare”. Nell’interrogatorio dello scorso 23 giugno, ha elencato fatti e nomi dinanzi al procuratore aggiunto Michele Prestipino e il sostituto Paolo Ielo. Quaranta ore di confessione durante le quali, Buzzi avrebbe parlato anche di un appalto da 78 milioni con l’amministrazione Marino che sarebbe stato assegnato senza gara e di un accordo tra il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti e il leader dell’opposizione, Luca Gramazio, in carcere per corruzione e favoreggiamento in associazione mafiosa. Ma quello che dice non è soltanto esperienza diretta, passa anche per articoli di giornale e notizie riferitegli “da Luca Odevaine”, l’ex capo di gabinetto di Walter Veltroni anche lui finito in carcere per l’inchiesta di Mafia Capitale.

Ne parla Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera:

Dichiara Buzzi: «Adesso con Marino i dirigenti decidono di più, prima non decidevano niente. Perché prima era l’assessore che diceva: “Fai questo, fai questo, fai quest’ altro…”. Con la giunta Alemanno decideva l’assessore ovviamente. I consiglieri comunali facevano la mediazione direttamente con l’assessore… Nell’anomalia del Comune di Roma i 78 milioni di euro con Marino li decisero in maniera vaga addirittura senza appalto, quindi c’abbiamo questi meccanismi, capito? Cioè io le vorrei dire una cosa che sembra banale, i vuoti si riempiono, quindi se io non mi occupo delle cose il mio posto viene preso sicuramente da qualcun altro, quindi qual era il nostro problema quotidiano tutti i giorni? Era sbattersi tra la politica e tra i dirigenti, passa’ sui corridoi, assumere persone».

Cristiana Mangano sul quotidiano Il Messaggero aggiunge alcuni dettagli:

Il progetto riguarderebbe uno Sprar (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati). Buzzi spiega che c’era un’emergenza per i posti nei vari comuni, e sono stati messi al bando 18 mila posti. C’era fretta e così è stato permesso alle coop di partecipare in maniera diretta, con le offerte al ribasso. È in questa occasione che l’indagato parla dell’invadenza della politica. «Stavo dicendo – continua – che mentre nelle cooperative sociali eravamo riusciti a limitare le pretese dei politici a metà, cinque si pagava e cinque non si pagava, sui dieci lotti dell’appalto delle strade alberate, a esempio, non essendo cooperative sociali si pagava tutti e dieci». Ielo: «Però in generale come categoria la trasmissione della decisione da livello politico a livello amministrativo cosa significa?». Buzzi: «Lì vanno con il foglietto. Per dire…cambia la giunta Alemanno, arriva la giunta Marino, allora lo sai che ci sono 5 della maggioranza e sempre 2 dell’opposizione, riparte la nuova giunta e si fa il contrario». Ielo: «Ma a lei queste cose chi gliele dice?». Buzzi: «Sempre i capi gruppo. D’Ausilio e Coratti, tutti e due». E li citerà più volte, raccontando di D’Ausilio e di seimila euro per una gara per le spiagge.

Questo invece il “capitolo Zingaretti”, riportato dal Corriere:

Che ci fosse un accordo politico tra il governatore Nicola Zingaretti e il capo dell’opposizione Luca Gramazio (tuttora in carcere per corruzione e favoreggiamento dell’associazione mafiosa) per spartirsi l’appalto regionale del Recup, il numero unico della Sanità, era già emerso poco dopo gli arresti di funzionari e politici. E nell’elenco degli indagati è stato iscritto Maurizio Venafro, il capo di gabinetto di Zingaretti.

Buzzi: «Gramazio va da Zingaretti e gli dice: “guarda, l’opposizione sono io non è Storace, che c’ha un solo consigliere” e quindi l’accordo diventa Zingaretti-Gramazio. Praticamente Zingaretti dice: “Non ti preoccupare, fai questa cosa con Venafro, ci penso io con Venafro”. Da quel momento in poi si parla solo con Venafro. Fatto l’accordo politico a monte col presidente poi parli col capo di gabinetto. Gramazio per essere sicuro che l’accordo fosse rispettato chiede che gli venga inserito un membro in commissione… perché era una gara da 90 milioni di euro».
Ielo: «60 + 30, giusto?».
Buzzi: «Sicuramente diventerà da 120, perché con le proroghe… Ora Gramazio si rivolge a Venafro, Venafro gli dice: “Va bene, mi ha trasmesso la cosa il presidente, quindi stai tranquillo uno (lotto ndr ) è il tuo. Quale vuoi?”. E noi gli diciamo: “Vogliamo il 4”, invece poi ci danno il 3, insomma uno dei due più piccolini».
«L’uomo dei soldi»
Quando parla di soldi da versare ai politici Buzzi indica «Peppe Cionci, l’uomo di Zingaretti».
Buzzi: «Tiene le cose economiche di Zingaretti».
Ielo: «Cosa intende per “l’uomo dei soldi”?».
Buzzi: «Perché se uno deve fare una campagna elettorale e se deve dare i soldi al comitato di Zingaretti si rivolge a Cionci, se devi dare i soldi a Marino, ti rivolgi a Cionci, tutti a Cionci. È un uomo abbastanza conosciuto a Roma».
Ielo: «Per i finanziamenti per Zingaretti?».
Buzzi: «Esatto».

Non solo. Aggiunge Buzzi: Quando abbiamo dato i famosi 30 mila euro a Marino abbiamo fatto un bonifico tracciabile, attraverso Cionci». E giura di aver parlato direttamente con lui. Lo cita anche quando ricorda che «nel 2008 Zingaretti vince le elezioni provinciali e Odevaine viene nominato capo della polizia provinciale. Lui c’ha questa conoscenza con Zingaretti, con Venafro e con Cavicchia, Cavicchia era il segretario generale della Provincia. E mi raccontò che le operazioni sporche lì le facevano Cionci, Cavicchia e Venafro e mi raccontò ‘sta cosa dell’acquisto della sede della Provincia».

Buzzi specifica di non avere conoscenza diretta della vicenda «non gli so dire tutti i passaggi, glieli dico così», però dichiara a verbale: «La sede della Provincia fu comprata da Parnasi con contratto di acquisto praticamente prima ancora di costrui’ l’immobile… Quindi viene bandita la gara, vince Parnasi, si incazza tanto con Caltagirone, tant’è vero che il Messaggero fa campagna per giorni e giorni su questa storia, perché ovviamente Caltagirone se perde un metro cubo si arrabbia e anche perché Parnasi facendo questa operazione si salva dal fallimento. Operazione che vale 180 milioni di euro». Prestipino è lapidario: «Lei ci deve dire quello che sa lei non quello che ha letto sul Messaggero ».

Sulla vicenda