Mafia Capitale, sondaggio: Pd crolla al 17%, la metà di M5s (30%)

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 Giugno 2015 10:39 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2015 10:39
Mafia Capitale, sondaggio: Pd crolla al 17%, la metà di M5s (30%)

Ignazio Marino

ROMA – Il Pd prova a resistere con le unghie e con i denti all’inchiesta Mafia Capitale e fa scudo attorno al sindaco di Roma, Ignazio Marino. Ma secondo un sondaggio pubblicato da Affari Italiani, il risultato è devastante: se si votasse oggi a Roma il Pd si fermerebbe a un modestissimo 17%. La metà del Movimento 5 Stelle che balzerebbe al 30% e dietro persino alla lista Marchini che conquisterebbe il 20%. Fa notizia anche l’8% di Matteo Salvini. Ma il vero vincitore delle elezioni sarebbe l’astensionismo, con il 51% degli aventi diritto che non si recherebbe alle urne.

Massimiliano Scafi sul quotidiano Il Giornale, osserva come la linea adottata dal Nazareno potrebbe ritorcersi anche contro il premier Matteo Renzi, costretto a difendere oggi proprio l’uomo che alcuni mesi fa avrebbe voluto sostituire in corsa per la sua scarsa popolarità:

Così Renzi spedisce al Campidoglio la Serracchiani per fare il punto. Poi in serata Marino resta un’ora a Palazzo Chigi. La parola d’ordine è resistere, del resto il sindaco non ha alcuna intenzione di dimettersi. «Io ho cacciato i corrotti e allontanato nelle prime settimane del mandato persone poi finite in carcere. Ho chiuso la discarica di Malagrotta dopo 50 anni e riaperto i cancelli delle spiagge dopo 30. I criminali temono me e la mia giunta». E il partito non può permettersi il commissariamento in coincidenza con l’apertura del processo Mafia Capitale.

Perciò si tiene duro. Matteo Orfini, presidente del Pd e commissario del partito a Roma, sta iniziando a bonificare i circoli tendando di azzerare i potentati locali. Intanto ha cucito addosso a Marino, e a Zingaretti, l’abito di «baluardo contro il malaffare». La Serracchiani, uscendo dal vertice con il sindaco, conferma: «Il Campidoglio non è in bilico. Il Pd non si muove in base ai sondaggi, altrimenti non avremmo parlato di riforma della scuola prima delle Regionali, e crede fermamente nell’azione riformatrice del sindaco, quindi lo stiamo aiutando in tutti i modi possibili».

Per il Nazareno si tratta di resistere per un paio di mesi, fino al 30 luglio, quando il prefetto Gabrielli deciderà se sciogliere o no il Consiglio comunale. «Ipotesi giuricamente complicata», dice Raffaele Cantone, che però ha avviato il commissariamento dell’appalto da 100 milioni per il Cara Mineo. E politicamente improbabile, salvo cataclismi, visto l’avvicinarsi del Giubileo. Infatti in mattinata Marino, con Gabrielli, monsignor Fisichella e il sottosegretario alla presidenza De Vincenti, partecipa infatti alla cabina di regia per l’Anno Santo. Dunque, forza Ignazio.

«È onesto, vada avanti», dice Graziano Delrio. «Il sindaco – sostiene la Serracchiani – ha risposto nei fatti creando una cesura netta tra il passato e la sua azione amministrativa». E cita come esempio di rinnovamento il taglio di alcune teste. In ogni caso, conclude, «nessuno è rimasto al suo posto: ci siamo mossi prima della magistratura e abbiamo commissariato il partito perché c’è molto da fare».

Ma alle opposizioni insistono a chiedere le urne. Così Alfio Marchini: «Comprendo che il Pd con orgoglio difenda Zingaretti e Marino. Ma i romani non meritano questa agonia: commissariamento e poi elezioni anticipate».