Magdi Cristiano Allam. “Ripensaci”: lettera di Don Gabriele Mangiarotti

Pubblicato il 26 Marzo 2013 8:53 | Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2013 8:53
Magdi Cristiano Allam

Magdi Cristiano Allam

ROMA – “La mia conversione al cattolicesimo la considero conclusa”. Così Magdi Cristiano Allam con una lettera al Giornale ha spiegato la sua scelta “maturata anche di fronte alla realtà di due Papi” ma, soprattutto “la legittimazione dell’islam come vera religione di Allah come vero Dio, di Maometto come vero profeta, del Corano come testo sacro, delle moschee come luogo di culto”.

Oggi, martedì 26 marzo, gli risponde Don Gabriele Mangiarotti, sempre dalle pagine del Giornale. Ecco il testo della lettera:

Ho letto la lettera-articolo al Giornale, con cui Magdi Cristiano Allam dichiara la sua non appartenenza alla Chiesa cattolica, pur intendendo rimanere cristiano.

Non nascondo il mio dolore e il mio sconcerto. Sono suo amico, ho condiviso il suo cammino nel passaggio dall’islam al cristianesimo, sono stato presente al suo battesimo, al suo matrimonio e sono padrino di battesimo di suo figlio.

Gli ho scritto il mio dolore e il mio sgomento, e desidero qui esprimere alcune brevi considerazioni su quanto da lui affermato. Ci saranno certo altri modi per approfondire il dialogo, per affrontare le questioni aperte, per trovare soluzioni ai problemi evidenziati.

Altri potranno poi continuare quella riflessione di amicizia che è sempre importante mantenere tra uomini veri.

Solo tre brevi considerazioni:

1. Sono sacerdote da quarant’anni, e la mia scelta è frutto di un incontro personale con Gesù Cristo nella comunità cristiana, oltre che della testimonianza affascinante di mio padre.
Negli anni del seminario, che ho iniziato dopo aver frequentato il liceo scientifico a Milano, ho capito che la scelta del celibato (meglio, della verginità) non era e non è lo scotto da pagare per poter diventare sacerdote. Era ed è la scelta di rispondere all’invito di Gesù, di quel Gesù che ci ha amato di amore vero, carnale e soprannaturale. Non è scelta contro l’umano, contro la nostra natura, ma condizione di verità dell’amore. Certo, come dice proprio lo stesso Gesù, è vera scelta solo per chi è chiamato.

2. Papa Francesco ha parlato della povertà del nostro mondo occidentale, che non è una povertà solo materiale, ma consiste nella «dittatura del relativismo». Quella posizione per cui ciascuno di noi diventa regola della verità, per cui trionfa l’opinione, il politically correct, l’omologazione culturale e sociale. Contro tale dittatura, l’unico antidoto vero è la Chiesa cattolica, roccia su cui costruire la vita.

Certo, abbiamo visto tante volte troppi cedimenti di uomini di chiesa; non solo, e non soprattutto, cedimenti morali (che, a dire il vero, disgustano quando sono teorizzati come se fossero un bene) ma soprattutto cedimenti di fronte alla verità.

Certo, l’Islam «non» è religione rivelata. Maometto «non» è un profeta. L’unico rivelatore è Cristo, figlio di Dio crocifisso e risorto e presente oggi nella Chiesa.

Da troppi pulpiti cristiani – anche da chi ha responsabilità nella Chiesa – troppe voci confuse si alzano. Ma la confusione non è vinta dalla separazione e dalla divisione: la storia del protestantesimo deve pur insegnarci qualcosa!

3. «Guai all’uomo solo!», ci ricorda con insistenza la Sacra Scrittura.

Nella Chiesa, è vero, la solitudine è vinta dai santi. Magdi Cristiano Allam ci ha ricordato come le testimonianze di una fede viva lo abbiano avvicinato a Cristo.

«Cercate ogni giorno il volto dei santi, per trarre conforto dai loro discorsi», ci esorta un antico testo cristiano. Non sarà proprio questa distanza dai testimoni vivi la radice di quella crisi nei confronti della Chiesa che la lettera al Giornale ha evidenziato? Il fare, l’impegno politico, le campagne elettorali non possono avere incrinato la familiarità con quei rapporti che, vissuti in nome di Gesù, sono il sostegno vivente della fede?

Ecco, questa è solo una reazione a caldo alle parole di Magdi Cristiano Allam; nella speranza che quello che abbiamo iniziato insieme non sia un «sentiero interrotto».