Maltempo Sardegna, Cancellieri, tagli: rassegna stampa e prime pagine

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Novembre 2013 8:58 | Ultimo aggiornamento: 19 Novembre 2013 8:59

stampaROMA – Alluvione in Sardegna, è una strage. Il Corriere della Sera: “Trombe d’aria, nubifragi, ponti travolti, strade interrotte, paesi isolati, treni bloccati: Sardegna in ginocchio per il tifone Cleopatra. Paura e distruzione. Nove morti, nella notte la ricerca dei dispersi . (Nella foto di un lettore, il ponte crollato sulla Statale 129 tra Nuoro e Orosei).”

Crollano i ponti, strage in Sardegna Nove vittime travolte dall’acqua. Leggi l’articolo a firma di Alberto Pinna:

Poco prima di mezzanotte il bilancio arriva a nove vittime. Nove vite portate via dal nubifragio che si è abbattuto sulla Sardegna. Trombe d’aria, torrenti esondati, case distrutte, paesi isolati: il tifone Cleopatra si è abbattuto seminando terrore e distruzione. Delle nove vittime accertate, sei erano donne. Mamma e figlia sommerse dall’acqua in una Smart a Olbia, una pensionata annegata a Uras (Oristano) e stessa sorte per un’anziana a Torpè. Un uomo ha perso la vita a Telti e un poliziotto è morto nel crollo di un ponte sulla Provinciale 46 tra Oliena e Dorgali. Marito, moglie e suocera morti precipitati con il furgone a causa del crollo del ponte sulla Provinciale 38 Olbia-Tempio. Tra i dispersi, un uomo di 35 anni e suo figlio di otto.

Bilancio provvisorio di un evento meteo annunciato come eccezionale, con allarmi ripetuti della Protezione Civile. Le raffiche di scirocco e i rovesci hanno battuto soprattutto il Campidano e la Gallura: l’acqua si è riversata dal monte Arci su Uras (Oristano). Si è salvato chi è riuscito a rifugiarsi sul tetto: Giovanna Uras, 66 anni, è stata sorpresa nello scantinato di casa; intrappolata non è riuscita a salvarsi. Il marito si è aggrappato a una scala. Ha gridato per ore. L’hanno sentito soltanto nel pomeriggio; lui salvo all’ospedale, la moglie sommersa da detriti e fango.

Fiumi in piena, ponti travolti, strade interrotte e treni bloccati ovunque: sulla Cagliari-Iglesias, fra Oristano e Cagliari, sulla Chilivani-Olbia. Decine di famiglie evacuate a Uras e Villacidro. Situazione critica soprattutto in Gallura: i dispersi sono nella zona fra Tempio e Olbia, dove sulla statale che collega le due città a Telti è crollato un ponte. Frana anche a Monte Pino, con automobilisti travolti. Notizie contrastanti su padre e figlio dei quali non si sa più nulla: sono stati visti a Putzolu, frazione di Olbia, mentre cercavano di mettersi in salvo abbandonando l’auto; poi segnalati ancora vicino a Telti proprio mentre lo smottamento di un terrapieno apriva una voragine.

Il torrente Enas ha coperto i binari, a lungo 18 passeggeri sono rimasti imprigionati in una carrozza e infine soccorsi. Proprio a Olbia e sulla costa orientale l’epicentro del tifone: esondazioni dai canali di riflusso al mare, onde di piena, auto travolte e due donne disperse e poi salvate vicino a un sottopasso; allagamenti anche all’ospedale, evacuati gli uffici amministrativi.

«Non è indagata» Cancellieri, il governo conferma la fiducia. Leggi l’articolo a firma di Dino Martirano:

Il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri non è indagata a Torino per le sue telefonate con i familiari di Salvatore Ligresti (arrestato con le figlie per falso nel bilancio della Fonsai), ma la prova più impegnativa per il governo Letta — quella della tenuta politica — arriva domani alla Camera con il voto sulla mozione di sfiducia presentata dal M5S. Il fascicolo senza nomi, dunque, passa per competenza dalla Procura di Torino a quella di Roma, che ora dovrà fare i suoi approfondimenti e poi, semmai saltassero fuori gli estremi dell’abuso d’ufficio, potrà eventualmente investire il Tribunale dei ministri al quale, infine, spetterebbe il compito di chiedere un’autorizzazione a procedere al Senato. La mossa della Procura di Torino, guidata da Gian Carlo Caselli, è stata apprezzata dal Quirinale per la sua «chiarezza» e per il suo «rigore».

Questo percorso, ammesso che venga intrapreso dall’autorità giudiziaria, potrebbe durare mesi. E così ai tempi lunghi si affida Palazzo Chigi che conferma la linea già esposta dal presidente del Consiglio: «Fiducia confermata nel ministro, valuteremo con attenzione se emergeranno fatti nuovi». Di riflesso, da via Arenula il Guardasigilli continua a non smentire le indiscrezioni (pubblicate anche dal Financial Times) che ipotizzano le dimissioni prima del voto di domani.

Stasera l’assemblea dei deputati del Pd deciderà come comportarsi sulla mozione di sfiducia, analoga a quella dei grillini, annunciata da Pippo Civati, che suona come un’aperta sfida ai deputati renziani. Il sindaco di Firenze, infatti, ha auspicato che il ministro si dimetta prima del voto: «Ha sbagliato. E dunque faccia questo passo indietro proprio perché è una persona per bene». In realtà quella di Renzi — che ha sempre detto di adeguarsi alle decisioni del gruppo — sembra una prova di forza per il futuro, quando cioè sarà lui a guidare il partito e a chiedere obbedienza ai gruppi parlamentari. Ma ora l’iniziativa di Civati rischia di rovinare questo piano, sempre che il deputato milanese riesca a mettere insieme le firme necessarie per poter presentare la sua mozione.

Il Pd ribolle. Letta costretto a mediare. Leggi l’articolo a firma di Monica Guerzoni:

L’ora «x» è fissata per le 20.15 e sarà allora che il Pd, nel chiuso di Montecitorio, dovrà decidere la linea sulla Cancellieri. Fiducia o sfiducia? Il partito del premier non ha sciolto la riserva, tanto che Enrico Letta sta pensando di partecipare a una assemblea del gruppo che si annuncia cruciale. «Se tu me lo chiedi non ho alcun problema a metterci la faccia», ha fatto sapere a un Guglielmo Epifani che continuava a prendere tempo.

Nervosismo, preoccupazione, tensione alta. Nel pomeriggio tra i renziani c’era persino chi apriva alla possibilità di votare la mozione di sfiducia dei 5 Stelle. Ipotesi che il braccio destro di Matteo Renzi, Luca Lotti, smentisce con forza: «Votare con i grillini? Non esiste». Ma intanto la mina della sfiducia è sul tavolo e tra Palazzo Chigi e il Nazareno si lavora sodo per disinnescarla. Pippo Civati sta cercando 60 firme per la sua mozione in cui chiede un passo indietro del ministro, e si appella a Renzi e Cuperlo perché si schierino con nettezza. Ma la posizione dei due favoriti alle primarie è più cauta. Il sindaco vuole le dimissioni, però non sembra orientato a strappare: «Il ministro deve lasciare, l’ho detto e lo confermo. Ma se Epifani prende una posizione chiara, io la rispetto». Anche Cuperlo ritiene «pericoloso» arrivare in assemblea senza un accordo e chiede al premier di non scaricare il problema Cancellieri sul Pd. I democratici pressano Letta e il premier rimanda la palla in largo del Nazareno: «Stasera capiremo meglio gli umori del gruppo, alla luce dei chiarimenti di Caselli».

Se Epifani arriva in assemblea senza una proposta su cui votare, si rischia il caos. Aprire le danze senza un’intesa di ferro è rischioso per la tenuta del partito e del governo. «Si deciderà tutti insieme», è la posizione del segretario. E il capogruppo Roberto Speranza è ottimista: «Pensare che il Pd voti contro il premier è inimmaginabile».

“Non temo i pasdaran e gli avvelenatori di pozzi”. La Stampa: Colloquio con il sindaco di Firenze: “Chi perde resta come ho fatto io l’anno scorso”. L’articolo di Federico Geremicca:

Ore 20,45, lunedì sera. Dopo una giornata dura e nervosa, Matteo Renzi è finalmente a casa. L’umore è quello di chi crede di aver superato l’ostacolo più difficile, il voto degli iscritti al Pd: «Diciamo le cose come stanno – annota -: hanno perso la partita: adesso è davvero chiusa». Ma descriverlo in questa serata come un leader sereno e guascone, sarebbe un errore. Il sindaco li chiama “i pasdaran”; o anche “gli avvelenatori di pozzi”. Rivela: «I trattativisti ci chiamano e ci dicono: “ok, avete vinto ma ora calma e prudenza, non pompate il risultato”. E noi, mi creda, faremmo precisamente questo: ma i pasdaran…».

Già, i pasdaran: quelli che ora dicono che la segreteria Renzi potrebbe essere un problema, che molte persone potrebbero non sentirsi rappresentate e andare via, che il sindaco di Firenze – in fondo – non è stato votato da più del 50% degli iscritti al Pd e che la sua legittimazione, dunque, è quel che è. Un tam tam allarmante, e due nomi su tutti: D’Alema e Fassina, perfetti esemplari di pasdaran. «Massimo – dice Renzi – ha scommesso tutto sulla mia sconfitta: mi attacca con qualunque argomento, ha organizzato e continua a organizzare la resistenza. Ma avete visto che toni, però? “Combatteremo palmo a palmo”… La rete lo ha preso in giro: “Ma che fa D’Alema, il vietcong?”. Fassina, invece, è un altro discorso: fa semplicemente ragionamenti stupidi». La polemica del viceministro, insomma, non nasconderebbe secondi fini: mentre D’Alema, avrebbe confidato Renzi ai suoi, «ha il problema di capire se farà di nuovo o no il capolista alle Europee».

Spesa, tagli per 32 miliardi in 3 anni. L’annuncio del governo. E per il commissario Cottarelli le prime misure potrebbero arrivare già a febbraio. L’articolo sulla Stampa di Roberto Giovannini:

Dopo la semibocciatura di Bruxelles ai conti italiani il governo corre ai ripari, e oltre ad accelerare sulle privatizzazioni decide di moltiplicare drasticamente i tagli alla spesa pubblica del piano della spending review gestita dal commissario Carlo Cottarelli. E così, come ha annunciato ieri il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, sono in arrivo tagli per ben 32 miliardi nel triennio 2014-2016. Una somma pari al 2% del Pil di oggi. Un’operazione molto ambiziosa, che per il presidente del Consiglio Enrico Letta dimostra che ora «si cambia verso», puntando al «eliminare gli sprechi per utilizzare nel modo più produttivo le risorse». Perché, dice Letta, «i tagli si devono fare dove è necessario». Non c’è dubbio che l’obiettivo delineato da Cottarelli e Saccomanni è davvero notevole; sarà interessante vedere come reagirà quel grumo di interessi concentrati intorno alla spesa pubblica. Ovviamente, fondamentale sarà il metodo con cui procederà Cottarelli e il suo gruppo di lavoro, e quali saranno le concrete indicazioni sulla spesa pubblica definita «inutile».

Il documento preparato dal commissario è stato trattato ieri dal Comitato interministeriale a Palazzo Chigi. Il governo conta di recuperare già per il prossimo anno circa 1,5 miliardi, una cifra che non è comunque indicata nel dossier Cottarelli in cui si afferma che «in sede politica» va valutata l’opportunità di individuare risparmi «addizionali» per il 2014 e gli anni a seguire. Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ha parlato di «una piena condivisione del piano di lavoro» preparato dal commissario «e del documento di indirizzo che lo accompagna», anche in considerazione del fatto che la revisione della spesa è «un elemento cardine della politica economica del governo». Cottarelli ha poi aggiunto che «ci potranno essere delle cose che anticipiamo e che arriveranno prima della fine di febbraio», quando è previsto il «grosso» delle prime misure per la revisione della spesa.