Mani in tasca e calembour. Il linguaggio di Renzi, Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 marzo 2014 7:20 | Ultimo aggiornamento: 2 marzo 2014 11:12
Mani in tasca e calembour. Il linguaggio di Renzi, Libero

Mani in tasca e calembour. Il linguaggio di Renzi, Libero

ROMA – Niente in Matteo Renzi è lasciato al caso, ha scritto David Alegranti sul Corriere Fiorentino e Libero lo ha rilanciato:

I libri esposti per le telecamere e i fotografi alla Camera (L’arte di correre, di Murakami Haruki), lo scambio di bigliettini con Luigi Di Maio,perfetto per finire su Facebook, le mani in tasca a sottolineare la distanza fra lui e il Palazzo.

Perfino gli errori sono costruiti, inmodo tale che aun certo punto, quando la gaffe vera c’è, non capisci più dove finisce l’in – venzione e dove inizia la realtà. Anche illessico eil frasarioren- ziano sono ormai ben rodati; i due discorsi con cui Renzi ha chiesto la fiducia al Parlamento sono la summa di quello che Renzi ha detto e scritto negli ultimi cinque anni. Comizi, Leopolde, intervi- ste,libri. Unformat,praticamen- te,con la“generazione Erasmus”, Giorgio La Pira, Fatima, la bimba figliadigenitori straniericheparla fiorentino ma non ha la cittadi- nanza italiana e che ormai è la nuova casalinga di Voghera, quel- la del 2030, Don Lorenzo Milani («Ho imparato che il problema deglialtri èugualeal mio.Sortirne tuttiinsieme èpolitica»),Antoine deSaint-Exupéry, conl’accortez – za di citare Terra degli uomini e non il solito Piccolo Principe. Lo storytelling del renzismo è una miscela pop in cui convivono marchi tecnologici, la Apple, Steve Jobs, con la differenza che qui non c’è da stare foolish, ma sereni. E poiChesterton, «ilmondo nonfi- nirà mai per la mancanza di mera- viglie, maper la mancanzadi me- raviglia», una citazione aderente al renzismo come pensiero rever- sibile. «Voglio un partito pensan- te, non pesante»; «voglio un parti- to che non sia terra di conquista per correnti, ma che sappia con- quistare i voti di chi non ci ha vota- to prima». Insomma un po’come i calembourdi EnzoTrantino edei suoi manifesti elettorali: il corag- gio dell’onestà e l’onestà del co- raggio; la forza dell’onore e l’onore della forza. I ragazzi del Msi lo chiamavano, appunto, «pensiero reversibile»e unavoltastamparo- no un manifestogoliardico, con la sua faccia, divenuto celebre: «La presa per ilculo e il culonella pre- sa». E insieme agli slogan e agli scrittori con le maniche di camicia arrotolate, allaBaricco insomma, nella narrazione renziana ci fini- scono personaggi che diventano topoio, sepreferite, jinglepubbli- citari. Alle primarie fiorentine, nei suoi discorsi c’era la signora Gra- zia,unacentenaria cheavevavo- tato per lui e lo minacciava affet- tuosamentediandare acercarloa casa qualora non avesse rispettato le promesse fatte; oggi, fra le figure preferite, c’è l’Insegnante, conlaI maiuscola, che nessuno rispetta più,perché, diceRenzi, stiamovi- vendo una «crisi economica, fi- nanziaria, occupazionale, certo, ma anche crisi di un modello di valori». Adesso peròsono arrivati i sindaci al governo. Nella dicoto- mia renziana «Noi/Loro», dove il «noi»è rappresentatodachi nonè stato nel Palazzo, da chi non ha fatto il parlamentare, e «loro» in- vece sono quelli che stanno lì da vent’anni, sono gli amministrato- ri locali, quelli che stanno sul miti- co «territorio», a impegnarsi peda- gogicamente perché ciò non ac- cada più. «Fare politica – ripete spesso Renzi con una frase che è stata presapoi daMaurizio Croz- za per farne l’imitazione – non è solo fare qualcosa ma anche, tal- volta, dare del tu al dolore». Certo, però, per risolvere i problemi bi- sogna fare #coseconcrete, come dice il segretario del Pd in maniera martellante, con l’hashtag anche quando non è su Twitter. Nel frasario renziano abbonda- no l’aggettivo«bello» eilsostanti- vo «bellezza». È ottimo perché non è troppo impegnativo; non definisce con precisione, è generi- co e va bene un po’per tutto, tipo il puffare dei Puffi. I professori di scuola, da giovani, ci dicevano sempre di avere un vocabolario ricco. Perché magari qualcosa che è bello può essere anche affasci- nante, profondo, abbagliante, stratosferico, fulminante, spiaz- zante. Bello, no?