Manovra, caso Maradona, Datagate: rassegna stampa e prime pagine

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Ottobre 2013 9:26 | Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre 2013 9:26
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La prima pagina de La Stampa

ROMA – «Anche l’Italia spiata dagli Usa». Il Corriere della Sera: “Telefonate, sms, email controllate dagli Stati Uniti, per motivi di sicurezza nazionale, non soltanto in Francia, ma anche in Italia. La conferma è arrivata al Comitato parlamentare di controllo sui Servizi segreti, che ora chiede chiarimenti al governo.”

Il Pdl va all’attacco delle spese inutili. Taglio per Province e 250 piccoli ospedali. L’articolo a firma di Mario Sensini:

“Daniele Capezzone, presidente della Commissione Finanze della Camera, lealista Pdl, non ha dubbi. «La legge di Stabilità in Parlamento va riscritta» dice, tuonando contro «l’Imu che torna sotto falso nome». Anche i più moderati del partito hanno in mente una profonda rivisitazione della legge di bilancio del prossimo anno. Dal seminario della Fondazione Magna Charta di ieri, dagli interventi di Maurizio Sacconi e Gianfranco Polillo, è uscita una sentenza di condanna quasi senza appello. La manovra piace poco anche alla base del Pd, nonostante il vertice del partito, con qualche imbarazzo di fronte all’annunciato sciopero generale dei sindacati, si sforzi di mantenere moderazione nei giudizi. E preoccupa decisamente il drappello un po’ spaesato dei parlamentari di Scelta civica, già tormentato dalle vicende politiche interne. Il cammino della legge di Stabilità in Parlamento, che oggi debutta nell’Aula del Senato con il primo esame di ammissibilità, non si preannuncia affatto facile.

Il centrodestra chiede una manovra molto più coraggiosa e ambiziosa di quella, assai prudente, impostata da Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni. Il premier ed il ministro dell’Economia hanno preferito non attribuire un gettito specifico alle misure per il rientro dei capitali dall’estero, alla rivalutazione delle quote delle banche nel capitale di Bankitalia, ma secondo buona parte del PdL non è proprio il caso di usare tanta precauzione. Quelle misure portano gettito, tanto vale «quotarlo» e utilizzarlo, per esempio per ampliare gli sgravi a favore dei lavoratori e delle imprese. Oppure per ridurre il peso delle imposte sulla casa, che dopo la riforma prevista dalla legge di Stabilità, come dice Capezzone, «rischiano di essere più alte di prima».”

Renzi sfida il Pd: ora basta reduci gloriosi. L’articolo a pagina 10 del Corriere della Sera:

“Con diversi giorni di ritardo rispetto alla data fissata sono uscite, sul sito del Pd, le mozioni congressuali dei quattro candidati alla segreteria del partito. Ognuno di loro con lo stile che gli appartiene, senza smentirsi. Pane al pane e vino al vino, Matteo Renzi, che non si perde in giri di parole diplomatici: «Vogliamo cambiare radicalmente non solo il gruppo dirigente che ha prodotto questa sconfitta, ma anche e soprattutto le idee che non hanno funzionato». Le «larghe intese sono una faticosa eccezione non la regola». Perciò il Pd si deve presentare come «il custode del bipolarismo» e dell’alternanza, facendo la «prima mossa sulla legge elettorale».

Ma per andare avanti, per pensare di vincere, bisogna partire dalla «lettura sincera delle cause» della sconfitta. Non per «attribuire pagelle», «più banalmente perché non accada di nuovo». E proprio per evitare di farsi male, specialità del Pd, bisogna cercare i voti oltre il solito recinto: «Vuoi anche i voti del centrodestra? — scrive Renzi — Sì. E vuoi i voti di Grillo? Assolutamente sì. Non è uno scandalo, è logica. Se non si ottengono i voti di coloro che non hanno votato il Partito democratico alle precedenti elezioni, si perde». Insomma, non si può parlare solo «ai gloriosi reduci di lunghe stagioni del passato. Vogliamo parlare a chi c’era e coinvolgerlo. Ma anche a chi non c’era».

Nel suo documento il sindaco torna a chiedere la rottamazione delle correnti e a proporre un Pd fatto di amministratori, circoli e deputati. Ma ciò che più preme a Renzi è ciò che il Pd può fare per l’Italia, un Paese al quale «serve una rivoluzione radicale», che parta dalla scuola, che passi per la riforma del fisco, per le nuove tecnologie e per i giovani. E, ancora, bisogna semplificare «le regole del gioco: sono troppe duemila norme, con dodici riviste di diritto del lavoro, con un numero di sindacati che non ha uguale in nessun paese occidentale». E Renzi annuncia un piano per il lavoro per i giovani da presentare alla vigilia del prossimo primo maggio. Infine, il sindaco ribadisce la necessità di battere i pugni in Europa per superare il vincolo «anacronistico» del 3 per cento. C’è tutta la forza del ciclone Renzi in quella mozione, ma c’è anche una paura: «Tutti quelli che dicono che questo congresso ha un risultato già scontato vogliono allontanare la nostra arma più preziosa: la partecipazione».”

Gestaccio anti fisco da Fazio Tutti contro Maradona. L’articolo a firma di Giovanna Cavalli:

Quel braccio de dios che fa il segno dell’ombrello all’indirizzo del fisco italiano forse non diventerà un’icona, come la mano furtiva che segnò il gol all’Inghilterra. Intanto però il gesto universale benché non raffinatissimo di Diego Armando Maradona in diretta a Che Tempo che Fa ha creato altrettanto scandalo.

«Non mi è piaciuto per niente», ha detto il premier Enrico Letta. «Chi paga le tasse va rispettato e sono gli italiani onesti, mentre in molti, come Maradona, fanno il gesto dell’ombrello». I primo a risentirsi era stato il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, Pd, catalogandolo come un comportamento «da miserabile» e augurandosi «che venga perseguito con grande determinazione». Si è offesa Equitalia – che al campione argentino chiede 39 milioni di euro, di cui 33 solo di arretrati – per quel “tié” arrivato via servizio pubblico. «E’ assurdo che si possa consentire a Maradona di fare il gesto dell’ombrello in una tv pagata da tutti quei contribuenti che non evadono le tasse».

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Nel frattempo gli ispettori, che gli avevano notificato la cartella esattoriale appena rimesso piede in Italia, stanno verificando se vi siano compensi da pignorare. Si è indignato Renato Brunetta, capogruppo Pdl alla Camera, con il pibe de oro «elevato a testimonial dell’evasione fiscale» ma ancora di più con Fabio Fazio «che gli ha approntato il palcoscenico, lasciando che il pubblico gli tributasse un’ovazione per quell’atto di volgare offesa, che irride la legge e gli italiani onesti». Più clemente Gaetano Quagliariello, ministro per le Riforme e tifoso napoletano: «A Diego dovrei dare un cartellino giallo, non si istiga all’evasione. Ma l’ho guardato con un lieve sorriso e la benevolenza per i tanti anni di felicità che ci ha regalato».

Sciopero contro la manovra. Letta bacchetta i sindacati. La Stampa: “Sciopero nazionale di 4 ore contro la manovra: questa la risposta di Cgil, Cisl e Uil alla legge di Stabilità. Letta bacchetta i sindacati: decisione precipitosa. Per il presidente di Confindustria ci sono «ampi spazi di miglioramento», purché in Aula «non saltino fuori le solite porcate».”

Manovra al via: ecco la lista dei tagli. L’articolo a firma di Roberto Giovanninii:

“Finalmente il testo definitivo c’è: l’articolato con le tabelle della Legge di Stabilità è stato consegnato al Quirinale e al Parlamento. Adesso inizia l’iter del provvedimento, e non c’è dubbio che la norma subirà dei cambiamenti. Se i partiti di maggioranza sapranno dove trovare le risorse, potranno essere anche modifiche importanti. La prima voce che certamente sarà esaminata è quella del taglio del cuneo fiscale, che attualmente sul versante dei lavoratori pesa per solo 1,5 miliardi nel 2014 e per 1 a favore delle imprese. L’intenzione è quella di almeno raddoppiare il bonus, e in ogni caso di concentrarlo sui redditi medio-bassi. Tra le altre novità, spuntano 600 milioni per il finanziamento della Cig «in deroga» per il 2014, oltre a 90 milioni per i contratti di solidarietà. Sembra decisamente aperto anche il fronte del fisco per la casa. Nella manovra, tra l’altro, si ripristina l’Irpef sulla rendita catastale delle abitazioni sfitte: ma il vero nodo sarà quello della Tasi, che per le prime case peserà 3,7 miliardi di euro. Sulla carta c’è un risparmio rispetto alla situazione precedente, ma solo se i Comuni non andranno oltre l’aliquota minima dell’1 per mille.”

L’ira della Francia “Spiati dagli Usa come Siria o Iran”. L’articolo a firma di Alberto Mattioli:

Tutta la Francia minuto per minuto. Se i francesi pensavano di essere al riparo dal Grande fratello della Nsa, la National Security Agency americana, le rivelazioni di «Le Monde» hanno tolto loro ogni illusione. Lo scandalo Prism si allarga inarrestabile e anche la Francia finisce nel lungo elenco degli intercettati. È l’ennesima rivelazione del pentito dello spionaggio elettronico made in Usa, Edward Snowden (attualmente in autoesilio in Russia), via Glenn Greenwald, l’ex avvocato che custodisce (a Rio de Janeiro) i suoi segreti. E fra Parigi e Washington è subito crisi diplomatica.

Fra le migliaia di documenti sottratti da Snowden c’è un grafico che dimostra l’enorme dimensione dello spionaggio americano in Francia: in meno di un mese, dal 10 dicembre 2012 all’8 gennaio 2013, la Nsa ha registrato 70,3 milioni di telefonate, sms o mail. Si parla di una media di 3 milioni di intercettazioni al giorno, con punte di 7 alla vigilia di Natale (tutti auguri?). Gli ascolti erano condotti attraverso i cavi per telecomunicazioni. Ma l’alibi della lotta anti-terrorismo fa acqua, perché fra gli spiati ci sono anche personalità del mondo degli affari, della politica o dell’amministrazione francesi, privati cittadini e non solo pubblici poteri. Un interesse tutto particolare la Nsa l’ha dedicato a Wanadoo, ora parte di Orange.fr (ma 4,5 milioni di francesi hanno ancora indirizzi mail @wanadoo.fr) e Alcatel-Lucent, la società franco-americana specializzata, fra l’altro, nella posa dei cavi sottomarini per telecomunicazioni.

Fin qui lo scoop di «Le Monde». Il resto è la reazione sdegnata dei francesi (e dei messicani, che hanno scoperto nello stesso momento che la Nsa leggeva le e-mail di due loro Presidenti, l’attuale Enrico Peña Nieto e il predecessore, Felipe Calderón). A Parigi è stato un crescendo d’indignazione bipartisan, non solo per le spiate, ma perché lo spiato è «il più antico alleato degli Stati Uniti», come l’ha definito di recente il segretario di Stato John Kerry. Il ministro degli Interni, Manuel Valls, si dice «scioccato». Idem il premier Jean-Marc Ayrault: «È inverosimile che un alleato come gli Stati Uniti possa spingersi fino al punto di spiare comunicazioni private che non hanno alcuna giustificazione strategica né di difesa nazionale».