Marco Pantani, il mistero del lavandino spostato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 ottobre 2014 9:26 | Ultimo aggiornamento: 15 ottobre 2014 9:26
Marco Pantani, il mistero del lavandino spostato

Un frame dal video girato dalla Polizia nel residence in cui fu ritrovato privo di vita Pantani

ROMA – Un nuovo capitolo nel caso legato alla morte di Marco Pantani. Il video di 51 minuti, con evidenti salti temporali (nell’arco di tre ore totali), girato dalla Polizia nel residence in cui fu ritrovato privo di vita il corpo del ciclista, è infatti finito sotto perizia.

Scrive Francesco Ceniti sulla Gazzetta dello Sport:

«La scena non potrò mai dimenticarla: appena entrato nell’appartamento occupato da Pantani c’era il lavandino al centro della stanza… Una cosa incredibile, poi ho visto tutto il resto e il povero Marco…».

Tenete bene a mente questo verbale: rischia seriamente di portare ai primi indagati della nuova inchiesta sulla morte del Pirata. La scena raccontata non lascia molti margini di manovra. La testimonianza chiave è stata resa a inizio settimana da una persona informata sui fatti. Una delle prime a entrare nell’appartamento D5 del residence Le Rose a Rimini. Siamo intorno alle 20.30, molti minuti prima dell’arrivo di medici e polizia. La presenza del lavandino smontato dal bagno e posizionato in mezzo alla stanza si configurerebbe come un’alterazione dei luoghi. Perché il lavandino in tutti gli atti ufficiali è al suo posto, come nel video girato dalla polizia scientifica dalle 23 in poi del 14 febbraio. Insomma, chi ha spostato il lavandino e soprattutto perché?

Certo, qualcuno potrebbe sostenere che il testimone racconti il falso o ricordi male. La prima ipotesi è alquanto poco credibile: quale motivo avrebbe avuto una persona che aveva un alibi di ferro e non è mai stato indagato a esporsi in questo modo? Quanto alla memoria, c’è da raccontare un particolare: nel 2004 questo stesso testimone era stato ascoltato, ma non aveva fatto menzione al lavandino. Come mai? E’ la stessa domanda posta nell’interrogatorio di lunedì (durato 30 minuti) dalla polizia giudiziaria delegata dal procuratore Giovagnoli. La risposta è stata disarmante: «Nessuno me lo aveva chiesto».

A chiederlo per primo è stato l’avvocato Antonio De Rensis, legale della famiglia Pantani, nel corso delle indagini difensive svolte nei mesi scorsi. Lì il lavandino è uscito per la prima volta. Uno dei punti forti dell’esposto era proprio questa testimonianza. La Procura ha fatto il resto: chiedendo conferma. E la conferma è arrivata, senza esitazioni: «Il lavandino era al centro della stanza, come si fa a dimenticarlo». Già, come si fa?

La stanza di Pantani è stata trovata a soqquadro, con molte cose messe fuori posto. «Un disordine ordinato» lo ha definito il professor Avato nella perizia contenuta nell’esposto. Come a dire: una messinscena per coprire quello che era realmente accaduto nella stanza. Per l’inchiesta del 2004 le cose andarono diversamente: quel caos era stato provocato da Pantani nel delirio da overdose di cocaina che lo avrebbe condotto alla morte. E quindi in preda a questo delirio se la sarebbe presa con qualunque cosa, fino a smontare un lavandino a mani nude senza farsi neppure un graffio! Perché per la versione ufficiale nessuno entra nella stanza del Pirata. E quindi alle 20.30, quando il testimone vede il lavandino, può essere stato solo Pantani a metterlo lì. Poi torna al suo posto, misteriosamente. Come mai? Forse chi è arrivato dopo si è reso conto che non poteva reggere la tesi di un lavandino smontato a mani nude? E allora si rimette in fretta al suo posto prima d’iniziare il sopralluogo ufficiale? (…)

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