Marco Tardelli: “Italia: non trattò con le Br, ora tratta con Genny ‘a carogna”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Maggio 2014 12:57 | Ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2014 12:57
Marco Tardelli: "Italia: non trattò con le Br, ora tratta con Genny 'a carogna"

Marco Tardelli: “Italia: non trattò con le Br, ora tratta con Genny ‘a carogna”

ROMA –  Marco Tardelli, che fu campione della Juventus e della Nazionale di calcio, è indignato:

“Ai politici in tribuna vorrei chiedere: ma quando avete visto parlare Hamsik con quel tipo appollaiato sulla curva, non avete pensato di scendere in campo o andar definitivamente fuori dai coglioni? Via dallo stadio, da un posto ormai irrimediabilmente trasformato in arena, in cui si chiedeva il permesso per giocare a un capo ultrà e in cui si fischiava ripetutamente l’inno nazionale?”.

Sono parole pesanti quelle che Malcom Pagani ha registrato sul Fatto

Marco Tardelli, ricorda  Pagani, è stato

“l’uomo che emozionò [il presidente della Repubblica Sandro] Pertini a Madrid e vide da testimone oculare la notte dell’Heysel”.

Ora, dopo lo spettacolo che ha preceduto Fiorentina-Napoli allo stadio Olimpico di Roma, Marco Tardelli sbotta:

“E basta di dire che va tutto bene e che quello che è accaduto l’altra sera non ha nulla a che vedere con il calcio. La dinamica della sparatoria non è chiara e forse l’episodio è un regolamento di conti, ma è evidente che sono storie che nascono ai margini di un mondo che va completamente riformato. Ci vogliono leggi durissime. Io sono in Inghilterra, a Londra. Qui hanno sconfitto gli hooligans. Ieri sera parlavano degli italiani e ci dicevano ‘animali’. Non riuscivo a dargli torto. Dentro e fuori dall’Olimpico c’erano gli animali. E con gli animali selvatici non si è gentili. Non si tratta. Ci si difende”.

Affiorano ricordi di una Italia che una propaganda di parte ci ha spinto a considerare peggiore, ma che nelle parole di Marco Tardelli giganteggia nel confronto con l’oggi:

“In Italia non si è trattato neanche con le Brigate Rosse. Come si possa scendere a patti con i capi della curva mi rimane incomprensibile. Marco Tardelli non si capacita:

“Il presidente di una delle più importanti società italiane permette al suo capitano, Hamsik, di andare a parlare con un ceffo che ha una maglietta che incita all’assassino di un poliziotto. Ma le sembra possibile? Ma De Laurentiis non ha niente da dire in merito? La verità è che in Italia nessuno fa niente. Non si muove una foglia. La politica prende le distanze, passano due ore e si ricomincia sempre da capo.

In tribuna c’era molta politica.

“Mi pare che il Presidente del Senato, Grasso, non abbia detto cose eclatanti né fatto la scelta giusta. Di fronte a quello scempio avrebbe dovuto andarsene immediatamente e si è mostrato debole. Scrivere che si sarebbe voluto essere altrove su un social network non equivale a lasciare la propria poltrona. Il teatro per marcare le distanze e dare l’esempio c’era. È mancato il coraggio”.

Prosegue:

“Dopo anni di ragionamenti sulla violenza negli stadi e poi siamo sempre a chiederci come fanno i petardi a superare i controlli. Sabato a Roma c’era un’atmosfera tremenda, un’insopportabile aria di ricatto. Ecco, il pallone è ricattato da persone che hanno interessi economici radicati. Bisogna iniziare a colpire quelli, togliere ai teppisti la base d’approvigionamento, reagire con l’esclusione alla radice. Altrimenti non se ne esce”.