Marco Travaglio: amici di Mafia non sono Guzzanti e Fedez ma…

Pubblicato il 11 ottobre 2014 7:55 | Ultimo aggiornamento: 11 ottobre 2014 7:55
Marco Travaglio: amici di Mafia non sono Guzzanti e Fedez ma...

Marco Travaglio: i veri amici della Mafia sono…

ROMA – Marco Travaglio non ha peli sulla lingua e nell’editoriale dell’11 ottobre 2014 sentenzia che c’è chi vorrebbe

“far credere che gli amici della mafia sono Sabina Guzzanti, rea di aver immortalato i loro crimini politici in un bel film e in un tweet provocatorio sui diritti negati a Riina e Bagarella; e il rapper Fedez, che ha osato scrivere un brano per la festa dei 5Stelle in cui si permette di cantare “Caro Napolitano, te lo dico con il cuore: o vai a testimoniare oppure passi il testimone” ed è stato subito accusato da alcuni fascistelli pidini di vilipendio del capo dello Stato, con inviti a Sky perchè venga epurato da X Factor”.

E conclude:

“Vergognatevi, se ancora sapete cos’è la vergogna: fate schifo”.

Chi sono invece quelli che in Italia meritano la scomunica e l’anatema di Marco Travaglio? L’elenco è denso e lungo:

“Negli ultimi 22 anni centrodestra e/o centrosinistra hanno, nell’ordine: stipulato un patto con Cosa Nostra per metterle in mano lo Stato in cambio della sospensione delle stragi e del sacrificio di Paolo Borsellino e di decine di altri innocenti sterminati o feriti a Palermo, Firenze, Milano e Roma, trafficando poi indefessamente ai massimi livelli istituzionali per coprire tutto e depistare le indagini;

abolito la “legge Falcone” antimafia che prevedeva l’arresto obbligatorio in flagrante per i falsi testimoni; abrogato l’obbligo di custodia cautelare per gli indagati di mafia;

accorciato la custodia cautelare per gli imputati di mafia, facendone scarcerare a centinaia per decorrenza dei termini;

chiuso le supercarceri di Pianosa e Asinara, simboli del 41-bis;

trasformato il 41-bis in una burletta; abolito l’ergastolo anche per le stragi di mafia;

varato tre scudi fiscali (l’ultimo con la firma di Giorgio Napolitano) regalando ai mafiosi un canale di riciclaggio di Stato per ripulire i loro soldi sporchi a costi di saldo (un pizzo del 2,5% e poi del 5%) e in forma anonima;

cancellato (su proposta di Napolitano) la legge Falcone sui pentiti, che infatti prima erano migliaia e dal 2000 si contano sulle dita della mano di un monco;

screditato e attaccato i pentiti che facevano nomi eccellenti e i pm che indagavano sulla mafia e sui suoi complici;

promosso capo del Ros e direttore del Sisde il generale Mori, protagonista della mancata perquisizione del covo di Riina e delle mancate catture di Bagarella e Provenzano, nonché del Protocollo Farfalla per legittimare i traffici dei servizi nelle celle dei mafiosi;

approvato una legge sul voto di scambio che riduce le pene della legge precedente e rende impunibili i politici che comprano voti dai mafiosi;

riempito di buchi il nuovo reato di autoriciclaggio che consentirebbe finalmente di recuperare miliardi di soldi sporchi parcheggiati in Svizzera anche dai mafiosi;

promosso alle massime cariche dello Stato i politici che hanno mentito o taciuto su quanto sapevano della trattativa, perseguitando invece quei pochi servitori dello Stato che quell’immondo negoziato svelavano, ostacolavano o investigavano;

attaccato e poi abbandonato alla più totale solitudine magistrati come Di Matteo, condannato a morte da Riina, e Scarpinato, bersaglio quasi quotidiano di minacce e avvertimenti di stampo istituzionale;

protetto con silenzi vili e addirittura esaltato con servi encomi i maneggi del Quirinale per far avocare le indagini della Procura di Palermo sulla trattativa su richiesta dell’attuale imputato Mancino;

esercitato pressioni indicibili sulla Corte d’Assise di Palermo perché negasse a Riina, Bagarella e Mancino il sacrosanto diritto di presenziare all’udienza del loro processo che si terrà al Quirinale il 28 ottobre per la testimonianza di Napolitano, diritto che verrebbe riconosciuto persino a Guantanamo financo ad Hannibal The Cannibal e la cui negazione mette il processo sulla trattativa a rischio di nullità assoluta in base alla Costituzione, al Codice di procedura, alla giurisprudenza della Cassazione e della Corte europea dei diritti dell’uomo;

fatti inciuci e addirittura riforma costituzionali con Berlusconi, che affidò la propria sicurezza a un boss travestito da stalliere e per 20 anni finanziò Cosa Nostra, e con gli altri amici di Dell’Utri, per quasi 30 anni al servizio di Cosa Nostra, dunque condannato a 7 anni e ora detenuto nel carcere di Parma accanto a Riina.

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