Marco Travaglio: “Berlusconi è illegale di per sé”, vada in carcere

Pubblicato il 3 Maggio 2014 9:46 | Ultimo aggiornamento: 3 Maggio 2014 9:46
Marco Travaglio: "Berlusconi è illegale di per sé", vada in carcere

Marco Travaglio e Berlusconi: dallo studio tv al carcere

Berlusconi è “Il fuorilegge”, secondo Marco Travaglio, che lo vorrebbe decisamente in carcere ma anche decisamente no, perché far finire in cella Berlusconi in piena campagna elettorale per le europee sarebbe regalargli un pacco di voti. Alla fine prevale in Marco Travaglio un valore assoluto:

“Berlusconi è illegale di per sé”.
Conseguenza immediata, monito per Matteo Renzi e tutti quelli che si piegano a una riforma che nessuno in Italia riesce a capire:
Berlusconi “la Costituzione non deve toccarla neppure con una canna da pesca”.

Marco Travaglio parte dall’appello

di MicroMega al Tribunale di Sorveglianza di Milano perché spedisca il pregiudicato Berlusconi ai domiciliari, revocandogli l’affidamento ai servizi sociali prima che li trasformi nella solita pagliacciata elettorale, è sacrosanto. Almeno dal punto di vista giuridico.

Come ricordano Paolo Flores d’Arcais e gli altri firmatari, la legge penitenziaria consente i servizi sociali in alternativa al carcere solo se “contribuiscono alla rieducazione del reo”. Il quale dunque dovrebbe dare qualche segno tangibile di ravvedimento.
I giudici di Milano si sono regolati come sempre in casi simili (e non solo per Berlusconi): siccome i servizi sociali, quando la pena da scontare è inferiore ai 3 anni, non si negano praticamente a nessuno, hanno desunto la “volontà di emenda” dal fatto che Berlusconi, dopo la condanna, ha rifuso il danno di 10 milioni di euro e le spese processuali all’Agenzia delle Entrate, cioè alla vittima delle sue frodi fiscali.
Ma quelli erano obblighi di legge a cui non poteva sottrarsi, e con la volontà di ravvedersi non c’entrano nulla. Si sperava almeno – così come gli avevano intimato i giudici, senza affatto violare la sua libertà di espressione, trattandosi di un detenuto vincolato da precisi obblighi – che si astenesse dall’insultare la magistratura e dal rinnegare la sua sentenza.
Invece Berlusconi non perde occasione per parlare di “golpe giudiziario”, dunque che speranze ci sono che le sue visite settimanali ai malati di Alzheimer dell’ospizio Sacra Famiglia di Cesano Boscone contribuiscano a rieducarlo? Zero.
Uno normale, al posto suo, sarebbe già stato spedito in galera. Già, perché l’alternativa al servizio sociale, dopo la decisione del Tribunale di sorveglianza, non sono i domiciliari. Ma il carcere. Almeno in prima battuta
Soltanto dalla cella Berlusconi, tramite i suoi legali, potrebbe avanzare istanza di domiciliari. E solo allora il tribunale tornerebbe a riunirsi per accordarglieli o tenerlo dentro. Berlusconi lo sa benissimo, e provoca ogni giorno i magistrati proprio perché è lì che vuole portarli: a sbatterlo in gattabuia alla vigilia delle elezioni, per riconquistare il centro della scena, allestire l’apoteosi del suo spettacolino vittimistico, trasformare la campagna elettorale europea nel solito Giudizio di Dio pro o contro se stesso e oscurare gli annunci di Renzi e la propaganda di Grillo che comunque riguardano problemi concreti (l’euro, il lavoro, le tasse, le banche) sui quali lui non ha più nulla da dire.
Ancora una volta i giudici sono costretti a snaturarsi e ad assumersi responsabilità che spetterebbero ad altri. Se applicano la legge alla lettera, non c’è dubbio che l’unico servizio sociale che Berlusconi può utilmente prestare è andare in galera e restarci per poco meno di un anno; ma così gli fanno un gran favore, regalandogli gratis una campagna elettorale che, senza manette, non comincerebbe neppure per mancanza di argomenti, e lo salvano dall’ennesima batosta.
Se invece si pongono il problema dell’inopportunità politica di un arresto a pochi giorni dalle urne e lo lasciano a piede libero, fra una visita a Cesano Boscone e una riforma della Costituzione, cioè non lo trattano come un condannato qualsiasi, violano la Costituzione e sferrano un altro colpo mortale alla credibilità della Giustizia. Autorizzando tutti a pensare che la legge non è uguale per tutti e che la frode fiscale, quando la commettono i “signori”, è una quisquilia da “furbetti”.
Lo stesso contrasto fra Legge e opportunità politica si sta consumando a proposito della par condicio televisiva: la norma del 2000 impone alle tv di dare accesso ai candidati alle elezioni, non ai leader incandidabili e privi del diritto di voto attivo e passivo. Ma se qualcuno provasse a tener fuori Berlusconi da uno studio tv gli regalerebbe un bavaglio d’oro da sventolare in campagna elettorale.
Si spera che qualcuno, dinanzi a questa indecenza, alzi lo sguardo oltre le contingenze quotidiane e riconosca finalmente che Berlusconi è illegale di per sé.
Dunque, tanto per cominciare, la Costituzione non deve toccarla neppure con una canna da pesca.