Marco Travaglio: c’è Mattarella, diritti dei pensionati tutelati, ecco perché

a cura di Sergio Carli
Pubblicato il 10 Maggio 2015 9:11 | Ultimo aggiornamento: 10 Maggio 2015 9:11
Marco Travaglio: c'è Mattarella, diritti dei pensionati tutelati, ecco perché

Marco Travaglio: c’è Mattarella, diritti dei pensionati tutelati, ecco perché

ROMA – Marco Travaglio sogna che l’Italia sarebbe diversa se al posto di Giorgio Napolitano nel 2013 fosse stato eletto Presidente della Repubblica Stefano Rodotà. Visto il disastro della legge sulla privacy, parto di Rodotà. c’è da dubitarne; per non parlare della vanità, altro elemento che rende una figura pubblica poco garantita. In ogni caso non è andata così e ora Presidente della Repubblica c’è Sergio Mattarella, persona schiva e concreta, uno dei pochi, nella storia d’Italia, a dimettersi da ministro per difendere un principio, di cui Marco Travaglio dice un gran bene: è

“un presidente-arbitro”, effetto “dell’uscita di scena di Napolitano, che da semplice senatore a vita continua a tentare interferenze come se fosse presidente, ma per fortuna nessuno gli dà più retta. È come se il suo addio avesse improvvisamente scongelato un sistema che per nove lunghi anni era rimasto ibernato come un sofficino Findus nei freezer del Quirinale. Il Pd prendeva ordini da lui, lo stesso Renzi non poteva muovere un passo senza prima concordarlo con lui, la Corte Costituzionale era diventata il suo braccio armato (anzi Amato), i costituzionalisti dovevano escogitare le scuse più imbarazzanti per giustificare le sue mosse e le sue“riforme”, e i giornaloni allinearsi ai suoi ordini superiori”.

Ora è accaduto invece che la Corte Costituzionale si sia schierata dalla parte dei pensionati, nonostante nei suoi ranghi sia entrato Giuliano Amato, che infatti non ne faceva ancora parte, ma ne faceva parte Mattarella, quando fu bocciato il contributo di solidarietà sulle pensioni più alte. Questa volta, la Corte Costituzionale

“ha cassato la legge Fornero senza curarsi –com’è giusto e doveroso che sia –delle conseguenze politiche, con una sentenza clamorosa e dirompente firmata dalla giudice Silvana Sciarra, da poco designata da una felice alleanza Pd-5Stelle: una sentenza che ha spaccato in metà la Corte se è vero quello che hanno scritto alcuni giornali (mai smentiti) sul durissimo scontro tra i sostenitori dell’illegittimità della norma rapina-pensionati e la fazione che invece voleva darle il via libera, capitanata dall’ultimo parto di Re Giorgio, cioè Giuliano Amato”.

Il “presidente-arbitro” Sergio Mattarella, mette le mani avanti Marco Travaglio,

“naturalmente può commettere errori (e secondo noi firmare l’Italicum lo è stato), ma evita di impicciarsi nelle faccende di competenza governativa e parlamentare. Non lascia trasparire i suoi orientamenti mentre la politica decide e solo alla fine, quando le leggi giungono sul suo tavolo, decide se promulgarle o bocciarle. Fine della “immoral suasion” che aveva stravolto il corretto rapporto fra poteri. Con Napolitano, ben difficilmente la minoranza del Pd avrebbe osato votare contro l’Italicum: se ne avesse avuta la tentazione, si sarebbe sorbita l’immediato monito di re Giorgio a sostegno delle riforme e del governo in nome della stabilità (infatti,quando c’era lui, e l’Italicum era ancora peggio della versione finale, i pidini antirenziani l’avevano approvato due volte).

Idem per il caso Lupi: ai tempi di Napolitano, i ministri Alfano e Cancellieri erano stati coinvolti in scandali (Shalabayeva e Ligresti) ben più gravi di quello che ha costretto il ministro Lupi alle dimissioni per i favoritismi al figlio: ma erano stati puntualmente salvati dai soliti inter-venti a gamba tesa del presuntoarbitro che si era messo a giocare con una squadra contro l’altra. E avevano conservato la poltrona. Mattarella invece ha lasciato Lupi al suo destino.

Anche la magistratura, intimidita per anni dalle reprimende quirinalizie e dalle inaudite pressioni sulle Procure di Palermo e di Milano, ha ricominciato a respirare. Non a Milano, dove ilprocuratore Bruti Liberati è rimasto intonso dal caso Robledo e ha addirittura ottenuto dal Csm la brutale estromissione del suo aggiunto, e continua a regnare una strana Pax Expo. Ma in molte altre Procure si lavora con più serenità, dopo che il nuovo Presidente è tornato a difendere i magistrati e a denunciare la corruzione come la prima emergenza, anziché usare il Csm come bastone e per ammorbidire le inchieste su tangenti, mafia e politica.

E tutto questo accade semplicemente perché, al posto di Napolitano, è arrivato non Che Guevara, ma Mattarella. Figuriamoci come sarebbe cambiata l’Italia se nel 2013 il Pd avesse fatto ciò che gli chiedeva la stragrande maggioranza dei suoi elettori: eleggere Stefano Rodotà per applicare finalmente la Costituzione e la volontà popolare, anziché stravolgerle entrambe. Invece del debolissimoe paralizzatissimo governo dilarghe intese, quello di Letta, ne avremmo avuto uno magari provvisorio, magari di scopo, appoggiato dai due partiti vincitori delle elezioni: Pd (con Sel)e M5S.

I quali, non dovendo riscrivere la legge elettorale con Berlusconi, avrebbero prodotto qualcosa di meglio dell’Italicum (anche perché peggio era impossibile fare). E forse non avrebbero spianato la strada a Renzi, o almeno Renzi sarebbe premier ma non avrebbe intorno a sé il deserto. Nel frattempo Berlusconi, tagliato fuori da tutti i giochi, avrebbe dovuto farsi da parte e dall’opposizione il centrodestra avrebbe potuto riorganizzarsi su basi e leader nuovi. Insomma, oggi avremmo magari una politica quasi normale e una legge elettorale quasi normale.Ma forse qualcuno –che decide sempre al posto nostro – ha deciso che noi la normalità non ce la possiamo permettere.

Se la normalità di Travaglio è quella di Rodotà e di Beppe Grillo, meglio che sia andata così. Per fortuna è vero, come scrive Marco Travaglio in premessa,

“che la storia non si fa con i se”.

Per uno scherzo del destino e probabilmente per un errore di Matteo Renzi, che non lo avrebbe voluto al Quirinale ma probabilmente ne evocò il nome solo per ammorbidire Berlusconi, perdendo poi il controllo della situazione, abbiamo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Teniamocelo stretto.