Marco Travaglio: ddl Concorrenza, regalo per le assicurazioni

Pubblicato il 22 febbraio 2015 8:53 | Ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2015 8:53
Marco Travaglio: ddl Concorrenza, regalo per le assicurazioni

Matteo Renzi presenta il ddl Concorrenza, che non piace a Marco Travaglio. Con lui, nella foto Ansa, sono i ministri Giuliano Poletti e Federica Guidi

ROMA – Le ultime norme varate dal Governo di Matteo Renzi sulla Rc Auto presentano una “straordinaria somiglianza” con “le pressanti richieste dell’ Ania, l’associazione assicuratori”, sbotta Marco Travaglio nel suo editoriale di domenica 22 febbraio 2015. Sul Fatto, ricorda Marco Travaglio che ne è il direttore, Marco Palombi

“documenta da due giorni come il Ddl-ossimoro “Concorrenza”, che taglia fino al 50% i risarcimenti per i morti e i feriti sulla strada, sia un regalo alla nota lobby da far impallidire quelli dell’Ufficio Omaggi Rai. Ci aveva già provato Letta jr., ma i renziani l’avevano stoppato con l’accusa di fare “marchette”. Ora che le fanno loro, le chiamano “liberalizzazioni”. Senza nemmeno preoccuparsi di salvare la faccia. Forse perché, così giovani, l’hanno già persa. O forse perché non ne hanno mai avuta una”.

Il riferimento al regalo alle compagnie di assicurazione, sempre più avide quando devono prenderci i soldi e sempre più tirchie quando devono pagare e non solo per gli incidenti d’auto, ma per la intera gamma dei loro interventi, chiude l’editoriale di Marco Travaglio che si intitola “I Senza Faccia” ed è tutto sul paradosso di casi come quelli emersi in questi giorni di Mario Chiesa e Berlusconi/Olgettine:

Mario Chiesa che minaccia causa a Sky perché la serie tv 1992 mostra la scena – da lui stesso raccontata a verbale nel 1992 – della tangente da 37 milioni di lire gettata nel water con rigurgito di sciacquone, sostenendo che potrebbe guastargli l’immagine, è un buon segno: vuol dire che il concetto di reputazione non è ancora morto, neanche per un tizio che è stato condannato a 5 anni e 4 mesi per corruzione in Tangentopoli, che ha restituito un maltolto di 7,2 miliardi di lire, che è stato riarrestato nel 2009 per presunte mazzette su un traffico illecito di rifiuti e per giunta lavora per la Compagnia delle Opere di Cielle.

Berlusconi, pregiudicato e detenuto ai servizi sociali per frode fiscale, già indagato o imputato per una collezione di reati che abbraccia quasi l’intero Codice penale, continua a svenarsi per pagare plotoni di squinzie in cambio del loro silenzio sulle notti di Arcore, convinto che sia umanamente possibile sputtanarlo più di quanto già non lo sia di suo?”.

Se Berlusconi teme che una o più olgettine possano fargli perdere la faccia, chiosa Marco Travaglio,

“vuol dire, intanto, che suppone di averne almeno una e, soprattutto, che gl’italiani non sono ancora abbastanza mitridatizzati al peggio. […] Se un rabdomante della pancia degli italiani come Berlusconi teme ancora la reazione degli elettori dinanzi a uno scandalo, non tutto è perduto”

ed è possibile “guardare al lato positivo delle cose”.

Ma in realtà non ci si può fermare mai e Marco Travaglio punta il dito su tre soggetti:

1. “I vertici Rai (che da tre giorni non proferiscono verbo sulla lettera di Verro a Berlusconi contro i programmi dell’azienda che dovrebbe amministrare);

2. “il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro (che non ne azzecca una nemmeno per sbaglio e ora, anziché levare il disturbo per la gestione ridicola degli hooligans olandesi che ha messo di buonumore il califfo al-Baghdadi, si permette pure di querelare il Fatto perché ricordiamo le sue memorabili gesta, dalla scorta levata a Marco Biagi alle telefonate con Bisignani & Buzzi, dal sequestro Shalabayeva all’idea geniale di trasformare Villa Adriana in una mega-discarica);

3. “la cosiddetta informazione, che da anni si comporta come se nulla potesse scalfire l’olimpica indifferenza dell’opinione pubblica. Altrimenti il Giornale e Libero, che han sempre difeso padron Silvio condannato per frode, farebbero altrettanto con i vip accusati di evasione, invece scoprono all’improvviso la bruttezza anche estetica del gesto. E Panorama si vergognerebbe di intervistare il condannato Cesare Geronzi, omettendone i precedenti penali e titolandone la requisitoria “Su Montepaschi io accuso”, manco fosse Emile Zola”.

Domanda da un milione di dollari:

“Avete mai sentito uno dei cronisti da riporto, ammessi al cospetto di Matteo Renzi da lui medesimo, pigolare qualcosa sullo scandalo di Banca Etruria? Nemmeno un plissé, caso chiuso e morta lì”.