Marco Travaglio. Evasori, Renzi peggio di Berlusconi: primo partito, più voti del Pd

Pubblicato il 21 Febbraio 2015 9:05 | Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio 2015 9:05
Marco Travaglio. Evasori, Renzi peggio di Berlusconi: primo partito, più voti del Pd

Marco Travaglio: invettiva sull’evasione fiscale

ROMA – Nella lotta alla evasione fiscale, afferma Marco Travaglio nel suo editoriale di sabato 21 febbraio 2015, il Governo di Matteo Renzi fa peggio di Berlusconi. Renzi, ricorda Marco Travaglio,

“ancora tre mesi fa annunciava “repressione durissima” per chi froda il fisco e poi stringe patti con un pregiudicato per frode e si circonda di imprenditori inquisiti per evasione o specialisti in elusione nelle varie Leopolde e pellegrinaggi aziendali”.

Il Consiglio dei ministri del 20 febbraio, nota Travaglio, non ha prodotto nulla di quello che aveva annunciato, su una rivista uscita proprio la mattina stessa del 20, il ministro dell’Economia Piercarlo Padoan:

“le misure per le imprese (Iva, fiscalità internazionale, fatturazione elettronica, catasto)”. Peccato che al Cdm di ieri queste belle misure non siano pervenute. Così come il decreto sui reati tributari, quello nato a Natale col condono al 3%, poi rinviato a ieri, poi rimandato a chissà quando. Non è dunque dato sapere in base a quali elementi oggettivi Padoan comunichi che “il Governo Renzi fa una guerra più efficace agli evasori dei precedenti governi”.

“Al momento, alzando le soglie di impunità fissate nel 2011 da Tremonti, sta facendo peggio persino dell’ultimo governo Berlusconi. Padoan insiste con la favoletta dei “semplici errori” che oggi – a causa di un fantomatico “eccesso di attenzione all’aspetto penale” – farebbero “scattare l’azione penale” contro migliaia di poveri imprenditori solo perché si sbagliano a scrivere la dichiarazione dei redditi, con effetti esiziali per l’economia: “in un’impresa non si fanno più gli investimenti perché gli amministratori temono di finire in galera, non per una frode ma per uno sbaglio”.

Esplode Marco Travaglio con una tipica espressione torinese: “Ma ci faccia il piacere” e individua le cause dei pochi investimenti in un elenco su cui non si può non concordare:

“In Italia non si fanno investimenti sia perché abbiamo un sistema creditizio da terzo mondo, che presta soldi agli amici degli amici e non a chi ne ha bisogno per finanziare un’idea o un progetto innovativo; sia perché abbiamo il record negativo in Europa degli investimenti stranieri (lo 0,8% del Pil, la metà della media Ocse, persino sotto Cile, Indonesia e Colombia), a causa di mafie, corruzione, bilanci truccati ed evasione. Nessuno punta un euro al casinò se sa che la roulette è truccata: e in Italia si sa che la concorrenza è sleale proprio perché gli indigeni hanno carrettate di fondi neri per taroccare le gare e corrompere gli arbitri”.

Alla lista ci sarebbero anche da aggiungere la burocrazia sorda e scema, la polverizzazione dei poteri locali che spostano sui decenni quel che alrtrove si fa in settimane e anche una eccessiva invasione del potere sindacale.

Marco Travaglio punta sull’evasione e qui fa una constatazione quasi dirompente:

“La verità è semplicissima. In Italia gli evasori sono 11-12 milioni (dati Agenzia delle Entrate): il primo partito, poco sopra il Pd (che alle Europee ha preso 11,1 milioni di voti). Perciò non si possono toccare, anche perché i partiti continuano a foraggiarsi in nero dalle imprese, rappresentate non a caso dalla più indecente Confindustria d’Europa, che ora chiede di ammorbidire la già tenerissima legge sul falso in bilancio”.

A questo punto viene la domanda se sia

“più pericoloso un Governo che non fa nulla contro l’evasione fiscale, anzi fa molto pro, o un privato cittadino famoso accusato di evadere il fisco? Il secondo, a dar retta ai giornali. La lista Falciani, le accuse di Giuliano Soria, l’indagine di Gino Paoli, le polemiche a Sanremo per la presenza di Ferro e Nannini sospettati di evasione, occupano le prime pagine. E intendiamoci, è giusto e normale che sia così, vista la notorietà dei personaggi: Grillo, che difende l’amico Gino, deve farsene una ragione, anche se Paoli, come tutti gli accusati, ha il sacrosanto diritto alla presunzione di non colpevolezza (che non lo esime dalle dimissioni da un ente “sensibile” come la Siae, [cosa che è infatti avvenuta])”.

Conclusione, con appello ai signori del Governo:

“per favore: continuate a farvi i vostri traffici, ma almeno non prendeteci in giro. Abbiamo capito tutto da un pezzo”.