Marco Travaglio. Guerra in Libia. Italia fra i modelli Menelik e Groucho Marx

a cura di Sergio Carli
Pubblicato il 16 Maggio 2015 9:29 | Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2015 9:29
Marco Travaglio. Guerra in Libia. Italia fra i modelli Menelik e Groucho Marx

Marco Travaglio. Guerra in Libia: l’ Italia fra i modelli Menelik e Groucho Marx

ROMA – Cosa succederà in Libia? si chiede Marco Travaglio nel suo editoriale di sabato 16 maggio 2015, intitolato “La guerra lampo dei fratelli Renzi”. Marco Travaglio delinea le possibili alternative di etichetta, da intervento umanitario a esportazione della democrazia, per concludere che in ogni caso si tratta di guerra. La situazione, avverte Marco Travaglio, è particolarmente intricata e complessa. La descrive partendo da una carica di ironia, per passare al paradosso e concludere con l’insulto. Alla fine, la missione in Libia targata Italia si svolgerà secondo due copioni: quello modello Menelik e quello modello Groucho Marx, entrambi tragicamente comici. Vedremo quale sceglieranno “le nostre volpi del deserto, Renzi, Mogherini, Pinotti e Alfano, trust di cervelli mica da ridere.

La Mogherini è andata all’Onu, molto celebrata dai giornali italiani manco fosse il generale Rommel, e ha chiesto un mandato per destroy : affondare i barconi degli scafisti che traghettano i profughi da un capo all’altro del Mediterraneo. Russi e americani, eccezionalmente compatti di fronte a tanta insipienza, le hanno riso in faccia. La Libia è uno Stato sovrano, anche se momentaneamente dotata di una mezza dozzina di governi, e difficilmente consentirebbe atti di guerra senza reagire.

La Mogherini ha spiegato che vuole “destroy the business model”, il modello operativo dei trafficanti. Altre risate rabelaisiane: se non è zuppa è pan bagnato. Ora si cerca un compromesso sul verbo dispose: genericamente “eliminare” non si sa bene cosa, dove e come. I russi ricordano che nel 2011 la Nato ebbe il mandato di aiutare i civili libici e poi lo usò per rovesciare Gheddafi, con il bel risultato che sappiamo.

C’è poi un’altraquestioncella: Tobruk non vuole che l’Onu chieda il permesso a Tripoli, altrimenti riconoscerebbe un governo illegittimo; ma senza l’ok di Tripoli non si può fare nulla, a meno di entrare in guerra con la Libia, cioè di autorizzare una missione di terra, con migliaia di uomini e costi miliardari, molto superiori a quelli dell’accoglienza dei profughi.

L’ipotesi è radicalmente esclusa da Russia, Usa e paesi del Golfo Persico. L’ulti ma trovata è mandare nei porti gli incursori dell’Esercito e della Marina per sforacchiare i barconi degli scafisti, […ma] per ogni barcone bucato o distrutto, ne verranno costruiti altri dieci, magari ancor meno sicuri e dunque vieppiù pericolosi.

C’è poi un problemuccio pratico che nessuno dei nostri strateghi ha ancora considerato. Fermo restando che, prima di distruggere un barcone, bisogna sincerarsi che sia vuoto perevitare di fare stragi ancor più devastanti di quelle che si dice di voler prevenire, come si fa ad accertare con satelliti e droni di ricognizione che un barcone che dall’alto sembra vuoto non è pieno di migranti nascosti nella stiva? E come si fa a distinguere un barcone di migranti da uno di pescatori, visto che spesso gli scafisti sono pescatori che arrotondano il magro stipendio e usano, per pescare e per trasportare, gli stessi natanti?

[Tesi correttissima. lo stesso vale per i pirati, che spesso sono pescatori riciclati per l’arrembaggio, senza bandiera nera col teschio. Vedì caso Marò in India].

Resta poi da spiegare come si possa impedire a un profugo in fuga da un paese in guerra, dunque con diritto d’asilo, di imbarcarsi per un Paese che lo conceda secondo tutte le leggi internazionali. Ma questi, com’è noto, sono i sofismi dei soliti gufi che vogliono impedire al Caro Premier di tirare diritto per il Bene della Nazione, anzi dell’Umanità. Basterà qualche minuscolo accorgimento per sistemare tutto.

In luogo degli sgradevoli destry e dispose, l’Italia potrebbe suggerire all’Onu di usare il verbo riddle: letteralmente “bucherellare”, ma anche “indovinello”e“parlare per enigmi”.

Il modello è quello del trattato italo-etiopico siglato nel 1889 a Uccialli dal nostro ambasciatore col negus Menelik, che diceva cose opposte nelle versioni in lingua italiana e in lingua amarica: nella prima l’Etiopia diventava un protettorato italiano e la politica estera del Negus la decideva il nostro governo; nella seconda, Menelik poteva fare di testa sua quando pareva a lui. Una furbata che consentiva a entrambi i governi dipresentarsi come vincitori agli occhi dei rispettivi popoli. Poi sfumato l’effetto annuncio fra Roma e Addis Abeba riesplose la guerra.

Ma i nostri strateghi sembrano ispirarsi anche al film La guerra lampo dei fratelli Marx, con Groucho protagonista nei panni del capo del governo di Freedonia, Rufus T. Firefly, un dittatorello pazzo, arrogante e anarchico che, dopo aver imposto una serie di leggi demenziali, fa scoppiare un conflitto con la vicina Sylvania.

Celebre e attualissima la battuta: “Può essere che Chicolini parli come un idiota e abbia una faccia da idiota. Ma non lasciatevi ingan-nare: è veramente un idiota”.