Marco Travaglio: il Fatto giornale Tomtom, “l’indipendenza dà dipendenza”

a cura di Sergio Carli
Pubblicato il 21 giugno 2015 8:46 | Ultimo aggiornamento: 21 giugno 2015 8:46
Marco Travaglio: il Fatto giornale Tomtom, “l’indipendenza dà dipendenza”

Marco Travaglio: il Fatto giornale Tomtom, “l’indipendenza dà dipendenza”

ROMA – Marco Travaglio dedica il suo editoriale di domenica 21 giugno 2015 alla nuova veste grafica del Fatto quotidiano di cui è direttore ma non si lascia scappare l’occasione per mordere qualcuno, nello specifico Aldo Grasso, critico di tv e di costume del Corriere della Sera e per una breve stagione direttore della radio Rao.

Vedendo se stesso e il suo giornale come archetipi del nuovo, Marco Travaglio prende Aldo Grasso come paradigma del “molto vecchio”, anche se lo stesso Marco Travaglio sembra “sorpreso” dalla scoperta perché Aldo Grasso

“sa molto di tv ed è spesso discutibile, ma mai banale”.

Paragonando Aldo Grasso a “un vecchio colonnello in pension”, Marco Travaglio spiega il perché:

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“Dovendosela prendere con Rosso di Sera e con Michele Santoro s’ è scagliato contro tre donne di spettacolo che hanno preso parte alla serata di giovedì 18 giugno 2015 dalla piazza di Firenze: Sabrina Ferilli, Monica Guerritore e Alba Parietti: “ Oh, ma queste tricoteuses del rosso di sera, a parte qualche peccatuccio di gioventù, avessero mai sposato un contadino, un operaio, un cassintegrato! ” .

Quindi, per essere di sinistra, una donna deve sposare un proletario. A parte il maschilismo un po ’ grottesco che vi si nasconde (giudicare una donna dal suo uomo, e naturalmente mai viceversa), questo sragionamento si presta a ben più avvincenti sviluppi. D’ora in poi, a dar retta a Aldo Grasso, chi vuole difendere i diritti delle coppie gay, deve andare a letto almeno con un omosessuale. Chi vuole solidarizzare con un disoccupato, deve prima dimostrare di non aver mai lavorato un giorno in vita sua (il che restringe la platea ai soli politici). […] E chi è favorevole al divorzio, deve cacciare di casa a pedate il proprio coniuge anche se ci va d’ amore e d’ accordo, per evitare che Grasso s’ incazzi. Anche i cronisti sportivi prendano buona nota: se vogliono scrivere di calcio, devono saper tirare un rigore, e se vogliono recensire un concorso ippico devono aver fatto almeno una volta i fantini, ma l’ ideale sarebbe che fossero proprio dei cavalli.

Seguendo questa logica, Grasso si scaglierà presto contro le migliaia di preti, monsignori, vescovi e cardinali (per non dire dei papi) che discettano da mane a sera di matrimonio senz’ averlo mai provato sulla propria pelle. È un vero peccato che Giorgio Gaber non sia più fra noi, altrimenti – alla sua maniera – spiegherebbe a Aldo Grasso cosa significa essere di sinistra per un uomo che ha sposato una donna di sinistra e poi se la ritrova in Forza Italia”.

La seconda parte dell’articolo di Marco Travaglio è un piccolo manifesto di giornalismo. Tutti i lettori del Fatto attenderanno martedì con impazienza, quando sarà im edicola (chissà perché hanno scelto il martedì e non il lunedì come vorrebbe il calendario, forse per non pagare troppe domeniche?) il Fatto Quotidiano versione Marco Travaglio.

Chi segue un po’ le cose dei giornali avrà notato una costante, che uno dei primi atti di un nuovo direttore è quasi sempre la riforma grafica e in questo caso anche Marco Travglio si allinea e promette:

“Alla prima occhiata, stenterete a riconoscerlo: abbiamo deciso di cambiare la grafica con un nuovo progetto del nostro Fabio Corsi, che mantiene lo spirito di quella disegnata in origine da Paolo Residori, ma la aggiorna ai tempi che cambiano e alle nuove esigenze che – nella ricerca di mercato e in tante lettere e email – voi lettori ci avete rappresentato. Ci avete chiesto un giornale meno urlato e più agile, ordinato, sintetico e leggibile (anche per le dimensioni dei caratteri). Il Fatto resta il Fatto , con i suoi principi ispiratori e le sue battaglie che il nostro primo direttore Antonio Padellaro ha incarnato alla perfezione e continua a rappresentare con la sua presenza quotidiana.

L’ intransigenza e lo stile critico e scanzonato assieme sono la nostra forza e non vi rinunceremo mai. Ma la politica è sempre meno centrale nella nostra vita e dobbiamo prenderne atto, uscendo sempre più dal Palazzo e aprendoci a ciò che di nuovo ci offre la società. Sperimentando – se ci riusciremo – un linguaggio meno gridato: per dire le stesse cose, con lo stesso rigore, ma in forma più serena. Per questo ci stiamo arricchendo di nuove firme e di nuove rubriche.

Dedicheremo più spazio alla cronaca dalle città, alle analisi, ai commenti, ai confronti di idee, al costume, andando a cercare quei personaggi nuovi e positivi che incredibilmente ancora popolano quest’ Italia ripiegata su se stessa. La politica sarà sempre al centro dell’ attenzione, ma solo quando avrà un’ incidenza sulla nostra vita: le chiacchiere politichesi e i finti retroscena (in un panorama dov’ è sparita persino la scena) non fanno per noi. Le pagine dei commenti e delle lettere avanzeranno al centro del giornale, per dare più valore a quello che voi lettori avete da dirci e a quello che noi giornalisti vogliamo comunicarvi.

I fatti saranno ancor meglio separati dalle opinioni, col ritorno del carattere corsivo e con altre soluzioni grafiche (e infografiche) che scoprirete strada facendo. Molti lettori, soprattutto quelli saltuari, ci chiedono di guidarli alla lettura, senza dare nulla per scontato e aiutando anche chi si accosta al Fa t to per la prima volta a sentirsi a casa propria, per sapere e capire subito ciò che è importante, anzi indispensabile. Il nostro sarà un giornale-Tomtom, una specie di navigatore satellitare quotidiano per consentire a chi sale a bordo all’ improvviso di trovare subito la strada.

La nostra speranza è che quel gesto bellissimo ma sempre più problematico di uscire di casa e di andare in edicola a comprare il “ nostro ” giornale diventi contagioso: noi non ci rassegnamo a quella che troppo pigramente è stata definita “ la crisi della carta ” . I nuovi lettori andremo a cercarli uno per uno, anche con incontri nelle città, nelle scuole, nelle università, presso le tante associazioni che ravvivano l’ Italia. E qualche vecchio lettore che s’ è perso per strada magari ritroverà gli stimoli perduti per tornare a leggerci. Tra due giorni si parte: aiutateci a passare parola a tutti quelli che vogliono un ’ informazione libera (il nostro slogan è “L’ indipendenza dà dipendenza” ). Ma soprattutto scriveteci quello che vi piace e quello che non va. Il cantiere è aperto”..