Marco Travaglio: “Malaffare rosso nero” a Roma dall’ora d’aria al Campidoglio

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 giugno 2015 10:28 | Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2015 10:42
Marco Travaglio: "Malaffare rosso nero" a Roma dall'ora d'aria al Campidoglio

Salvatore Buzzi

ROMA – Marco Travaglio e i politici carcerati e “accampata fra Rebibbia e Regina Coeli” nell’ora d’aria. Gli intrecci di malaffare fra destra e sinistra e la politica che ricicla la fedina penale sono al centro dell’editoriale di Marco Travaglio, intitolato “Ora d’aria” sul Fatto Quotidiano di domenica 14 giugno 2015.

Il riferimento è l’inchiesta “mafia capitale” definizione un po’ enfatica per quello che certamente si dovrebbe chiamare “marcio capitale”. Punto di partenza è uno dei principali indagati, Salvatore Buzzi:

“Era un renziano di ferro (“A me me Matteo Renzi, che cazzo vuoi eh? Tu devi di’, alla Renzi, siamo diventati tutti renziani”), ma già si preoccupava di trovargli un degno erede.
L’aveva individuato in Giordano Tredicine, rampollo di una famiglia di caldarrostai divenuta monopolista delle bancarelle di tutta Roma, dunque consigliere comunale di centrodestra”.

La citazione che fa Marco Travaglio dagli atti dell’inchiesta manda brividi di paura giù per la schiena e spasimi di schifo allo stomaco:

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“C’è Giordano che è un porco – diceva all’altro maestro di vita Massimo Carminati – li mortacci sua, Giordano ce li ha tutti i vizi!… Glielo dico sempre: ‘A Giordà, se nun t’arestano, diventerai primo ministro’…
Me fa: ‘Perché, me possono arestà?’.
‘Li mortacci tua, te possono arestà sì!’…”.

Chiosa Marco Travaglio:

“Se c’è una lezione da trarre da Mafia Capitale è proprio questa: in Italia non solo gli arresti non costituiscono un handicap, ma fanno curriculum.
L’anno scorso Buzzi parla con Giovanni Campennì, imparentato –secondo il Ros – con la famiglia ‘ndranghetista dei Mancuso di Limbadi:
“Ahò Giovanni, senti, c’è da dà ‘na mano a Alemanno in campagna elettorale… È un amico ed è stato pure in galera… mo’ gli lascio i numeri tuoi così te faccio chiamà”. Campennì: “Me chiama Alemanno? Lascia perdere (ride)”.
Buzzi: “Vabbè però è ‘n amico nostro… poi è stato pure in galera, Alemanno, aiutamolo no?”.
C: “Galeotto puru?”.
B: “Sì, s’è fatto sei mesi dentro, quindi…”.
C:“Sei mesi? Como quanto a mia feci allora?”.
B: “Vedi, ha fatto come a tia…”.
E la circostanza risollevò subito le quotazioni dell’ex sindaco agli occhi del ruspante calabrese.

La ricostruzione delle carriere carcerarie dei principali indagati che fa Marco Travaglio è illuminante:

“Era successo nell’autunno dell’82, quando una prodigiosa congiunzione astrale fece ritrovare nella casa circondariale di Rebibbia Gianni Alemanno, Carminati, Andrea Munno, Peppe Dimitri e Salvatore Buzzi.
Alemanno era dentro per una molotov lanciata contro l’ambasciata dell’Urss.
Carminati, Dimitri e Munno per le loro imprese nei Nar.
Buzzi perché aveva massacrato con 34 coltellate un suo collega bancario e socio di truffe e s’era beccato 25 anni.
Alemanno, Dimitri e Buzzi dividevano la stessa cella. Gli altri due li incontravano in cortile. Fecero amicizia. Poi si persero di vista. Divenuto deputato di An e poi ministro dell’Agricoltura, Gianni si ricordò di Dimitri e gli affidò una consulenza, durata poco perché di lì a poco Peppe morì.
Buzzi intanto si era buttato a sinistra, nel Pci-Pds-Ds-Pd, con la coop rossa 29 Giugno, e fu subito scambiato dai compagni “garantisti” per un fulgido esempio di reinserimento sociale (dalla coop si faceva pagare appena 25 mila euro al mese).
Quando poi Gianni Alemanno divenne sindaco, Buzzi andò a trovarlo e gli rammentò i bei tempi andati.
Abbracci, baci, ma soprattutto affari e malaffari rosso-neri.
Anche perché il compagno Buzzi aveva infilato fra i soci della coop rossa il camerata Cecato.
Anche Munno si era buttato nel mondo dell’impresa, infatti tornò dentro nel ’94, stavolta non più per una modesta aggressione, ma per usura, ricettazione, truffa e ricettazione di dollari falsi.
Quando uscì riprese a vincere appalti in Campidoglio. Ma fu purtroppo tagliato fuori da Mafia Capitale: era più efficace Spezzapollici, “uomo del fare” 2.0, di nuova generazione”.

Quello che indigna, e non solo Marco Travaglio, ma tutti noi comuni cittadini e contribuenti-vittime del Fisco, è che oggi tutti cadono

“dal pero: “Chi l’avrebbe mai detto”. L’idea che uno che viene da Rebibbia vada tenuto a debita distanza, o almeno esaminato con prudenza onde evitare ricadute, è roba da giustizialisti forcaioli, putribondi figuri sempre lì a moraleggiare, gente che sarebbe capace di non invitarti più a cena se viene a sapere che hai un paio di ergastoli sul groppone, o di chiederti la fedina penale prima di lasciarti le chiavi di casa.
Per fortuna la politica italiana è il regno della fiducia: infatti Luca Odevaine, con le sue condanne per droga e assegni a vuoto, era diventato vicecapo di gabinetto della giunta di Walter Veltroni, capo della polizia provinciale della giunta di Nicola Zingaretti e infine membro del Coordinamento nazionale richiedenti asilo del governo di Matteo Renzi, con magri stipendi che arrotondava con i 5mila euro al mese che gli passava la gang di Mafia Capitale”.

E’ il buonismo ipocrita e interessato (pensate agli affari delle coop sulla pelle dei migranti) che caratterizza la sinistra italiana. Negli Usa non lo hanno mica fatto entrare. Ricorda Marco Travaglio che Odevaine fu

“respinto l’anno scorso dagli Usa come turista indesiderato per i suoi precedenti penali”.

Intanto, prosegue Marco Travaglio,

“il Ros ha scoperto che fra i “legali (si fa per dire) rappresentanti” del consorzio d’imprese che ha vinto l’appalto truccato del Cara di Mineo, almeno cinque hanno subìto condanne, o arresti, o indagini per i più svariati reati. E se dirigevano il traffico di un affare da 200 milioni non era malgrado quei precedenti, ma grazie ai medesimi.
Nasce così una nuova categoria giuridica, quella dell’“illegale rappresentante”, che è tempo di istituire con apposito decreto, possibilmente prima che Buzzi, Carminati e Tredicine strappino la prescrizione e corrano alle primarie per Palazzo Chigi. Poi si provvederà a sostituire l’ora legale con l’ora d’aria”.