Marco Travaglio: “Pd, Pregiudicati Democratici”

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 Novembre 2013 10:44 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2013 10:45
Guglielmo Epifani

Guglielmo Epifani

ROMA – Sotto il titolo “Pd, Pregiudicati democratici” Marco Travaglio affronta, in un’ottica un po’ giudiziaria ma in modo efficace, il tormento del Pd, fra tessere sospette e personaggi ancor più sospetti che diventano segretari di sezione.

 Questa è una piccola storia locale, ma dà la misura di quel che è diventata la politica. Tutta. Perché – per dirla col Papa – “la corruzione dà dipendenza, come la droga”. E brucia non solo i miliardi, ma anche i cervelli. Dunque a Torino, nel congresso più pazzo del mondo, un tal Vincenzo Iatì viene eletto segretario del circolo Pd più glorioso e numeroso della città, quello della Barriera di Milano, che oggi conta ben 745 iscritti (più che raddoppiati dal 10 ottobre, quand’erano 346). Chi è Iatì? Un ex ragazzo del Sud che negli anni 90, nel paesone periferico di Borgaro, s’è arrabattato tra furti d’auto e ricettazioni, collezionando più di una condanna e più di un soggiorno nelle patrie galere.

L’ultima volta l’hanno arrestato in flagranza di reato perché picchiava la moglie, che prima lo denunciò e poi ritirò la querela. Forte di questo curriculum, ottenuta pure la riabilitazione del Tribunale di sorveglianza (istituto previsto per i pregiudicati che non commettano più reati nei successivi 20 anni), Iatì si dà alla politica.

E a cosa, se no? Parte da destra, infatti nel 2009 viene intercettato al telefono con Antonio Mungo, in lista col Pdl per il Comune di Borgaro e sostenuto – secondo gli inquirenti – da Benvenuto Praticò, considerato un “quartino” (cioè un vice-boss) della ‘ndrangheta, che lui stesso avrebbe messo in contatto col candidato. Poi passa ai Moderati, cioè agli ex berlusconiani trasvolati nel centrosinistra. Infine si butta a sinistra (si fa per dire), con i Verdi e poi con il Pd. Dei 700 iscritti in Barriera di Milano, 245 votano per lui, schierato con la corrente del sindaco Piero Fassino. Il quale, va detto, è un tipo accogliente ed ecumenico. Senza puzza sotto il naso, nel senso che non la sente proprio.

Il suo braccio destro in Comune è l’ex Pci Giancarlo Quagliotti, condannato per una tangente dalla Fiat. La longa manus dei fassiniani invece è l’ex craxiano Salvatore Gallo, anche lui pregiudicato per mazzette ospedaliere, dunque padrone di un quarto delle tessere del Pd sotto la Mole e padre di un assessore della giunta Fassino e di un dirigente dell’azienda comunale dei trasporti. E un alleato di ferro del compagno sindaco è un altro ex socialista, Giusy La Ganga, che ha patteggiato per Tangentopoli. Siccome non c’è il tre senza il quattro, è arrivato anche Iatì. Un anno fa Fassino e tutto il cucuzzaro stavano con Bersani favorito su Renzi. Ora, con agile balzo, stanno con Renzi favorito su Cuperlo. Hanno appena fatto eleggere segretario provinciale Fabrizio Morri, finito in un mare di polemiche per il caso Iatì. Ma lui si difende dicendo: “Non lo conosco”.