Marco Travaglio. Pietro Grasso “autoreggente” di Napolitano nel “mese bianco”

Pubblicato il 30 Novembre 2014 10:08 | Ultimo aggiornamento: 30 Novembre 2014 10:08
Marco Travaglio. Pietro Grasso "autoreggente" di Napolitano nel "mese bianco

Pietro Grasso, per Marco Travaglio Piero l’autoreggente

ROMA – Contro il Presidente del Senato Pietro Grasso, con una stoccatina di striscio ai sogni di diventare presidentesse della Repubblica di Laura Boldrini e Roberta Pinotti, è mirato “L’Autoreggente”, titolo dell’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto di domenica, 30 novembre 2014,

Marco Travaglio non ama (eufemismo) Pietro Grasso e non glielo mandò a dire, quando, appena mandato a fare il Presidente del Senato dal mai abbastanza recriminato Pierluigi Bersani, Pietro Grasso (in precedenza Piero Grasso) si ingarellò in una polemica fra magistrati con Giancarlo Caselli, finendo per andare a giustificarsi in tv in uno studio che Marco Travaglio snobbò, umiliando Grasso e mettendone in luce l’inadeguatezza alla seconda carica dello Stato.

Ora si avvicina la data delle dimissioni di Giorgio Napolitano (sempre che, avverte Marco Travaglio, che

” Re Giorgio abdichi e liberi il trono – la qual cosa nessuno sa né se né quando accadrà, ma gli aruspici di corte assicurano che ci siamo quasi”)

e con quella data si avvicina anche il “mese bianco”, periodo non previsto dalla Costituzione che invece contempla il “semestre bianco”, i sei mesi prima della scadenza in cui il Presidente della Repubblica non può sciogliere il Parlamento e altre cose importanti.

I tempi nel caso di dimissioni di Giorgio Napolitano sarebbero molto stretti, perché non di scadenza naturale si tratterebbe ma di dimissioni a meno di metà del mandato.

Cosa accadrà dopo è in grembo a Giove e i leader politici cominciano a posizionarsi. Berlusconi ha lanciato, forse per bruciarla, la candidatura di Giuliano Amato, ex tante cose e ora giudice della Corte Costituziona, Matteo Renzi polemizza con Berlusconi sui tempi ma tiene strette le carte ben sapendo che chi entra in Conclave Papa esce cardinale e quindi intenzionato a non svelare fino all’ultima ora il proprio candidato.

Intanto però chi ha bocca (e uffici stampa iperattivi e pericolosamente presenzialisti) le dà fiato e hanno cominciato

“la presidente della Camera Laura Boldrini e la ministra dalla Difesa Roberta Pinotti, molto favorevoli a un Presidente donna (specie se rispettivamente denominato Boldrini e Pinotti)”.

A ruota è seguito proprio Pietro Piero Grasso

“con un appello alle forze politiche per una rapida intesa sul nuovo capo dello Stato (preferibilmente Grasso)”.

In quel “mese bianco”, secondo Marco Travaglio, vadano come vadano le elezioni per il nuovo Presidente della Repubblica, si prospettano per Grasso le incombenze che Costituzione, leggi e prassi prevedono per il Presidente del Senato:

“Nell’attesa, fervono in casa Grasso i preparativi per il “mese bianco” di reggenza, o supplenza: quando cioè, fra Capodanno e l’Epifania o giù di lì, la seconda carica dello Stato subentrerà provvisoriamente alla prima e s’insedierà al Quirinale per fare le veci del dimissionario finché non sarà eletto e intronato il successore.

L’ex alto magistrato (da non confondere con l’alto ex magistrato) appare agitatissimo per l’alta responsabilità cui sarà – sia pur per poco, ma non si sa mai – chiamato.

Da quando, nella precedente elezione presidenziale dell’aprile 2013, fu adibito dalla Boldrini all’imbarazzante e decorativo ruolo di prendere i bigliettini con la mano sinistra, passarseli nella destra e girarli al commesso con una smorfietta ogni tanto, pare passato un secolo. Ora tocca a lui, sia pure per poco, ma non si sa mai. È la sua grande occasione: Presidente della Repubblica Reggente. Non può sbagliare. Infatti l’agenda Grasso è già fittissima di impegni. La sveliamo in anteprima”.

Segue l’immaginario, un po’ surreale ma molto divertente elenco, rivelatore, purtroppo per noi se fosse vera, di una eccessiva vanità da parte di Pietro Grasso:

“Viaggio trasferimento Palazzo Madama-Quirinale, magari su cavallo bianco. Ricordarsi chiamare fotografi e cameramen.

Fare salto in Vaticano per salutare papa Francesco. Se si negasse, o fosse al telefono, tentare papa Emerito Benedetto XVI, o almeno padre Georg.

Informarsi possibilità ribattezzare Reggente della Repubblica “Presidente Emerito”. Monitare su argomento a piacere, per non far rimpiangere predecessore.

Recarsi sacrario Redipuglia anticipando 4 novembre a inizio-anno.

Passare in rassegna truppe, non importa quali. Valutare se farlo a piedi a passo di carica, o di marcia, o ancora a cavallo (dipende da accoglienza galoppata primo giorno).

Allestire consultazioni, non importa con chi e su cosa. Consultare e basta, fa molto Presidente.

Firmare una/due leggi/decreti al giorno, a caso. Anche in bianco. Per continuità con predecessore e per tenersi in allenamento.

Convocare Renzi a cena, anche solo per saluti e convenevoli.

Sondare Casa Bianca, se per caso Obama ha buco in agenda, anche last minute.

Retrodatare Festa della Repubblica da 2 giugno a metà gennaio. Prima però far montare palco al Vittoriano, allertare fanfare, esercitarsi marcetta Altare della Patria-Fori Imperiali a bordo carrarmato/freccia tricolore con elmo corazzieri/tricorno napoleonico/berretto piumato bersaglieri.

Avvertire Cazzullo, lui contento.

Salutare militarmente molto spesso. Andatura marziale. Pancia in dentro petto in fuori. Non sculettare.

Moniti sfusi: mafia e corruzione brutte cose. Può sempre servire. Ma senza far nomi.

Riunire capi Forze Armate con divisa acconcia: completo bianco Village People, feluca verde, pennacchio rosso, mostrine dorate, molte medaglie.

Preparare discorso Capodanno-bis, da tenersi all’Epifania, con annessa cerimonia Ventaglio. Emissione straordinaria numismatico-filatelica: banconota 3 euro e mezzo con effigie Supplente Grasso e francobollo 7 euro con nome all’incontrario “ossarG” (Grasso rosa).

Valutare sentenza Corte Europea su supplenti scuola, scopo applicabilità a supplente precario Quirinale e sua stabilizzazione tempo indeterminato. Minimo sette anni, prorogabili”.