Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Anna Pinocchiaro”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Settembre 2015 8:22 | Ultimo aggiornamento: 12 Settembre 2015 8:22
Anna Finocchiaro (foto Ansa)

Anna Finocchiaro (foto Ansa)

ROMA – “Sono disperati – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – Più passano i giorni, più si diffonde la notizia che l’epocale riforma costituzionale (che tiene bloccate le istituzioni in attesa che Renzi trovi una maggioranza a Palazzo Madama) priva i cittadini del diritto di eleggere i senatori, e meno i turiferari riescono a giustificare questo incredibile furto di democrazia”.

L’editoriale di Marco Travaglio: Dev’essere per questo che ieri hanno mandato avanti Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, per tenere alto il morale della truppa con un supermonito sull’Unità: “Senato, indietro non si torna”. Peccato che sia un’altra carrettata di balle facilmente smentibili e di furbate facilmente smontabili.

1) Il nuovo Senato è un “organo di rappresentanza delle istituzioni territoriali”. Ma la Finocchiaro non spiega perché mai i territori non possano essere rappresentati da senatori eletti su base regionale (come sempre), anziché da sindaci e consiglieri nominati dalle Regioni, eletti per fare tutt’altro e senza immunità.

2) Il nuovo Senato è un “organo di raccordo tra lo Stato, le regioni e gli altri enti territoriali, e fra questi ultimi e l’Unione europea”. Peccato che la schiforma privi il Senato delle competenze sui rapporti con l’Ue e perfino sulle leggi d’interesse regionale. E – come osserva Michele Ainis sul Corriere – avrà 5 senatori nominati dal Quirinale per “meriti artistici”, cui legami con i territori e con l’Ue sfuggono ai più. In compenso restano fuori “i parlamentari eletti all’estero, che rappresentano pur sempre un territorio”, e perfino i governatori regionali. Geniale.

3) “Nella tesi n. 4 del programma dell’Ulivo… la scelta era stata quella del superamento del Senato elettivo in favore di un Senato composto da rappresentanti delle istituzioni territoriali… in un quadro istituzionale composto da una Camera eletta con legge elettorale maggioritaria (il Mattarellum, ndr)… e nessuno di noi avanzò critiche o riserve circa la ‘tenuta democratica’ del sistema”. E qui le si allunga il naso, modello Pinocchio. Intanto il Mattarellum non aveva l’abnorme premio di maggioranza al primo partito previsto dall’Italicum (incostituzionale come il Porcellum). E poi nessuno avanzò critiche perché, nei cinque anni dell’Ulivo (1996-2001), il Senato non fu sfiorato, nemmeno nella Bicamerale, e la tesi 4 restò lettera morta. Non solo: dopo quella legislatura il centrosinistra archiviò la follia del Senato dei nominati e non la riprese mai più.

Nel 2006 l’Unione vinse le elezioni con un programma che voleva “superare il bicameralismo paritario”. E criticava “la riforma costituzionale del centrodestra” perché “crea un Senato ‘doppione’ della Camera, che consente l’eleggibilità di candidati sradicati dal territorio di riferimento… Noi intendiamo invece realizzare… un Senato che sia luogo di effettiva rappresentanza delle autonomie territoriali, titolare di competenze legislative differenziate rispetto alla Camera…. I senatori devono essere effettivi rappresentanti degli interessi del proprio territorio. Il loro numero sarà ridotto a 150”. Senatori radicati nel territorio ma eletti. Ottimo proposito: infatti non se ne fece nulla. Nel 2008 si tornò alle urne e anche quella volta il Pd si limitò a promettere di differenziare “una Camera legislativa” e “un Senato delle autonomie di 100 membri”. In ogni caso perse le elezioni e morta lì.

L’unico programma che oggi interessa è quello del 2013, “Italia Bene Comune”, sul quale sono stati eletti gli attuali parlamentari Pd. Punto 3: “Dobbiamo sconfiggere l’ideologia della fine della politica e delle virtù prodigiose di un uomo solo al comando… La sola vera risposta al populismo è la partecipazione democratica. La crisi della democrazia non si combatte con ‘meno’ ma con ‘più’ democrazia”. Dopo 8 anni di Porcellum, l’ultima cosa che veniva in mente era di abolire le elezioni per il Senato. Infatti il Pd di Bersani prometteva “l’applicazione corretta e integrale di quella Costituzione che rimane tra le più belle e avanzate del mondo”, non certo la riscrittura dell’intera seconda metà. Solo una riforma di pochi punti per “un sistema parlamentare semplificato e rafforzato, con un ruolo incisivo del governo e la tutela della funzione di equilibrio assegnata al presidente della Repubblica. Riformuleremo un federalismo responsabile e bene ordinato che faccia delle autonomie un punto di forza dell’assetto democratico e unitario del Paese”. Non una parola sul Senato. È in base a quel programma che è stata eletta la Finocchiaro, così come tutti gli altri pidini poi folgorati sulla via di Rignano. Sono loro i “traditori”, avendo fatto il contrario di quel che avevano promesso, anche se passano per “ribelli” o “gufi” quanti rifiutano di votare la schiforma per restare leali al patto con gli elettori (…).