Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Ballegni”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Settembre 2015 8:31 | Ultimo aggiornamento: 8 Settembre 2015 8:31
L'editoriale di Marco Travaglio

L’editoriale di Marco Travaglio

ROMA – “Ora che la festa del Fatto alla Versiliana si è conclusa – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – con uno splendido successo sia per la qualità degli incontri, sia per il prestigio degli ospiti, sia soprattutto per la partecipazione dei nostri lettori (ancora superiore rispetto all’ultima edizione), possiamo finalmente rispondere alle accuse del sindaco di Pietrasanta, il forzista Massimo Mallegni, riprese da molti siti e giornali”.

L’editoriale di Marco Travaglio: Se non l’abbiamo fatto prima è stato per non regalare al personaggio in questione l’occasione – da lui a lungo cercata – di trasformare la nostra festa in una rissa e in uno spot per le sue ambizioni politiche. La festa del Fatto si ripete a Pietrasanta dal 2010, quando fummo invitati dalla nuova amministrazione del sindaco Domenico Lombardi, eletto in una lista civica di centrosinistra. E si svolge nel parco della Versiliana, una struttura pubblica comunale che da sempre in estate si anima di incontri e dibattiti. È un luogo molto bello, che però ai primi di settembre si spopolava: da cinque anni, grazie ai nostri lettori, rivive nel primo weekend di settembre con l’arrivo di migliaia di persone.

Il Fatto stipula una convenzione con il Comune e con la Fondazione comunale Versiliana, che mettono a disposizione le risorse per l’agibilità e la sicurezza delle strutture, mentre noi ci occupiamo dell’ospitalità dei relatori e di tutte le altre spese legate al nostro evento. La scorsa primavera, a Pietrasanta si è votato ed è stato rieletto sindaco Mallegni, che aveva perso le elezioni del 2010 dopo il suo arresto per una cinquantina di capi d’imputazione, poi sfociato nel 2012 in una condanna in primo grado a un anno e tre mesi “solo” per corruzione impropria, abuso d’ufficio e violenza privata, mentre la gran parte delle altre accuse caddero (sentenza impugnata in appello). Appena rieletto, Mallegni fu sospeso dall’incarico in base alla Severino (come De Magistris e De Luca). Ma, siccome sulla costituzionalità della legge deve pronunciarsi tra un mese la Consulta, Mallegni – come De Magistris e De Luca – ha ottenuto la sospensione della sospensione in attesa della Corte. Noi, per la festa, avevamo preso accordi a inizio anno col sindaco uscente Lombardi, il quale però per correttezza aveva rinviato la firma della convenzione, peraltro identica a quella degli altri anni, a dopo le elezioni. Mallegni, appena eletto, ha molto gentilmente confermato e messo nero su bianco gli accordi verbali del predecessore, dicendosi ben felice che Pietrasanta ospitasse la nostra festa anche in futuro.

Alla vigilia dell’apertura, però, ha gettato la maschera: pretendeva la mia presenza sul palco accanto a lui per un’inedita “inaugurazione” della festa. Gli ho fatto sapere che non ci sarei andato, per la mia posizione sulla legge Severino: al breve saluto inaugurale, se proprio ci teneva a farlo, avrebbe presenziato il nostro Ad Cinzia Monteverdi. Chiunque legga il Fatto sa bene quel che abbiamo sempre sostenuto: la Severino è inequivocabile ed è sacrosanto il principio – peraltro vigente fin dal 1990 per gli enti locali – in base al quale gli amministratori arrestati e i condannati in primo grado vanno sospesi e quelli condannati devono decadere dall’incarico. Abbiamo invitato De Magistris e De Luca a rispettare la legge anziché cavillare con ricorsi e controricorsi: cioè a dimettersi. Lo stesso vale per Mallegni. È quel che gli ho detto venerdì pomeriggio, quando mi ha telefonato per minacciare dichiarazioni di fuoco se non mi fossi presentato accanto a lui sul palco per l’agognata (da lui) carrambata: una bella foto di gruppo che avrebbe dovuto “risarcirlo – parole sue – di tante amarezze” (l’arresto e la condanna per “pochi reati” che lui, essendo stato assolto da molte altre accuse, confonde con l’assoluzione). Nella telefonata, durata 50 minuti, gli ho ribadito che, se fossi salito sul palco con lui, avrei dovuto dirgli davanti a tutti ciò che penso: e cioè che, in base alla legge dello Stato, al suo posto dovrebbe esserci qualcun altro, tipo il vicesindaco. Ma non mi pareva il caso di trasformare l’apertura di una festa in un battibecco, o comunque in un dibattito fuori programma (…).