Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Cala, Tronchetto”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Novembre 2015 8:17 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2015 8:17
L'editoriale di Marco Travaglio

L’editoriale di Marco Travaglio

ROMA – “A una prima occhiata – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – lo si direbbe un Monsù Travet grigio e secchione come se ne vedevano tanti, quando la Pubblica Amministrazione non era ancora una succursale dei reality, perfetta per i super-ego dei Bertolaso e dei Gabrielli. O meglio, non se ne vedevano perché i prefetti erano invisibili: laboriosi, non boriosi”.

L’editoriale di Marco Travaglio: Il guaio, per Francesco Paolo Tronca, prefetto uscente di Milano e commissario entrante di Roma, è che non c’è spazio per i tipi come lui nel grande Truman Show italiota. O si trasforma da coniglio a leone e comincia a ruggire a tutto spiano su ogni ramo dello scibile umano, cioè si gabriellizza, oppure alla metamorfosi provvederanno a colpi di lingua la stampa e le tv. Che, in tutto lo psicodramma romano, giocano una partita ben precisa: devono dimostrare che bastava cacciare Marino, la sua giunta e la sua maggioranza (ma di quelle è meglio non parlare, sennò i colpevoli diventano troppi) per rivedere Roma più bella e più superba che pria. Serve un nuovo eroe da dare in pasto al popolo, onde evitare che la gente ragioni e – quando la faranno eventualmente votare – punisca i veri responsabili. Ecco dunque il travet Tronca trasformato, in un paio di giorni, nel Supereroe che cala sull’Urbe con gli immancabili superpoteri.

E, siccome uno non basta, eccone un altro: il garrulo prefetto Gabrielli, anche lui “super”, in procinto di fare il commissario straordinario al Giubileo, cioè megasuper. E, siccome non ne bastano neppure due, ecco i “sette subcommissari”, il “Dream Team”, la “Cabina di Regia”, il “Tavolo di dieci componenti” (Foppa Pedretti?), a fare buon peso. E miracoli, anche: i 30 milioni concessi a Marino, ora che s’è levato dalle palle, decuplicano miracolosamente in 300: ma sì, signori miei, mi voglio rovinare! Però sia chiaro che “la cabina di regia sarà a Palazzo Chigi” e “a dare le carte è sempre Renzi in persona, intenzionato a ‘buttarsi a capofitto’ sul dossier Roma”, perché non se ne può più di questo “ritardo nell’avvio dei lavori” (il Messaggero). “La parola chiave è una sola: squadra” (l’Unità). Il fatto che il ritardo sia colpa non di Marino, ma del governo Renzi che non fa una mazza da aprile, quando il Papa annunciò il Giubileo, è un dettaglio su cui conviene sorvolare. Non una notizia gufa deve turbare il giornalismo costruttivo dell’ottimismo obbligatorio né frenare l’empito delle lingue in ipersalivazione. Tronca ha “uno stile misurato e molto sobrio” (il Messaggero): persino Monti gli fa una pippa.

“Riservato e sostenitore del basso profilo, sicuro di sé, uomo dello Stato e degli stivali nel fango… inizia le giornate con la rassegna stampa e le prosegue guardando le notizie di Sky sul grande televisore Samsung… Adora i problemi perché non vede l’ora di risolverli. La passione per le armi antiche e per Garibaldi – spade, quadri e busti affollano l’ufficio – forse non sono un’inconscia proiezione dello spirito battagliero di quest’uomo che mangia niente (al massimo un’oliva all’ascolana nei rinfreschi), lavora fino all’eccesso e non conosce ferie” (Corriere, tutto d’un fiato). A volte pare che i sanitari debbano ricorrere all’alimentazione forzata, con flebo e sondini nasogastrici, per nutrire il piccolo Stakanov curvo nelle sue maratone h 24.

(…) Abolita momentaneamente la democrazia nella Capitale, Tronca dovrà “accelerare le gare, andare in deroga al codice degli appalti per intervenire subito sulle priorità della città” (Messaggero), come ai bei tempi di Bertolaso e di Mafia Capitale. Sarà pericoloso? Ma no, anzi: il Tronchetto della felicità – informa il Messaggero con gran naturalezza – deve fare di Roma “il vero biglietto da visita che può esibire il prossimo candidato del Pd al Campidoglio”. Un prefetto che tira la volata a un partito? Tutto normale “Renzi vuole fare in fretta per recuperare quel ‘rapporto con la città’ compromesso da Marino” (Messaggero), per garantire “la rimonta del Pd” (Repubblica) e “riprendersi la Capitale” (Corriere). Nulla è impossibile all’uomo che domò la piena del Tevere. Sempreché non affoghi in quella della bava.