Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Caro Matteo, tuo Silvio”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 luglio 2015 8:16 | Ultimo aggiornamento: 31 luglio 2015 8:16
La prima pagina del Fatto Quotidiano di venerdì 31 luglio

La prima pagina del Fatto Quotidiano di venerdì 31 luglio

ROMA – “Caro Matteo, è un po’ che non ci sentiamo, ma sai di essere sempre nel mio cuore, come il figlio che avrei voluto avere – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – Perciò non ti nascondo l’amarezza e il senso di abbandono di questa dolorosa estate che – pensa un po’ – mi fa rimpiangere persino quella di due anni fa, quando – è vero – fui condannato in Cassazione, ma – per dio – mi sentivo ancora vivo e vegeto. Avevo appena fatto rieleggere l’amico Giorgio, che in cambio mi aveva riportato al governo e mi dava istruzioni per avere la grazia”.

L’editoriale di Marco Travalgio: Avessi dato retta a lui e ai miei figli, anziché a Ghedini, l’avrei chiesta, quella benedetta grazia. E l’avrei ottenuta, magari al prezzo di rinunciare al seggio in Senato, che tanto ho perso comunque. E mi sarei risparmiato i nove mesi a Cesano Boscone durante i quali, mentre io cambiavo il catetere ad anziani molto più giovani di me, tu mi portavi via tutto: governo, sottogoverno, Rai (senza spostare una pianta), deputati e senatori, perfino Bondi e Signorini, ma soprattutto il mio programma, le mie idee, i miei slogan, le mie balle, e ora pure Verdini. Tutti dicono che sono in crisi per la mia età: ma quale vecchio, lo sai benissimo che in questo Paese meraviglioso io vincerei le elezioni anche da morto. Il problema è un altro, e ha il tuo nome e la tua faccia: tu dici e fai tutto quello che dicevo e facevo io, e io non so più cosa dire e cosa fare.

La mattina mi sveglio e preparo una bella dichiarazione per l’Ansa; poi apro i giornali, o vado su Gogol (Google, ndr) e su Squitter (Twitter, ndr) e scopro che l’hai già fatta tu. Sei diventato talmente bravo, cioè talmente Berlusconi, che anticipi persino i miei pensieri. Penso che è ora di farla finita con lo Statuto dei lavoratori e il divieto illiberale di licenziare a piacere, ora che non c’è più Cofferati con i suoi 2 milioni di operai in piazza: ma non finisco il pensiero che tu hai già presentato il Jobs Act. Mi viene in mente una bella riforma della scuola, con un bel preside padrone che metta in riga tutti quegli insegnanti comunisti e sessantottini, ma in quel mentre mi dicono che l’hai già fatta tu. Mi butto sulla riforma della giustizia, un evergreen quattro stagioni che si porta su tutto: meno indagini e meno intercettazioni, senza contare quel fastidioso fenomeno dei cittadini armati di telefonino che registrano e filmano mazzette e porcate varie. E tu che fai? Mi previeni in combutta con Angelino, che è sempre stato duro di comprendonio, ma qualcosa di mio gli è rimasto, a sua insaputa, dopo tanti anni di servizio in camera (…)Poi mi portano l’Unità. Prima pagina: “Arriva la banda! Ed è larga”. Penso a un titolo su Azzollini, invece è un soffietto al governo sull’Interdent (Internet, ndr) veloce. Quattro pagine sulla riforma della scuola: roba che i miei house organ ai tempi della Gelmini se la sognavano. Pagina 15: “I ‘pubblici’ sotto il ministero: Madia scende a incontrarli”. Cribbio, ma al confronto Fede era un comunista e Sallusti è un tupamaro! Ecco, Matteo, ci siamo capiti: se mi rubi ogni giorno il mestiere, io che ci sto a fare? Mi viene un dubbio: non è che, quando ti offrii la guida del Pdl, tu dicesti sì e io capii no? Ti prego, esaudisci l’ultimo desiderio del tuo Papi: o fai il capo del centrodestra, e allora io mi butto a sinistra, oppure si torna a giocare come una volta, quando tutti facevamo le stesse cose, ma almeno a parole fingevamo di essere diversi. Eddai, lascia qualcosa da fare al tuo povero vecchio.
Tuo Silvio.