Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Ci dite perché?”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Settembre 2015 8:07 | Ultimo aggiornamento: 9 Settembre 2015 8:07
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Ci dite perché?"

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Ci dite perché?”

ROMA – “La domanda è semplice, quasi banale – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – perché i nuovi senatori non saranno più eletti dai cittadini, ma nominati dai Consigli regionali, cioè dai partiti col manuale Cencelli?”

L’editoriale di Marco Travaglio: In un anno e mezzo di alati dibattiti sulla riforma costituzionale nata nel gennaio 2013 con il Patto del Nazareno fra lo Spregiudicato e il Pregiudicato chiusi in una stanza, nessuno è ancora riuscito a dare una risposta sensata e comprensibile. E questo la dice lunga sulla confusione mentale, la crassa ignoranza e la totale malafede dei padri ricostituenti. Dicono: il Senato è un inutile doppione della Camera che fa perdere un sacco di tempo nell’approvazione delle leggi. Se così fosse, dovrebbero abolirlo: invece lo mantengono con i suoi enormi costi (tranne quello risibile degli stipendi dei senatori), ma con poteri ridicoli e senza più elezioni. In ogni caso, così non è: l’ufficio studi del Senato calcola che in media ogni legge viene approvata, fra Camera e Senato, in 53 giorni; ogni decreto in 46 giorni; e ogni legge finanziaria in 88 giorni.

Le “perdite di tempo” le fanno i partiti e le correnti, litigando, mercanteggiando, cambiando idea a ogni stormir di fronda; e i governi e le burocrazie ministeriali, dimenticando i decreti attuativi. La doppia lettura è anzi utilissima a evitare il passaggio di svariate porcherie, bloccate proprio dal Senato dopo che i deputati le avevano votate spensieratamente senza neppure sapere cosa stavano facendo. Allora hanno detto quel che ieri Sergio Chiamparino, uno che negli anni pari fa il politico e nei dispari fa il banchiere, dunque si è autopromosso a costituzionalista, ha riassunto su Repubblica: mantenere l’elettività dei senatori “tradirebbe il valore che si vuol dare al nuovo Senato… il luogo dove le Regioni e i territori esprimeranno la loro posizione, influenzando e collaborando con il governo del Paese per trovare soluzioni comuni”. Peccato che questo organismo esista già: si chiama conferenza Stato-Regioni. Eppoi, aggiunge Chiamparino, “il Senato avrà funzioni diverse”: ora, a parte che sulla diversificazione delle funzioni nessuno s’è mai detto contrario, neppure i più strenui avversari della riforma Renzi-Verdini-Boschi (basta leggere le controproposte ripetute da Zagrebelsky nell’appello pubblicato ieri dal Fatto), non si capisce perché un Senato “diverso” non possa essere eletto. Qui arrivano gli esperti di diritto comparato all’amatriciana (compreso Chiamparino), che tirano fuori il Bundesrat tedesco. Che non c’entra nulla.

Intanto nel Bundesrat ci sono i presidenti dei Lander (le regioni), non un’Amata Brancaleone di consiglieri regionali e sindaci sfusi, scelti col bilancino della lottizzazione partitocratica. In secondo luogo, i Lander hanno tradizioni e culture plurisecolari che ne fanno entità autonome orgogliose della propria autonomia e specificità, mentre in Italia i governatori regionali sono scelti dalle segreterie romane, duplicando le burocrazie partitiche dal livello centrale a quello locale. Senza contare che quella regionale è la peggior classe dirigente del Paese, quasi tutta inquisita per ruberie sui rimborsi pubblici o tangenti o sperperi clientelari, o illegittima per firme false. Infine l’Italia esce da dieci anni di Porcellum, con finte elezioni per deputati e senatori nominati dai partiti: un sistema raso al suolo dalla Consulta perchè espropriava gli elettori del diritto fondamentale di scegliersi i rappresentanti. E ora che gli elettori speravano di tornare a contare qualcosa, che fanno i politici? Li privano addirittura della scheda per il Senato (…).