Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Dal sovrano al popolo sovrano”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Gennaio 2015 8:26 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2015 8:27
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Dal sovrano al popolo sovrano"

Giorgio Napolitano (LaPresse)

ROMA – “Dal sovrano al popolo sovrano” è il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sulle pagine del Fatto Quotidiano in edicola oggi, 14 gennaio.

Sono contento di tornare a casa”, dice Re Giorgio alla vigilia dell’abdicazione. Purché, si capisce, “le mie dimissioni non blocchino le riforme” (Repubblica). Ci mancherebbe. E sempre nella “speranza di un segnale di unità” (Corriere). “Un bell’applauso al presidente Napolitano!”, incita il capoclaque Renzi al Parlamento europeo, purtroppo deserto come nemmeno quello italiano.

“Scommetto che il presidente lo eleggiamo subito al quarto scrutinio”, aggiunge il premier, che nei ritagli di tempo è “al lavoro per un 2015 felix”, anche perché “il Patto del Nazareno con Berlusconi tiene” e son soddisfazioni. La stampa di corte assicura che si procede sul “modello Pertini”, anzi sul “modello Fanfani”, senza dimenticare il “modello Andreotti” e il “modello Moro”, ma anche l’“asse con Prodi” e il “disgelo con Bersani”. Del resto, come nota Sofri su Repubblica in una torrenziale e salivare recensione dell’agiografia di Giuliano Ferrara sul Genio di Rignano (Il Royal Baby), “Ferrara sta per Machiavelli, Matteo per il Valentino”. Nel senso del duca Cesare Borgia. Insomma, siamo al “remake del Principe di Machiavelli in formato Renzi”, roba grossa. Ora il nostro Duca (dica!) si accinge a trionfare anche sull’ermo Colle, issandovi – assicurano le gazzette più introdotte nelle segrete stanze – “un notaio alla Einaudi”, difficilmente compatibile col sogno di “un nuovo Pertini”, ma fa lo stesso. L’importante è che sia un “arbitro” che, nell’accezione renzian-valentina, è uno che non si muove, non fischia e non estrae cartellini. Mai. Almeno quando i falli li commette il premier Matteo, sempreché di cognome faccia Renzi (non avrai altro Matteo all’infuori di me). Più che un arbitro, un portachiavi. O una salma. Inutile discutere: a questo giro il presidente si porta così.

Resta da capire chi lo sceglie, il notaio-arbitro-salma-portachiavi che assommerà su di sé i modelli Borgia, Pertini, Einaudi, Fanfani, Andreotti, Moro e Napolitano (un bell’applauso, complimenti per la trasmissione e anche per la rielezione). Il machiavellico Duca Fiorentino un giorno dice che presenta una rosa (con la r minuscola) a B., l’indomani che la mostra solo al Pd, un’altra volta che fa un nome secco e chi ci sta ci sta: tanto, avverte La Stampa, può contare su una falange macedone di “750 voti”, “un pacchetto record”, una roba mai vista. Senza contare “i voti dell’ex M5S Artini” che – udite udite – lavora a “un gruppo unico dei fuorusciti” (Corriere). Emozioni forti. Tutto è bene quel che comincia bene. O, per dirla con Verdone: “Magda, tu mi adori, io ti adoro, lo vedi che la cosa è reciproca?” (…)