Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Diamoci da fare con il referendum”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Maggio 2015 8:28 | Ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2015 8:29
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Diamoci da fare con il referendum"

Matteo Renzi (LaPresse)

ROMA – “Diamoci da fare con il referendum” è il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sulle pagine del Fatto Quotidiano di martedì 5 maggio.

Oggi il mondo della scuola scende in piazza per l’ennesima volta contro l’ennesima controriforma. L’altra sera due insegnanti di scuola media mi hanno fermato dopo un incontro a Bergamo: “Questa riforma dà ai prèsidi il potere di vita o di morte. Glielo dica lei a Renzi: si è mai chiesto che succede se il preside è un coglione o un mascalzone?”. Siccome la filosofia è sempre quella dell’uomo solo (o sòla) al comando, la domanda si attaglia a perfezione anche all’Italicum, approvatoieridallaCamerapiùo meno con gli stessi voti del suo padre naturale, il Porcellum: la leggeCalderolidieciannifapassò a Montecitorio con 323 Sì, quelli del centrodestra; ieri la legge Boschi-Verdini ne ha raccolti 334, appena 11 in più, quelli del centrosinistra (drogati dal decisivo premio di maggioranza incostituzionale del Porcellum). E se il premier è un coglione o un mascalzone?

Gli analfabeti che hanno scritto la legge, ultimo frutto bacato del Nazareno, non si sono neppure posti il problema: come tutti i politicanti da strapazzo, non vedono al di là del proprio naso e non immaginano i danni che può provocare una norma–per sua natura generale e astratta, destinata a durare anni – in futuro, anche quando costoro (almeno si spera) non ci saranno più. Ora non resta che sperare nel presidente Mattarella che – come ha detto a Servizio Pubblico la costituzionalista Lorenza Carlassare – non ha che da leggere la sentenza n.1/2014 della “sua” Consulta sul Porcellum per rispedire alle Camere l’Italicum, che platealmente la tradisce e disattende. Altrimenti, se il Presidente firmerà senza leggere, come il suo predecessore Napolitano, detto la penna più veloce del West, e se anche la Consulta si appecoronerà ai piedi del nuovo padrone d’Italia, bisognerà attivarsi con un referendum abrogativo. E non è detto che questa sia una disgrazia, anzi: dal comitato referendario potrebbe persino sbocciare – come ai tempi di Segni – una nuova leadership di vera opposizione al renzismo arrembante, accanto alle forze che hanno sempre tenuto la barra dritta (M5S, Sel e FdI) e al posto delle anime morte che se la tirano da oppositori ma non lo sono mai stati. Se l’Italicum è passato in terza lettura è anche grazie alla cosiddetta minoranza del Pd, che solo in extremis e fuori tempo massimo ha trovato il coraggio di votare No, dopo aver votato Sì (o essere uscita dall’aula) le altre due volte.

Ed è soprattutto grazie a Forza Italia, che oggi grida al golpe dopo aver collaborato a scrivere e a votare la porcata nei mesi del Nazareno. Senza dimenticare la Lega Nord, che oggi fa fuoco e fiamme, ma l’estate scorsa prestava al governo il suo Calderoli come co-relatore della controriforma del Senato. Gabellare il voto di ieri per un mezzo successo, come fa Bersani, noto esperto in “non vittorie”, è ridicolo: se un Parlamento in maggioranza contrario all’Italicum lo approva – pur con margini risicati – la vittoria è di Renzi, non dei suoi avversari veri o presunti. I quali, certo, potranno fargliela pagare al Senato, dove i numeri del premier sono molto più traballanti. Ma questo riguarda i loro giochini di potere, non l’interesse dei cittadini di riprendersi il diritto di scegliersi i parlamentari. Quel diritto è ancora una volta conculcato. Col trucchetto dei capilista bloccati, entreranno a Montecitorio all’insaputa degli elettori il 60,8% dei deputati: 375 nominati su 630 (nei 100 collegi nazionali, se si votasse oggi, passerebbero i 100 capilista del Pd, i 100 del M5S, i 100 di FI, più quelli della Lega nelle regioni del Nord e degli altri partiti che supereranno qua e là la soglia di sbarramento). E questi – se passasse pure la controriforma del Senato – andrebbero ad aggiungersi ai 100 sindaci e consiglieri regionali nominati senatori dalle Regioni. Cioè:nel Parlamento,che elegge i presidenti della Repubblica e parte dei membri della Consulta e del Csm, siederebbero 475 nominati (due terzi) e 242 eletti (un terzo).

Il record occidentale di antidemocrazia.Vedremo che ne sarà del nuovo Senato, che com’è noto – se si votasse domani – verrebbe eletto col proporzionale puro disegnato dalla Consulta (l’Italicum vale solo per la Camera): per rimpinzarlo di nominati, Renzi dovrà imporre il suo diktat anche a Palazzo Madama. E lì si parrà la nobilitate della sua cosiddetta minoranza interna, che ha più che mai i numeri per salvarci almeno da quello scempio. Al momento, comunque, Renzi ha vinto. Ha vinto con i ricatti indecenti, con le fiducie antidemocratiche e con le solite menzogne (…)