Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: Domani è un altro forno

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Novembre 2014 9:14 | Ultimo aggiornamento: 9 Novembre 2014 9:14
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: Domani è un altro forno

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: Domani è un altro forno

ROMA – Marco Travaglio, editoriale sul Fatto Quotidiano del 9 novembre 2014.

Travaglio parla del Patto del Nazareno dicendo che manca soprattutto a Berlusconi:

Uh quanto gli manca, Berlusconi, a chi da anni va cianciando che manchi a noi. Non se n’è ancora andato, e già gli manca. Il Patto del Nazareno è ben lungi dall’essere archiviato (“scricchiola” appena), e già gli manca.

Il giornalista del Fatto porta come esempio dell’interesse di Berlusconi il fatto che i giornali a lui vicini parlino proprio di questo ultimamente:

Chi volesse capire quanto, non ha che da fare un’eccezione e leggere il Foglio. Non lo fa mai nessuno, ma in questi giorni ne vale la pena: Giuliano Ferrara è così in lutto che ha quasi dimenticato il Papa comunista e la comunione ai separati. Pare si sia addirittura scordato di mangiare.

Ieri, per dire, sei titoli sul caro estinto presunto: “Il Nazareno, i due forni e il carbone”, “Salto nel buio”, “Quanto gode Romano Prodi”, “Il Patto del Grillo”, “Dalla Taverna al winebar”, “Gli scricchiolii del Nazareno rilanciano Prodi al Quirinale”.

Il “problema” del Patto, spiega Travaglio, è che le riforme condivise da Berlusconi e Renzi sono tutte ferme:

Ma sì, dai, l’abbiamo capito che dell’Italicum e della “riforma” del Senato, cioè del Patto del Nazareno ufficiale, non frega niente a nessuno. Il “nuovo Senato”, passato al Senato, è arenato alla Camera e, siccome vogliono già modificarlo, richiederà altre quattro letture: quattro anni minimo, cioè mai. L’Italicum, passato alla Camera, è arenato al Senato e, siccome fa schifo persino a Renzi, richiederà altre due letture: campa cavallo, e gufo.

La vera ciccia è il Patto occulto, cioè quello vero: la spartizione dell’Italia a partire dal Quirinale, ora che Napolitano fa filtrare l’intenzione di sloggiare in tempo per le pulizie di Capodanno. E lì, se il M5S gioca bene la partita – cioè: se la gioca, punto – la Banda Larga faticherà non poco a mandarci la solita muffa.

Poi si parla della politica dei due forni di Renzi, quando sta con Berlusconi, quando sta con Grillo:

A leggere i giornali, pare che la scelta fra B. e Grillo come partner di Renzi per le scelte di “sistema” che esulano dalla bottega quotidiana di governo sia un gioco di società, tipo Risiko. Si parla dei “due forni di Renzi”, come già di Andreotti che a fine anni 70 ricattava il Pci e il Psi con la minaccia di usare i voti degli uni o degli altri “a seconda di chi fa il prezzo del pane più basso”.

Altri tempi, altro pane. Oggi i due forni presentano due menu diversi, anzi opposti. Se Renzi sceglie il forno berlusconiano, è per servire agli italiani i soliti piatti immangiabili. Se sceglie il forno grillesco, è per cambiare minestra, forse addirittura in meglio. Lo si è visto con la Consulta e il Csm.

Il forno di B. sfornava i Violante, Catricalà, Bruno, Caramazza e le Bene incompatibili. Il forno di G. ha sfornato due prof indipendenti e autorevoli. L’altroieri non un manettaro di passaggio, ma il governatore Visco ha chiesto una legge severa sull’autoriciclaggio subito contro la corruzione, l’evasione e la mafia: le tre fosse delle marianne che inghiottono centinaia di miliardi l’anno, costringendo gli italiani onesti a pagare più tasse del dovuto.

Sappiamo bene perché il governo non può fare una cara mazza: B. non vuole e il Patto occulto parla chiaro. I 5Stelle sono lì, a disposizione da un anno con proposte serie, e anche la parte migliore del Pd. Se Renzi sceglie il forno giusto, può rendere un buon servizio al Paese: molto meglio delle autoblu su eBay, della spending desaparecida e degli eterni tagli lineari a enti locali e ministeri.

Lo stesso vale per la legge elettorale: se Renzi vuole che siano i cittadini a scegliere, un accordo coi 5Stelle lo trova; se vuole che sia sempre la Banda Larga, fa bene a tenersi B. Idem per il Quirinale. Se Renzi vuole un presidente à la carte, che gli sciolga le Camere e gli firmi i decreti quando vuole lui, l’asse con B. è perfetto. S

e vuole una figura di garanzia che restituisca prestigio e legalità costituzionale alla massima istituzione della Repubblica, la strada è quella seguita per la Consulta. I 5Stelle hanno tanti difetti, dicono e fanno un sacco di cazzate. Ma sulla terzietà delle istituzioni han sempre tenuto la barra dritta.

Perché il Pd non studia un sistema di primarie nei gazebo o sul web per sondare gli iscritti sui candidati preferiti per il Colle? I 5Stelle rifaranno le loro Quirinarie. E magari alla fine le due basi si scopriranno meno distanti e più ragionevoli dei vertici. I nomi migliori li conosciamo tutti. Meglio non farli, sennò poi Ferrara si suicida con un’overdose di supplì.