Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Esci da quel corpo!”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 agosto 2015 8:09 | Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2015 8:09
La prima pagina del Fatto Quotidiano

La prima pagina del Fatto Quotidiano

ROMA – “Chiamate padre Amorth, o chi per lui – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – Perché per Renzi ormai ci vuole l’esorcista: è chiaro che il suo corpo è posseduto da un diavoletto che gli fa dire e soprattutto fare cose che il Matteo d’antan, quello che scaldava i cuori del popolo Pd e vinceva le primarie in carrozza (contro Gianni Cuperlo), non avrebbe mai detto né fatto”.

L’editoriale di Marco Travaglio: Anzi, avrebbe aborrito come tipiche della “vecchia nomenklatura” che lui voleva a tutti i costi “rottamare”. L’ultima è la tirata in difesa della sua lottizzazione della Rai contro “questa retorica insopportabile della società civile da contrapporre al partito (come se il Pd fosse la società incivile). Continuiamo con il meccanismo del passato per cui chi viene dai movimenti e dai girotondi è per definizione più bravo di chi sta nei circoli?”. Pare quasi che il vecchio centrosinistra, gestito dai vari D’Alema, Fassino, Rutelli, Veltroni, Bersani ed Epifani, fosse infestato da esponenti dei movimenti e dei girotondi, insomma della società civile, piazzati dappertutto dal partito in odio al partito. Forse ci siamo persi qualche passaggio: ma chi sarebbero, di grazia, i girotondini che hanno dominato il Pds-Ds-Margherita-Pd e tutto l’indotto statale e parastatale negli ultimi vent’anni? Nanni Moretti è mai stato segretario del partito? O Paul Ginsborg premier? O Pancho Pardi presidente della Rai? O Paolo Flores d’Arcais ministro della Cultura? Non risulterebbe proprio.

Nella Seconda Repubblica i politici hanno continuato imperterriti a fare ciò che facevano nella Prima, quando almeno c’era un Enrico Berlinguer, non proprio uno zuzzurellone, che denunciava – nell’intervista del 1981 a Eugenio Scalfari sulla questione morale – lo scandalo dei partiti: “Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai, alcuni grandi giornali. Tutto è già lottizzato e spartito e tutto si vorrebbe lottizzare e spartire”.

E dal 2010 fu proprio Renzi a echeggiare quei concetti berlingueriani (e anche un bel po’ grillini) che erano musica per le orecchie della base e fumo negli occhi dei vertici. “Un partito democratico che funziona – diceva Matteo – dà spazio, dentro il suo corpo robusto, al protagonismo sia degli amministratori periferici sia della società civile” (29.5.2012). “Io ho un’idea di partito che è mare e non stagno, non fatto da addetti ai lavori, ma da persone normali. Per me il partito deve essere qualcosa di leggero mentre il gruppo dirigente del Pd ha un’idea ottocentesca. Gli italiani ci chiedono qualcosa di diverso” (17.6.2012).

“Isindaci rappresentano oggi la frontiera più avanzata della società civile” (16.1.2014). Un altro cavallo di battaglia popolarissimo erano le nomine, da farsi non più per tessera, ma per competenza. E, anche lì, società civile come se piovesse. Alla Leopolda 2011 il professor Luigi Zingales denunciò la demeritocrazia italiota: “L’Italia è governata dai peggiori: l’80% dei manager dichiara che la prima strada per il successo è la conoscenza di una persona importante, poi ci sono lealtà e obbedienza, la competenza è solo quinta”. E Renzi dietro: “Vogliamo un’Italia fondata sul merito, sulla conoscenza e non sulle conoscenze”. Nell’aprile 2013 aggiunse, parlando di Finmeccanica: “Quante volte la politica ha messo nei cda gli amici degli amici, anziché mettere persone competenti”. Infatti poi a Finmeccanica ha piazzato l’amico Fabrizio Landi, imprenditore della sanità e leopoldista di quattro anni fa; all’Enel l’amico Alberto Bianchi, curatore delle Leopolde; alle Poste l’amica Elisabetta Fabbri, albergatrice; alle Fs Simonetta Giordani, leopoldista annata 2011; al Demanio Roberto Reggi, amico suo; e all’Eni addirittura tre amici: Diva Moriani, braccio destro di un finanziatore della Leopolda, Marco Seracini, presidente del collegio sindacale di Stazione Leopolda srl e – ma tu guarda – Zingales (poi prontamente fuggito). Più che le conoscenze, conta la conoscenza: di Renzi.

Su Viale Mazzini, poi, il Rottamatore pontificava: “Via i partiti dalla Rai, via dalle nomine nei Cda. L’ho detto a Servizio Pubblico, ma lo diciamo fin dalla Leopolda” (19.4.2012). “Costi quel che costi, io ho intenzione di togliere la Rai ai partiti. Se siamo rottamatori vuol dire che lo siamo non per finta. Io non ho mai parlato con i vertici Rai e trovo folle che ora si pensi che la Rai sia nelle mani del Pd. La Rai non è né dei sindacalisti né dei candidati dei partiti che mettono bocca sui nomi anche delle ultime nomine” (16.5.2012). “Quando scelgo una persona, cerco di metterla competente, svincolata dalle tessere del partito, capace di fare le cose che deve fare” (18.6.2012). “Il Pd deve tener fuori l’interesse del singolo partito e portare dentro la Rai politica con la P maiuscola. Una sfida alta, senza interessi di bottega, superando il piccolo cabotaggio di quei politici che cercano di avere un servizio in più nel tg regionale delle 22” (14.4.2014). “Niente paura. Il futuro arriverà anche alla Rai. Senza ordini dei partiti. Io non ho mai incontrato né il presidente né l’Ad della Rai. Voglio che sia di tutti e non dei partiti, perciò non metterò mai bocca su palinsesti, conduttori e direttori, ma anche la Rai deve fare la sua parte in questa operazione di redistribuzione” (13.5.2014). “Fuori i partiti dalla Rai, mai più nomine politiche. In passato i partiti hanno già messo troppo bocca sulla Rai. Io invece non metterò mai il mio partito nelle condizioni di prendere decisioni sulla Rai” (19.5.2014). “A quelli che vogliono fare carriera in Rai dico: state lontani da me perché in questi termini non conto niente…” (1.6.2014). “La Rai va tolta ai partiti per ridarla al Paese” (30.7.2014). “La Rai non è il posto dove i singoli partiti vanno e mettono i loro personaggi, ma è un pezzo dell’identità culturale ed educativa del Paese” (22.2.2015). Ora, alla Rai, ha sistemato il suo ghostwriter Guelfo Guelfi, l’ex segretaria di Orfini, Rita Borioni, e l’amico leopoldiano Antonio Campo Dall’Orto, e ha lasciato che FI e Ncd facessero altrettanto evitando accuratamente il benché minimo esperto di tv (…).