Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Forza Isabella”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Aprile 2015 8:12 | Ultimo aggiornamento: 15 Aprile 2015 8:12
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Forza Isabella"

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Forza Isabella”

ROMA – “Lunedì sera, una volta tanto, valeva la pena di guardare i talk show – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – Su La7, in rapida successione, sono sfilati Massimo D’Alema (a Otto e mezzo) e Isabella Conti (a Piazzapulita). D’Alema è l’archetipo del vecchio centrosinistra, che nessuno vorrebbe mai più vedere e invece non muore mai, ma cambia soltanto faccia, infatti quello “nuovo” dell’èra renzista è molto simile a quello rottamato”.

L’articolo di Marco Travaglio: La Conti è il simbolo di un nuovo Pd che però non vince mai, se non magari in un piccolo comune dell’Emilia, San Lazzaro di Savena, dove la giovane Conti è sindaco. Se Renzi non ha visto in diretta quelle due facce e non ha ascoltato i loro discorsi, gli consigliamo di procurarsi le registrazioni. Gli potrebbero essere utili, volendo, per un primo bilancio della sua “rottamazione”. D’Alema è indubbiamente un rottamato: praticamente l’unico. Ma ne valeva la pena?

A sentirlo parlare con disprezzo delle critiche della stampa, dei presunti abusi nella pubblicazione delle intercettazioni, del sacrosanto diritto di prendere soldi dalla coop Cpl Concordia ora invischiata in storie di tangenti e camorra, del sacrosanto dovere di non restituirli perché c’è la presunzione d’innocenza e gli arrestati potrebbero poi venire assolti, della santa privacy che copre i finanziatori delle fondazioni dei politici, sorge spontanea una domanda: che differenza c’è fra D’Alema e i Renzi Boys, che manifestano allergia alle critiche, vogliono imbavagliare i giornali sulle intercettazioni, non restituiscono i soldi ricevuti dalla coop 29 Giugno di Buzzi&Carminati (arrestati per Mafia Capitale) e dai capi della Cpl Concordia (in galera per mazzette e rapporti col clan Iovine), si trincerano dietro la presunzione d’innocenza fino a Cassazione e tengono segreti i nomi dei donatori alle cene di raccolta fondi con la scusa della privacy?

Poi parla Isabella Conti, 32 anni, da meno di uno sindaco di un comune di 32 mila abitanti alle porte di Bologna. Parla e si vede che crede in quello che dice, perché prima di parlare ha fatto due gesti tutt’altro che simbolici. L’anno scorso, appena eletta, ha bloccato un progetto milionario di speculazione immobiliar-edilizia, la solita colata di cemento appaltata alle solite coop, per un complesso di 582 alloggi, scuola e centro sportivo, ereditato dall’amministrazione precedente. Poi, a dicembre, si è presentata ai Carabinieri per denunciare le pressioni e le minacce subìte da esponenti della sua stessa area politica per farla tornare sui suoi passi. Frasi del tipo: “Ma questa cosa vuole fare? Passare un guaio? Ha intenzione di farsi mettere sotto da una macchina?” (…).