Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Galli della Razza”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Giugno 2015 8:37 | Ultimo aggiornamento: 25 Giugno 2015 8:37
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Galli della Razza"

Migranti (LaPresse)

ROMA – “Galli della Razza” è il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sulle pagine del Fatto Quotidiano di giovedì 25 giugno.

Grandi notizie sul fronte immigrazione. Ieri Matteo Renzi ha finalmente calato l’asso che teneva nella manica senza condividerlo con nessuno: il famoso Piano B che, in assenza di un Piano A, è manna dal cielo. Tenetevi forte, perché è roba grossa.

1) “Chiediamo all’Europa di fare la sua parte”. Bene, bravo, bis, gliele ha cantate chiare.Peccato che le sue parole siano gli stessi gargarismi di tutti i governi italiani di ogni specie e colore degli ultimi 10 anni: l’Europa deve fare,l’Europa deve intervenire, l’Europa si faccia carico, l’Europa ci aiuti. Purtroppo anche la risposta dell’Europa è sempre la stessa: dov’èscritto che l’Ue deve fare qualcosa? Avete firmato il trattato di Dublino che affida al paese di primo approdo l’accoglienza di chi chiede asilo, dunque vedetevela voi. O si cambia il trattato, o parlare di Europa è come lanciare la palla in tribuna.

2) “La sinistra non deve avere paura del concetto di rimpatrio. Per chi arriva in Italia senza titolo le procedure di rimpatrio devono essere velocizzate”. Monsieur De Lapalisse, al confronto, era un originalone. Il rimpatrio, cioè l’espulsione dei clandestini o irregolari, è previsto da 25 anni dalle leggi dello Stato: la Martelli del 1990,la Turco-Napolitano del 1998 e la Bossi-Fini del 2002 tuttora in vigore, visto che nessun governo l’ha poi cancellata. Dire che “i rimpatri non sono un tabù” è come dire che la neve è bianca, il cielo è azzurro, l’acqua è bagnata e Renzi è un chiacchierone: i rimpatri non sono un tabù, sono la legge. Ma se ne fanno pochissimi, perché prima bisogna identificare il clandestino, scoprire chi è e da dove viene, dimostrarlo al paese d’origine che altrimenti non se lo riprende, verificare che non abbia processi pendenti sennò resta qui fino alla Cassazione, e alla fine di tutto trovare i soldi per metterlo su un aereo visto che gli scafisti fanno viaggi di sola andata. E i soldi di solito non ci sono, visto che tutti gli ultimi governi non fanno che tagliare i fondi alle forze dell’ordine. Ora poi che il rapporto fra l’immigrazione economica di chi cerca lavoro e l’immigrazione politico-umanitaria di chi fugge da guerre (spessoinnescatedanoi,vedi Libia), carestie e persecuzioni, si è ribaltato da 60/40 a 40/60, l’idea di risolvere il problema coi rimpatri è demenziale. Per rimpatriare qualcuno bisogna prima accertare che non abbia diritto di asilo, cioè identificarlo (…)