Rassegna Stampa

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Che gelida manina”

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Che gelida manina"

Dambuoso-Lupo

ROMA – “Che gelida manina”, questo il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sulle pagine del Fatto Quotidiano del 12 febbraio:

Il ceffone sferrato dall’onorevole questore Stefano Dambruoso alla deputata Loredana Lupo non è uno schiaffo, manrovescio, sberla, scapaccione, sventola, pizza, timpuluni. Tecnicamente si chiama “contatto accidentale” nell’ambito di un “controllo attivo che fa carico a chiunque svolga un’opera di controllo”, frutto di “obbligo giuridico, oltre che morale” e “di coscienza”. Anzi, lo sarebbe se fosse esistito. Ma per fortuna s’è trattato di un’“illusione ottica e percettiva” dovuta a “immagini” abilmente manipolate dalla Spektre grillina con “interruzioni” e “dilatazioni artificiali” che hanno allungato il braccio destro del questore, ingigantito la sua mano destra e abbreviato la distanza con la guancia sinistra della collega, dando l’impressione fuorviante di una violenza di cui la malcapitata ha creduto di avvertire le spiacevoli conseguenze. Il fatto che ora giri con la faccia striata da cinque dita rosse non si spiega che con l’abile opera dei maestri pittori a cinque stelle. È la memoria difensiva presentata dal questore Dambruoso all’Ufficio di Presidenza della Camera. Il nostro eroe si dipinge vittima di un’odiosa “gogna mediatica” e di “esplicite minacce”, ragion per cui, dopo aver menato una deputata, la Camera ha dato la scorta a lui e non alla deputata. Segue una minuziosa ricostruzione dei “fatti”. Una via di mezzo fra l’assalto a Fort Apache, la presa della Bastiglia e “Scene di caccia in bassa Baviera”. Il questore picchiatore ha dovuto “fronteggiare” con le nude mani “un vero e proprio assalto alla Presidenza e ai banchi del Governo”. Qui s’impone una dotta digressione semantica sul “significato del verbo ‘sovraintendere’”. Già, perché a norma di regolamento i deputati questori “sovraintendono al mantenimento dell’ordine e della sicurezza”. E lui, modestamente, ha sovrainteso. Scudo umano del governo di larghe sovraintese, ha interpretato il verbo in senso “inequivocabilmente letterale”: “vigilare, controllare, assumere il mantenimento di determinata situazione”.

E “quando era ormai chiaro che l’aggressione aveva avuto un’escalation”, ha compiuto il suo “dovere”, sprezzante del pericolo. Già, ma per far cosa? A riga 95 si arriva finalmente al “contatto con la collega Lupo”: “Devo fermamente ribadire che – come risulta dalle immagini – io non sono andato allo scontro con la collega, non io ho provocato o fomentato il contatto”. Lui no, non lui. “Al contrario”: era “distante a sufficienza dal luogo della mischia, per non esserne coinvolto”. È la guancia lubrica della provocatrice che, allargandosi verso di lui, ha provocato il suo braccino inerme tentando di “aggirare il muro creato a protezione della Presidenza”. La cronaca è drammatica. “Cerco di fermarla nell’atto di sfondamento. Non ci riesco. Quindi mi rimane solo una possibilità”. Menarla? Nossignori, non sia mai. “Allungare il braccio in modo da creare un ostacolo tra lei e il banco del governo, dove peraltro si trova un rappresentante seduto”. L’Erinni indiavolata l’avrebbe fatto a brandelli. “Sono istanti”. Poi l’“illusione ottica e percettiva” del “contatto che tanto ha destato scalpore”, ma “non è certo frutto di azione intenzionale”. Bensì “accidentale”. A sua insaputa. Gli è partito il braccio come al Dottor Strana-more. Non in avanti, però: di lato (…)

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