Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Giuliano da Enfasi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Marzo 2015 8:17 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2015 8:17
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Giuliano da Enfasi"

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Giuliano da Enfasi”

ROMA – Ragazzi, tenetevi forte perché è in arrivo la “Generazione X”, quella dei “trenta-quarantenni impegnati a cambiare le cose” – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – Lo comunica, con l’enfasi dovuta all’Evento, il mensile IL (che vuol dire “Idee e Lifestyle”, mica cazzi) allegato al Sole 24 Ore, con un faccia a faccia “in anteprima” fra “due intellettuali europei sulle responsabilità di una generazione che si è finalmente svegliata”. E chi sono i due cervelloni? Giuliano da Empoli e Raphaël Glucksmann”.

L’articolo di Marco Travaglio: Il primo è figlio di Antonio da Empoli, economista già consigliere di Craxi; il secondo è figlio di André Glucksmann, “nouveau philosophe” anni 70. Il che naturalmente non vuol dire che non brillino di luce propria. Il francese, 35 anni, ha partecipato alle rivoluzioni ucraine del 2004 e del 2014 e fu consigliere del presidente democratico georgiano Saakashvili. L’italiano, pur nato a Neuilly-sur-Seine (Parigi), di anni ne ha 39 e ha trovato l’America in Italia, dove vanta una collezione di poltrone che nemmeno Divani & Divani: laureato alla Sapienza con Sabino Cassese (ottima alternativa all’ufficio di collocamento, specie per i figli di papà), nel 1996 pubblica il suo primo libro Un grande futuro dietro di noi sulla questione giovanile in Occidente e pure in Italia, risolvendo subito la sua: a 23 anni è consigliere del ministro delle Comunicazioni, Maccanico, nel governo Prodi-1 (1996-98), poi della Presidenza del Consiglio nei governi D’Alema e Amato (1999-2001), infine del ministro della Cultura, Rutelli, nel Prodi-2 (2006-08). Intanto scrive libri ed editoriali per il Sole, il Corriere, Repubblica e il Riformista. Il tempo di guardarsi intorno e agguantare un posto nel Cda della Biennale di Venezia e uno sgabello di amministratore delegato di Marsilio Editore, poi eccolo di nuovo in groppa al cavallo vincente: Renzi, che lo promuove testa d’uovo del suo think tank Big Bang, poi nel 2009 assessore comunale alla Cultura (“Matteo mi ha colto alla sprovvista, non sapevo che si potesse diventare assessori dalla sera alla mattina. Mi piace il punto 79 dei 100 di Renzi, l’iniziativa ‘ La mi porti un bacione a Firenze’…”), presidente del Gabinetto Vieusseux, infine consigliere politico a Palazzo Chigi. Lui in cambio mette a disposizione le sue relazioni internazionali (è membro dell’associazione Italia-Usa) facendogli conoscere Kerry, Kennedy e Tony Blair, ma purtroppo non la lingua inglese. Il tipico ragazzo venuto dal nulla che s’è fatto da sé. Di qui l’idea geniale di Christian Rocca, direttore di IL, incidentalmente renziano sfegatato, di aviotrasportarlo da Empoli a Parigi.