Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Il Cortigiano Johnny”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 luglio 2015 8:26 | Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2015 8:27
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Il Cortigiano Johnny"

Gianni Riotta (LaPresse)

ROMA – “Il Cortigiano Johnny” è il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sulle pagine del Fatto Quotidiano di giovedì 23 luglio.

Non che gli ascolti in tv siano tutto: ci sono anche programmi bellissimi che raccolgono poco share. Purtroppo non è il caso di quello condotto da Gianni Riotta su Rai3 al posto di Ballarò, di cui ha prima dimezzato e poi ridotto a un terzo il pubblico. E così, nel giro di due settimane, ha messo d’accordo i critici e i telespettatori, candidandosi alla palma del Telecane di tutti i tempi per il più brutto talk show della storia della televisione italiana e forse mondiale, in bianco e nero e a colori. L’indice, anzi il mignolo di gradimento registra percentuali da albumina: roba che, se tornasse il monoscopio, avrebbe più ritmo e più brio, raccoglierebbe più gente e costerebbe pure meno.

Già il titolo, 47-35 Parallelo Italia , non aiuta: c’è chi l’ha scambiato per una nuova sigla di radiotaxi e telefona compulsivamente al 4735, col prefisso della propria città, quando trova occupati gli altri centralini. Poi ci sono i contenuti, si fa per dire, che Johnny Raiotta così sintetizzò alla vigilia: “Racconteremo ciò che funziona e ciò che non funziona in Italia”. L’impressione è che, a suo avviso, ciò che funziona sia il governo e ciò che non funziona siano le opposizioni. Ma, per dire che il governo funziona, basta e avanza l’ufficio stampa di Palazzo Chigi, comunque più prudente di Tg1, Tg2, Tg3 e Porta a Porta (ultimamente Vespa, al confronto di Riotta, pare Che Guevara).

“Non so se faremo ascolti, ma se parli all’intelligenza degli italiani il pubblico ti premia. Se non ti segue, hai sbagliato qualcosa”. Ecco, la seconda che hai detto. Non era mai accaduto che un programma finisse tra lanci di bottiglie (all’incolpevole Malika Ayane, trovatasi inopinatamente fra il pubblico e il conduttore) e tumulti di piazza, con Johnny che attaccala polizia come ai bei tempi dell’ultrasinistra. Qualcuno insinua che il giornalista puntasse alla direzione del Tg3, ma noi non ci crediamo: per chi ha diretto il Tg1 e il Sole 24 ore, sarebbe una diminutio inaccettabile.

No, il suo proposito era “l’innovazione”: fargliela vedere a quei be-ceri conduttori di talk show,sempre lì a cercare il pelo nell’uovo di un paese così ben governato, come si fa l’informazione 2.0, anzi 47-35. Infatti,nella prima puntata, ripeteva a pappagallo: “Questo non è un talk show”. E tutti a domandarsi: e che minchia sarà, allora? Poi è arrivata la risposta: è una boiata. L’ottimismo obbligatorio e la retorica delle “buone notizie”sono noia allo stato puro, specie se la buona notizia è Expo (il più grande flop della storia d’Italia dopo 47-35 Parallelo Italia) (…).