Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Il Partito della Dazione”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Maggio 2015 8:09 | Ultimo aggiornamento: 8 Maggio 2015 8:09
marco travaglio fatto quotidiano

La prima pagina del Fatto Quotidiano

ROMA – “Il Partito della Dazione” è il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sulle pagine del Fatto Quotidiano di venerdì 8 maggio.

Scusi, presidente Matteo Renzi, lei conosce Attilio Malafronte da Pompei,arrestato a gennaio per induzione indebita a dare o promettere utilità (la vecchia concussione per induzione), e tuttora indagato per quel reato con l’accusa di aver lucrato sulle sepolture dei defunti al cimitero? Lo sa che, perquisendo casa sua, la polizia sequestrò un fucile calibro 12, una canna per fucile e 30 cartucce? Se non lo conosce, che aspetta a informarsi sul suo conto, visto che è candidato a Napoli con la lista Campania in Rete, alleata del Pd dell’aspirante governatore Vincenzo De Luca, e rischia di diventare consigliere regionale sotto le insegne del suo Pd? Come purtroppo il nostro giornale denuncia da mesi, e ieri Roberto Saviano ha confermato con un’intervista definitiva all’Huffington Post, il maggior partito d’Italia, quello che governa praticamente da solo, si elegge il presidente della Repubblica praticamente da solo, cambia la legge elettorale praticamente da solo, modifica la Costituzione praticamente da solo, cioè il Pd, sta subendo una mutazione antropologica che va addirittura oltre tutti gli scandali che l’hanno coinvolto nel passato.

Partito con il sacrosanto slogan della “rottamazione”, Renzi ha fatto esattamente l’opposto. Prima ha imbarcato tutto il vecchio ceto politico-finanziario-imprenditoriale che si è genuflesso ai suoi piedi (e questo si chiama “riciclaggio”). Poi ha spazzato via i pochissimi che si mettevano di traverso (e questa si chiama “epurazione”). Infine ha lasciato mano libera ai ras, ai cacicchi e ai caperonzoli locali che non solo al Sud dalla Campania alla Sicilia, ma anche al Nord dalla Toscana alla Liguria su su fino a Bolzano, riempiono le liste del Pd o sue alleate di ex berlusconiani ed ex fascisti in libera uscita (e questo si chiama “trasformismo”), oltreché di inquisiti, condannati e soprattutto di impresentabili per motivi etico-politici, spesso ancor più gravi di quelli giudiziari (e questa si chiama “questione morale”). Il candidato sindaco a Bolzano è indagato. La candidata presidente della Liguria è indagata. Il candidato ripresidente della Toscana è indagato. Il candidato presidente della Campania è indagato. E su di lui, cioè su De Luca, attuale sindaco (decaduto) di Salerno, ci dedichiamo da quando è nato il Fatto. Non sono bastati gli innumerevoli rinvii a giudizio per reati gravi contro la Pubblica amministrazione, né la condanna poi prescritta in un processo per smaltimento abusivo di rifiuti, né la recente condanna in primo grado per abuso d’ufficio (per aver inventato una carica inesistente per piazzare un amico), per fermare la sua corsa prima alle primarie e poi alle Regionali.

Del resto, De Luca ha buon gioco a ricordare che Renzi gli indagati li ha portati nel suo governo come viceministri e sottosegretari: Bubbico (poi assolto), Del Basso de Caro (poi archiviato), Barracciu, De Filippo, Faraone e Castiglione. Il tutto con la decisiva argomentazione che “la presunzione di innocenza vale fino alla sentenza definitiva”, dunque c’è tempo. Intanto, largo alla presunzione d’indecenza politica emorale.Così,afuriadidistrarsie distrarre l’opinione pubblica con questo camouflage e quel trompe-l’œil, ciascuno a livello locale si fa gli affari propri. Ciò che conta è vincereaqualunquecostoperfargliela vedere ai gufi e ai rosiconi, senza andare troppo per il sottile. Anche a costo di imbarcare candidati berlusconiani, cosentiniani, dellutriani e cuffariani, con la nobile scusa di attrarre voti “moderati” in vista del partito unico, il Partito della Nazione. Solo che “moderato”, in certe zone, è sinonimo di camorrista, di mafioso, di ‘ndranghetista, di tangentista. E Nazione fa rima con Dazione. Crisafulli non è più neppure indagato (almeno dice lui), ma fu immortalato ad abbracciare affettuosamente il boss di Enna, Bevilacqua: ora è candidato a sindaco di Enna, dopo regolari primarie che nessuno da Roma ha bloccato. Ad Agrigento non si riesce più a distinguere Forza Italia modello Dell’Utri, l’Udc modello Cuffaro e il Pd, infatti han partecipato tutti e tre i partiti alle primarie di centrosinistra. In Campania, al seguito del condannato in primo grado De Luca, corrono gli amici e i compari di Nicola Cosentino (detto Nick ‘o Mericano, attualmente in carcere per camorra), camuffati in almeno tre liste dai nomi soavi: Campania in Rete, Campania Libera e Centro Democratico. E, visto che non si butta via nulla, c’è di tutto (…)