Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “L’antirenzismo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Giugno 2015 8:22 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2015 8:22
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "L’antirenzismo"

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “L’antirenzismo”

ROMA – “Uno spettro aleggia sulla scena politica da domenica sera: si chiama “antirenzismo”. Ai ballottaggi – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – nei 18 comuni capoluogo e in altri grossi centri, il Pd c’era quasi sempre, ora contro il centrodestra ora contro i 5Stelle. Ma la metà delle volte ha perso: perché le due opposizioni hanno fatto massa contro un unico obiettivo”.

L’articolo di Marco Travaglio: Che non è tanto il Pd, ormai ridotto a bivacco di ridicoli. Ma Matteo Renzi. In 70 anni di storia repubblicana solo altri tre premier si erano attirati nell’opinione pubblica un’ondata di antipatizzanti paragonabile a quella che si è coagulata contro Renzi: Fanfani, Craxi e Berlusconi. Tre leader ai quali Matteo dichiaratamente si ispira o comunque per certi versi somiglia. Chiacchierone, toscanaccio e spavaldo come Amintore; protervo, sbruffone e un po’ ducesco come Bettino; autoritario, bugiardo e piacione come Silvio. Di questa tipologia umana e politica, Montanelli diceva nel 1983 parlando di Craxi: “Ha una spiccata – e funesta – propensione a considerare nemici tutti coloro che non si rassegnano a fargli da servitori. Sono pochi, intendiamoci, i politici immuni da questo vizio. Ma alcuni di essi sanno almeno mascherarlo. Craxi è di quelli che l’ostentano sino a esporsi all’accusa di ‘culto della personalità’: ‘un culto’… che potrebbe procurargli guai seri. Non perché a noi italiani certi atteggiamenti dispiacciano, anzi. Ma perché in fatto di guappi siamo diventati, dopo Mussolini, molto più esigenti: quelli di cartone li annusiamo subito”. Un ritratto che si attaglia a perfezione anche a Fanfani, protagonista di rovinose cadute e prodigiose risalite (il Rieccolo o il Misirizzi, lo chiamava il vecchio Indro), a Berlusconi e a Renzi. Con la differenza che, per disamorarsi di Craxi, gl’italiani impiegarono dieci anni, per averne abbastanza di Berlusconi ne fecero passare venti, e le prime falle nel cargo del vincitore renziano si aprono dopo appena un anno e mezzo. Ma ciò che dovrebbe allarmarlo di più non è il calo fisiologico di consensi del suo partito e del suo governo, che hanno scontentato molti e accontentato pochi. È la comparsa di quell’“ismo”, preceduto dal prefisso “anti”, che porta in mezzo il suo nome. Un fenomeno tipico dei capi e capetti che suscitano grandi simpatie, ma anche specularmente fortissime antipatie: Fanfani fu accusato di “fanfascismo”; Craxi di giocare anche fisiognomicamente al piccolo duce con il presidenzialismo, la pelata, la mascella volitiva e l’assonanza Bettino-Benito; Berlusconi e Renzi di attentare alla Costituzione con le loro controriforme tendenzialmente autoritarie. Il piglio bullesco a molti piace, ma almeno altrettanti spaventa (…).