Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Lotta contigua”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Giugno 2015 8:25 | Ultimo aggiornamento: 24 Giugno 2015 8:25
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Lotta contigua"

Adriano Sofri (LaPresse)

ROMA – “Lotta contigua” è il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sulle pagine del Fatto Quotidiano di mercoledì 24 giugno.

È con sincero rammarico che apprendiamo la notizia della rinuncia di Adriano Sofri–ex leader di Lotta continua condannato a 22 anni in quanto mandante dell’assassinio del commissario Luigi Calabresi – a partecipare agli Stati Generali sull’Esecuzione della Pena, organizzati dal ministero della Giustizia, in qualità di esperto di “Cultura, istruzione e sport nel carcere” (soprattutto sport). Rinuncia seguita alle polemiche dei soliti sofistici, tipo alcuni sindacati di polizia e Mario Calabresi, figlio del commissario assassinato e direttore de La Stampa, che si è addirittura permesso di chiedere spiegazioni al ministro Andrea Orlando, come se in Italia le vittime dei reati e i loro parenti avessero diritto di parola.

Rinuncia comunicata dal noto mandante pregiudicato con una nota giustamente risentita contro chi ha“sollevato un piccolo chiasso attorno alla mia ‘nomina’” e motivata col fatto che lui ne ha “abbastanza delle fesserie in genere e delle fesserie promozionali in particolare”. In attesa di sapere chi si autopromuoverebbe dicendo fesserie sul suo conto, a parte lui, diciamo subito che orbare l’insigne consesso, non a caso denominato“StatiGenerali”(e destinato – immaginiamo – a tenersi nella reggia di Versailles), di una così preclara presenza sarebbe un errore imperdonabile. E un’occasione mancata. Nessuno meglio di Sofri,che dei 22 anni di pena è riuscito a scontarne a malapena 7, peraltro seguitando a scrivere per vari giornali di destra e di sinistra e a pontificare con interviste a destra e a manca dalla cella di Pisa, e uscendo poi per gravissimi problemi di salute da cui si è prontamente e fortunatamente ripreso,potrebbe illustrare all’inclita e al colto il concetto tutto italiano di “certezza della pena”.

Anzi, la sede di Versailles per l’augusto simposio consentirebbe la presenza aggiuntiva del suo complice Giorgio Pietrostefani, l’altro mandante del delitto Calabresi e anche lui condannato a 22anni, che ha scontato solo in minuscola parte perché dal 24 gennaio 2000 è felicemente latitante proprio a Parigi: latitante si fa per dire, visto che nessuno degli otto governi da allora succedutisi ha mai mosso un dito per ottenerne l’estradizione.Entrambi,Sofri e Pietrostefani, potrebbero insegnare alle giovani generazioni come ordinare un omicidio,scontare meno di un terzo della pena e al contempo tirarsela da intellettuali e da vittime innocenti della malagiustizia, e venire persino creduti; previa iscrizione alla lobby giusta, si capisce (…).