Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Mai dire mafia…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Settembre 2015 8:23 | Ultimo aggiornamento: 17 Settembre 2015 8:23
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Mai dire mafia..."

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Mai dire mafia…”

ROMA – Non si può dire che ci sono intere regioni in mano alla mafia. Questa è una rappresentazione macchiettistica! Chi l’ha detto – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – Berlusconi? Mangano? Dell’Utri? Cosentino? Carminati? Buzzi? No, Matteo Renzi lunedì sera a Otto e mezzo.

L’editoriale di Marco Travaglio: Federico Rampini gli aveva garbatamente fatto notare che non si può predicare il rispetto delle regole ai migranti appena sbarcati in Italia, quando intere regioni del Paese sono in mano al crimine organizzato. E il premier, per tutta risposta, se n’è uscito con questo bel manifesto del negazionismo mafioso che, come tutte le vaccate che dice e che fa, è passato inosservato, grazie al letargo che ha colto tutti coloro che insorgevano sdegnati quando le stesse cose le diceva B. Il Fanciullino ha sempre l’aria svagata e cazzara di quello che improvvisa, che la butta lì senza pensarci. Errore: negare la presenza pervasiva delle mafie in molte zone d’Italia contro ogni evidenza fattuale fa parte di un progetto politico e comunicativo (che poi sono la stessa cosa per chi confonde la politica con Twitter), riassumibile nel vecchio “tutto va ben madama la marchesa”.

Eppure il 2 marzo 2014, appena salito a Palazzo Chigi, Renzi scriveva su Repubblica una lettera aperta a Roberto Saviano: “Caro Roberto… quello che va aggredito, hai ragione, è la ‘Mafia SpA’, presente in ogni comparto economico e finanziario del Paese…”. Poi si è convinto che, senza fare un bel nulla contro le mafie, anzi senza neppure nominarle, siano sparite da sole. Da quando c’è Lui, ogni problema è risolto, ogni male è curato, ogni virus è debellato e guai a chi guasta il panorama idilliaco dipinto dal suo ufficio stampa con pericolosi inserti di realtà. Ne sa qualcosa la presidente dell’Antimafia Rosy Bindi, lapidata dai tuttovabenisti governativi, oltreché dal sindaco De Magistris e dal governatore abusivo De Luca, per aver osato dire una cosa ovvia e stranota, proprio mentre a Napoli si torna a sparare (sempreché si fosse mai smesso): “La camorra è un dato costitutivo di Napoli”. Una frase molto simile a quella del Renzi-1, che invece il Renzi-2 considera “macchiettistica” e dunque proibita. Ieri Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia con una lunga esperienza contro la camorra, ha confermato la lettura della Bindi, visto che nessun elemento nuovo autorizza chicchessia a dire che le cose siano cambiate col governo Renzi: “Io stesso ho definito in passato la camorra elemento costitutivo della società napoletana” (…).