Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Populista a chi?”

di Redazione blitz
Pubblicato il 22 luglio 2015 8:34 | Ultimo aggiornamento: 22 luglio 2015 8:34
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Populista a chi?"

La prima pagina del Fatto Quotidiano del 22 luglio

ROMA – “Populista a chi?” è il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sulle pagine del Fatto Quotidiano di mercoledì 22 luglio.

Che cos’è il populismo? Il vocabolo deriva dal movimento socialisteggiante nato in Russia a fine ‘800 per il riscatto delle masse rurali contro la società industriale d’Occidente. Ma fu poi usata per definire il peronismo argentino di metà ‘900. E, nell’Italia di oggi, la parolina magica usata dalle élites culturali e giornalistiche (o sedicenti tali) per squalificare qualunque movimento o partito non omologato all’establishment delle classi dirigenti: dai girotondi a Di Pietro & C., dalla Lega al berlusconismo (ma solo quando stanno fuori dai giochi), dalla sinistra radicale ai 5Stelle. Tant ’è che il Dizionario Garzanti definisce così il populismo nella sua accezione spregiativa: “Atteggiamento politico demagogico che ha come unico scopo quello di accattivarsi il favore della gente”. Pare il ritratto sputato del renzismo, che però nessuno curiosamente ha mai pensato di associare al populismo. E dire che le occasioni non mancherebbero.

L’ultima è la “rivoluzione copernicana”dell ’abolizione dell’Imu sulla prima casa. Ieri, sul Tempo, è uscito uno strepitoso articolo di Daniele Di Marioche ha collezionato tutte le dichiarazioni dei renziani del 2013, quando l’allora premier Enrico Letta, per ricambiare Berlusconi e il Pdl del loro appoggio al suo governo di larghe intese, cancellò per un anno la tassa sulla casa che B. aveva abolito, poi Monti aveva reintro-dotto con i voti di B. e del Pd, poi B. aveva promesso di riabrogare e addirittura restituire. E così gettò dalla finestra 4 miliardi e rotti di euro che si sarebbero potuti destinare a una miriade di scopi più utili e proficui, salvo poi ripristinare il balzello immobiliare con un altro nome (“Tasi”: dal veneto, “taci sennò la gente se ne accorge”).

Al tempo di Letta, Renzi e i suoi amavano l’Imu con la stessa passione con cui oggi la de-testano: ma non perché abbia-no cambiato idea (essi non han-no idee), bensì perché qualunque cosa facesse Letta era sbagliata, mentre ora qualunque cosa faccia Renzi è giusta, anche se è uguale a quella che faceva Letta. Ecco a voi Renzi prima della cura: “Per creare lavoro dobbiamo dare una visione per i prossimi 20 anni. Il problema non è l’Imu” (20.5.2013), “Parliamo di emergenza abitativa e di sfratti. Basta parlare di Imu”(11.11.2013). E tutti i suoi palafrenieri a pappagallo. Tipo Francesco Nicodemo: “Vabbuò Napolitano, tutto sto discorso e non dici che l’abolizione dell’Imu è una vaccata?”,“Povertà, disperazione e disoccupazione, e noi parliamo di Imu. Andatevene a fanculo”(20.5.2013). (…)