Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Rubate un po’”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 febbraio 2015 8:47 | Ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2015 9:58
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Rubate un pò"

La prima pagina del Fatto Quotidiano dell’11 febbraio

ROMA – “Rubate un po’” è il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di mercoledì 11 febbraio: “Ieri, all’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti, Matteo Renzi non c’era, come sempre quando c’è poco da ridere. Si spera però che la ministra Madia, casomai ci avesse capito qualcosa, gli abbia fatto un sunto della relazione del presidente Raffaele Squitieri: “Crisi economica e corruzione procedono di pari passo, in un circolo vizioso nel quale l’una è causa ed effetto dell’altra” e oggi “il pericolo più serio per la collettività è una rassegnata assuefazione al malaffare, visto come un male senza rimedi”.”

Il presidente Mattarella assentiva. Speriamo che se ne ricordi quando gli arriveranno sul tavolo per la firma il decreto delegato sui reati fiscali e, se mai il ministro Orlando riuscirà a scriverlo, il ddl sui reati contabili: due provvedimenti che sono frutto dell’“assuefazione al malaffare” che non riguarda solo “la collettività”, ma anche e soprattutto il governo. Cosa sono infatti le “soglie di non punibilità” (sei o sette nel decreto fiscale, a partire dal famigerato 3% sull’imponibile dichiarato, e almeno tre nel “nuovo” falso in bilancio) se non la presa d’atto che i delinquenti sono troppi per punirli tutti, dunque bisogna mettersi d’accordo e salvare quelli che delinquono solo un po’? Viene in mente la vecchia battuta di Enzo Biagi sulla ragazza “un po’ incinta”.

Ora il Consiglio dei ministri emenderà il decreto di Natale e forse leverà dalla franchigia del 3% la frode fiscale, lasciandovi però l’evasione: a quel punto chi si spaccava la testa a escogitare gli artifizi e raggiri tipici della frode per non farsi beccare potrà tirare un sospiro di sollievo: gli basterà non dichiarare fino al 3% dell’imponibile dichiarato, o meglio ancora dichiarare un imponibile di fantasia per far sì che ciò che intende evadere stia sotto il 3% e la farà franca. Quanto al falso in bilancio, ieri Liana Milella spiegava su Repubblica che le soglie di impunità non si toccano, sennò salta lo storico accordo siglato giovedì fra il ministro Orlando e il suo sottosegretario dell’Ncd Enrico Costa (una specie di Ribbentrop-Molotov post litteram).

Resta da decidere se la soglia resterà al 5 o al 3 o al 2% del risultato d’esercizio al lordo delle imposte, e che accadrà a chi sta sotto. Varie opzioni: a) niente; b) una sanzione interdittiva; c) una pena attenuata. Essendo uomini di principio, però, i nostri eroi sulla soglia non transigono: taroccare i bilanci un po’ alla volta è cosa buona e giusta, altrimenti si crea un pericoloso precedente e poi dove andremo a finire. A questo punto, non si vede perché limitare le soglie ai reati finanziari. Fissato il principio, davanti al legislatore si spalancano praterie sconfinate. Per la rapina in banca, ad esempio, perché non prevedere una soglia di non punibilità pari al 3% dei soldi contenuti nelle casse e nei caveau? “Mani in alto, questa è una rapina depenalizzata! Quanto avete? Cento milioni? Benissimo, datemene 3 e un bacio sopra!”. Niente sirene, allarmi, inseguimenti, sparatorie. Tutto pulito. Ma anche per lo scippo ai pensionati (…)