Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Scemo chi non legge”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 Marzo 2015 8:11 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2015 8:11
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Scemo chi non legge"

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Scemo chi non legge”

ROMA – “Non è il massimo della vita fare ogni giorno le cassandre e i grilli parlanti – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – specie se tutto intorno è un concerto per violini, pifferi, tromboni, grancasse e tricchetracche. Sarebbe bello poter dire, una volta tanto, che va tutto bene, o almeno ci andrà”.

L’editoriale di Marco Travaglio: E risparmiarci i ritornelli del Farinetti di turno: “Ma voi vedete sempre il brutto dappertutto!”. Come se lo facessimo apposta, se ci fosse bisogno di scavare, per trovarlo. Per un anno, soli soletti, abbiamo scritto che l’Italicum e il nuovo Senato sono due schiforme perché espropriano un’altra volta i cittadini del diritto di scegliere i propri rappresentanti e consegnano le istituzioni (che sono di tutti) nelle mani di uno solo, il premier-padrone. Ora che forse è tardi (ma forse no, se chi dissente si decide a votare contro in Parlamento, anziché ciarlare in tv), lo dicono pure la minoranza Pd e persino i costituzionalisti Onida, Ainis e De Siervo, finalmente liberati dall’armatura corazziera dell’èra Napolitano. Qualcuno parla addirittura di rischio autoritario: peccato che quando noi rilanciammo l’allarme di Zagrebelsky e Rodotà nel famoso appello di Libertà e Giustizia di un anno fa, e l’estate scorsa raccogliemmo le firme di 350 mila lettori, venissimo guardati come marziani o come visionari. Quante volte, in beata solitudine, abbiamo scritto che le decine di “fondazioni” di leader e sottoleader sono casseforti opache e antidemocratiche: aggirano la legge sul finanziamento ai partiti e nascondono ai cittadini i finanziatori con la scusa della privacy, esattamente come le cene elettorali di cui non si può sapere chi partecipa, e chi versa, e quanto, perché bisogna tutelarne la sacra riservatezza (…).