Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Slurp”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Maggio 2014 8:18 | Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2014 8:18
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Slurp"

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Slurp”

ROMA – “Qualche mese fa – si era appena impossessato del Pd – Matteo Renzi raccontò a Servizio Pubblico – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano –  la seguente scenetta: “Da qualche giorno i giornalisti Rai che vengono a intervistarmi, prima di cominciare coprono il microfono e mi sussurrano all’orecchio: ‘ Oh, Matteo, io sono sempre stato dalla tua parte, eh?! ’. Il bello è che io non li avevo mai visti prima”. Poi, com’è noto, si impadronì anche del governo. E la lista dei renzianiantemarcia-mai-visti-prima si allungò fino a occupare quasi l’intero Albo dei Giornalisti viventi”.

Fra loro la concorrenza per conquistare la primazia è spietata, senza esclusioni di colpi, e soprattutto di saliva. Non vorremmo deludere i numerosi aspiranti, ma temiamo che ieri la corsa sul carro del rottamatore si sia definitivamente conclusa a vantaggio di Christian Rocca e Claudio Cerasa, protagonisti di un prodigioso scatto e allungo di lingua proprio sul filo di lana. Leggere IL, mensile patinato del Sola-24 ore, per credere. La copertina, un disegnino a colori pastello, ritrae Matteo seduto sulla scrivania di Palazzo Chigi con le scarpe da tennis slacciate, una fetta di pizza nella mano sinistra, la cravatta appesa al paralume, circondato da una lattina di Coca-Cola, un pallone da calcio e uno da rugby, l’iPad e l’iPhone in carica, il gagliardetto della Fiorentina appeso al muro accanto al ritratto di Re Giorgio e a qualche post-it sparso. Il tutto a celebrare “i primi 100 giorni” della “Spericolata Era Renzi”, scrive Rocca con la lingua turgida, frutto di anni di training nella premiata palestra del Foglio di Ferrara. “Il moto perpetuo renziano è ansiogeno, imprudente, spesso ai limiti dell’incoscienza”, ergo “i primi tre mesi a Palazzo Chigi sono stati un mulinello vorticoso di cambiamenti”. Del resto, è “lo spirito del tempo” che “glielo impone”. E poi bando alle ciance, “esiste anche un’arte nell’improvvisazione, come nel jazz”, che è “composizione istantanea, è musica creata sul momento e senza partitura” e “l’intuizione (e la natura) di Renzi è esattamente questa: se si vuole modernizzare l’eterna Italia immobile, i vecchi riti della politica sono inutilizzabili: servono idee ed energie nuove e soprattutto la sfrontatezza, la leggerezza e la libertà di poter comporre all’istante”. Slurp. A questo punto il testimone, opportunamente umettato, passa nelle mani delicate di Cerasa, che dipinge teneri bozzetti pascoliani di vita quotidiana del Fanciullino a palazzo. “Governo leggero, informale, confidenziale, molto cool, molto friendly, molto semplice, molto patinato”. “Un po ’ Via Pàl. Un po ’ Occupy. Un po ’ Chigi by night. Un po ’ spogliatoio. Un po ’ incoscienza. Un po ’ rivoluzione”. Un po ’ Agenzia Stefani, un po ’ Minculpop, un po ’ Cinegiornale Luce. Le illustrazioni pastello ritraggono il Caro Leader in forma smagliante, nessuna pinguedine né grasso in eccesso: Egli anzi è asciutto e filiforme, pronto per la battaglia del grano (ha persino “ordinato una cyclette).

Morbidamente accovacciata su un divanetto, Madonna Boschi sfoglia un libro di antiche fiabe. E Delrio? “Rappresenta la traduzione simultanea in provvedimenti legislativi dei fuochi d’artificio del renzismo” e “tutti giurano di averlo visto più di una volta impegnato a fare esercizi di yoga durante i Cdm” (ogni tanto cade in letargo). L’altro sottosegretario Lotti, invece, “ha i contatti giusti con le forze dell’ordine” e “ha i contatti giusti con i servizi segreti”, oltre a scegliere i nomi dei dirigenti pubblici da nominare. E come sono quei nomi? “Giusti”, ça va sans dire. Poi c’è il tesoriere Bonifazi che, oltre a essere “uomo spogliatoio”, senza malizia s’intende, “organizza serate di karaoke a casa di Rughetti”, che nei ritagli di tempo fa anche il sottosegretario alla PA.

Ma non finisce mica qui, perché “Renzi, Lotti e Bonifazi hanno cominciato a lanciarsi da una parte all’altra della Galleria Deti, al primo piano, a fianco all’ufficio di Renzi, il pallone da rugby” e “i commessi sono quasi svenuti”. Un po ’ come quando il Fanciullino assonnato convoca nottetempo e “urgentemente” il suo trust di cervelli “in camera per mangiare una pizza e parlare fino a notte inoltrata del Def”. E pare di vederlo “Renzi discutere in mutande di pareggio di bilancio mentre mangia fettine di prosciutto crudo”. Scena agghiacciante, che ricorda quella del miglior Pera in costume adamitico nei corridoi bui di Palazzo Giustiniani. Mai, però, come quella del Pittibimbo che “la domenica, dopo pranzo, seduto per terra, dedica un’ora e mezza di lettura ai giornali nel cortile-parcheggio di Palazzo Chigi”. Ma solo ed esclusivamente “quando c’è il sole”. Quando piove, invece, persino Lui si bagna e sta al riparo. Invece Cerasa si bagna anche all’asciutto, al solo immaginare “Renzi mentre pesca alcune fette di roast-beef in mezzo agli evidenziatori sparpagliati sulla sua scrivania”.

Gli verrebbe voglia di levarglieli lui, gli evidenziatori, per evitare che si confonda e ne inghiotta un paio insieme al roast-beef. Ma purtroppo, e qui cala una lagrimuccia, non può: non è (ancora) ammesso nel “cerchio magico”. Ben altri sono i fortunati che “provano in tutti i modi a essere ricevuti a Palazzo dal principe”, e spesso ci riescono: “Claudio Tito di Repubblica… Mario Calabresi, che a Palazzo Chigi è di casa… infine Aldo Cazzullo… avvistato con una certa frequenza sotto Palazzo Chigi con il telefonino in mano per chiedere disperatamente uno spazio per essere ricevuto dal premier e scrivere il libro ‘ Magari ’ con il segretario del Pd”. Il titolo “Magari”, voglioso e ottimista quanto basta, è copiato da una canzone d’amore di Renato Zero: “Magari toccasse a me / prendermi cura dei giorni tuoi / svegliarti con un caffè / e dirti che non invecchi mai… / Sarò come tu mi vuoi / ho un certo mestiere anch’io / Mi provi?/ Io sono pronto a fermarmi qui / il cielo vuole così / Prendimi al volo e poi / non farmi cadere più / da questa altezza sai / non ci si salva mai… / Mi ami?/ Magari”. Quanti neorenziani antemarcia vorrebbero intonarla al Fanciullino, o anche soltanto a un Lotti o a un Delrio, sotto il balcone di “Chigi by night”! Ma questo, purtroppo, è un privilegio per pochi. Anche perché ne uccide di più la lingua che la spada.