Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Stampolitano”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 giugno 2015 8:29 | Ultimo aggiornamento: 30 giugno 2015 14:14
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Stampolitano"

Giorgio Napolitano (LaPresse)

ROMA – “Stampolitano” è il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sulle pagine del Fatto Quotidiano di martedì 30 giugno.

Non è vero che i giornali servano a incartare il pesce. Essi invece si rivelano vieppiù preziosi per guidare i cittadini nella giungla delle notizie. E non ci riferiamo al nostro, a cui pure siamo molto affezionati, ma alla concorrenza. Per la precisione, a un grande quotidiano di lunga tradizione: La Stampa. Ieri, grazie al lavoro di scavo di una giornalista investigativa di prim’ordine come Antonella Rampino, vi abbiamo appreso particolari clamorosi quanto inediti sull’ex presidente Giorgio Napolitano. Lanotiziavapresaconlemolle, perché è di quelle destinate a terremotare la politica italiana, e non solo quella. Ma anche a mettere in crisi le convinzioni più consolidate degli ultimi anni, anzi decenni, anzi secoli. Nulla, dopo questa rivelazione, sarà più come prima. Noi la riporteremo così come l’abbiamo letta, ben consapevoli di maneggiare materiale incandescente,per non dire esplosivo.E declinando fin d’ora ogni responsabilità,che va interamente attribuita alla scopritrice insieme ai meriti di quella che non esitiamo a definire un’esclusiva mondiale e segnaliamo alla giuria del Pulitzer perché la tenga nel dovuto conto.

Abbiamo riflettuto a lungo sull’opportunità di riprendere lo sconvolgente scoop, ma alla fine abbiamo concluso – dopo aver consultato il nostro ufficio legale su ogni possibile implicazione – che le notizie, anche le più scomode, vengono prima di ogni considerazione di convenienza e di opportunità.“Igiornalisti–dicevaEnzo Biagi – possono avere amici, i giornali no”. Dunque, avvertendo i lettori più impressionabili che si tratta di roba forte e, se non se la sentono, possono interrompere qui la lettura, e avvisando gli eventuali minorenni che questo non è (ancora) pane per i loro denti e raccomandando agli stomaci più robusti che sarebbe bene mettersi comunque a sedere in poltrona onde prevenire possibili mancamenti, siamo pronti. Inutile perdere altro tempo in inutili preamboli.La notizia–tratta testualmente, senza commenti di sorta, dall’articolo della Rampino su La Stampa, inspiegabilmente confinato a pagina 10 e neppure richiamato in prima come avrebbe meritato – è questa: “No, il punto è che Napolitano è Napolitano”. Siete ancora lì? Svenuti? Sconvolti? Stravolti? Destabilizzati? Sopravvissuti? Ve l’avevo detto che era roba grossa. Non sappiamo da chi né quando esattamente la collega abbia appreso la notizia, né quali prove possa esibire per riscontrare un’affermazione tanto impegnativa.

Ma il fatto che usi l’indicativo presente (“Napolitano è Napolitano”) e non, per esempio, un più prudente condizionale (“Napolitano sarebbe Napolitano”), magari accompagnato da qualche formula dubitativa col congiuntivo(“si dice”, “corre voce”, “pare”, “si vocifera”, “qualcuno insinua che Napolitano sia Napolitano”), denota una certezza incrollabile, tetragona, definitiva.Poteva cavarsela con un indicativo imperfetto, tipo “Napolitano era Napolitano,ora non si sa se lo sia ancora”. O nascondersi dietro un opportunistico “Napolitano è stato Napolitano, adesso però vedete un po’ voi”. Invece no: Napolitano è Napolitano,poche balle.

(Articolo completo su Il Fatto Quotidiano di oggi 30 giugno 2015).