Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Testa di Cassese”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 luglio 2015 8:13 | Ultimo aggiornamento: 24 luglio 2015 8:13
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Testa di Cassese"

Sabino Cassese (LaPresse)

ROMA – “Testa di Cassese” è il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sulle pagine del Fatto Quotidiano di venerdì 24 luglio.

Ci eravamo appena liberati dai moniti di Napolitano, che a ogni ora del giorno e della notte ci insegnava a vivere, ci diceva cosa fare e pensare, come andare vestiti, ma soprattutto come votare e non votare, per poi ribaltare il nostro voto se non era quello desiderato, ed ecco che a riempire quel vuoto senza che nessuno ne sentisse il bisogno, provvede il professor Sabino Cassese. È, il Cassese (l’articolo è d’uopo,come per i padri della patria e delle lettere che pure da vivi portano appresso il proprio monumento con tanto di piedistallo: l’Alighieri, il Manzoni, il Devoto-Oli), un ex giudice costituzionale e baro-ne universitario che tenne a battesimo Giulio Napolitano, lo scalpitante rampollo di Re Giorgio, come suo assistente a Roma Tre, sotto lo sguardo vigile (si fa per dire) del magnifico rettore Guido Fabiani, marito della sorella di Clio Napolitano, cioè zio di Giulio. Tutto in famiglia.

Nel 2013, prima di farsi rieleggere fingendo ritrosia, Re Giorgio tentò di scegliersi come erede al trono proprio il Cassese, che è un po’ il suo clone. Infatti ora, dalle generose colonne del Pompiere della Sera, s’è assunto il compito di monitare al posto suo. La sua forma mentis è quella tipica dell’intellettuale italiano: la forma della poltrona. La sua filosofia è riassumibile nel motto “Chi comanda ha sempre ragione”. Il che spiega perché la Consulta, durante la sua permanenza, abbia quasi sempre avallato le più svariate vergogne, firmate o financo richieste dall’amico monarca, detto “la penna più veloce del West”; e, alla dipartita del Cassese, abbia ripreso a fare il suo mestiere, cioè a bocciare le leggi incostituzionali: tipo lo scippo ai pensionati e la rapina ai dipendenti pubblici. Due sentenze che lo hanno molto amareggiato, perché danno torto ai governi che le avevano imposte per decreto, ai partiti che le avevano votate e al sovrano che le aveva siglate.

Sulle pensioni, il Cassese teorizzò che la Consulta dovesse “bilanciare i diritti e i costi”e “valutare le conseguenze finanziarie delle sue decisioni”, cioè avallare almeno un po’ una legge incostituzionale per non “provocare buchi nel bilancio”. Come se la colpa del buco fosse della Corte che cassa una legge illegittima e non di chi l’ha coperto violando la Costituzione. Come se un fannullone, per mantenere la sua famiglia, iniziasse a rapinare supermercati e, una volta arrestato, rifiutasse di restituire il bottino e accusasse la polizia di minare il suo bilancio familiare (…).