Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “Vieni avanti decretino”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Giugno 2015 8:17 | Ultimo aggiornamento: 27 Giugno 2015 8:17
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: "Vieni avanti decretino"

Vincenzo De Luca (LaPresse)

ROMA – “Vieni avanti decretino” è il titolo dell’editoriale a firma di Marco Travaglio sulle pagine del Fatto Quotidiano di sabato 27 giugno.

Ieri Repubblica, con l’aria dell’arcangelo Gabriele che annuncia alla vergine Maria la lieta novella, titolava: “Oggi decreto su De Luca”. Forse il titolista, obnubilato dall’ambiente circostante, non s’è reso conto dell’abnormità di quelle tre parole l’una in fila all’altra: decreto su De Luca. Uno dei principali quotidiani italiani, dunque, non trovava nulla da eccepire sull’ipotesi che il titolare del potere legislativo venisse esautorato da quello esecutivo per imporre una legge immediatamente operante ergo giustificabile solo in casi di eccezionale necessità e urgenza (“decreto”), riservata in esclusiva (“su”) a una sola persona (“De Luca”).

Nemmeno Berlusconi era arrivato a tanto: le sue leggi ad personam non erano decreti, ma disegni di legge; e soprattutto erano fatte per lui (o per i suoi cari, o per le sue aziende), ma valevano per tutti (infatti fecero e continuano a fare danni incalcolabili). Renzi, invece, avrebbe decretato su una materia che si applica a un solo caso, con nome e cognome,e a nessun altro: il governatore sospeso e ineleggibile della Campania. E non si vede come Mattarella avrebbe potuto mettere la sua firma su una boiata del genere. Il Caimano ci aveva provato col decreto “salva-panino”, che sanava ex-postin via interpretativa il ritardo con cui il rappresentante Pdl aveva presentato fuori tempo massimo le firme della Lista Polverini per le Regionali nel Lazio, giustificandosi poi con “pausa panino” troppo lunga. Napolitano come sempre firmò la porcata. Ma il Tar Lazio la dichiarò nulla, visto che pretendeva di cambiare la legge regionale con una norma nazionale. Senza contareche la legge Spadolini 400/1988 vieta i decreti in materia elettorale (onde evitare il rischio che si voti con una regola e poi il Parlamento non la converta in legge).

Anche il decreto salva-De Luca di Renzi sarebbe stato illegale, perché avrebbe modificato una norma con ricadute elettorali (la legge Severino); e incostituzionale perché violerebbe il principio di eguaglianza (art. 3 Costituzione), stabilendo che l’interdetto De Luca è meno interdetto degli altri interdetti degli ultimi 25 anni (…)