Marco Travaglio sul Fatto: “Renzi, culetto di piombo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Ottobre 2015 8:04 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2015 8:04
Marco Travaglio sul Fatto: "Renzi, culetto di piombo"

Marco Travaglio sul Fatto: “Renzi, culetto di piombo”

ROMA – Trovo vergognoso che Gianni De Gennaro sia presidente di Finmeccanica, twitta l’8 aprile: poi il Matteo Maggiore – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – conferma De Gennaro e sconfessa il Minore.

L’editoriale di Marco Travaglio: A Roma il primo ordine di scuderia è puntellare Marino e fare un po’ di pulizia nelle sezioni delle tessere false e dei mafiosetti capitolini, prima che i carabinieri arrivino con l’accalappiacani e portino via tutti. E Culetto di Piombo si mette d’impegno. Prima accusa i servizi segreti di non averlo avvertito che Carminati aveva le chiavi del Campidoglio (ma bastava leggere Suburra di Bonini e De Cataldo, o Lirio Abbate sull’Espresso). Il 5 giugno proclama: “Cacceremo via i corrotti, chi è contro Marino è con la mafia”. Ma 11 giorni dopo Renzi scarica Marino a Porta a Porta: mafioso pure lui? Non sia mai. Orfini, rimasto l’ultimo a difendere il chirurgo come il giapponese nella foresta, si mette a vento: “Occorre un cambiamento, migliorare l’azione amministrativa, un salto di qualità, condivido la posizione di Renzi, Marino si dia una mossa”, anche se forse “Roma merita un approfondimento maggiore di una battuta in un’intervista”.

In privato i due scazzano: “Se la mia parola non conta e tu dai un’altra linea – dice il Matteo Minore al Maggiore – senza nemmeno avvertirmi, allora metti Lotti commissario e io me ne vado”. Ma non che non se ne va, anche perché i sondaggi a Roma danno primi i 5Stelle. Meglio tener lì Marino. “La fonte di legittimazione sono i cittadini elettori, Marino non può andarsene perché lo decidono Orfini o Renzi”, dice Culetto di Piombo. Infatti Marino se ne andrà perché l’hanno deciso Orfini e Renzi, anzi Renzi e basta. Prima però il Minore giura che l’assessore renziano Improta “non si dimetterà”: infatti si dimette l’indomani, insieme a un altro renziano. Anche stavolta Renzi s’è scordato di avvertire Orfini, che prima fa buon viso (“Improta aveva esaurito il suo compito, ora scatta la fase 2”), poi sbotta: “Impossibile andare avanti così, ci vuole un salto di qualità”.

Aridaje. Gli danno la scorta, mentre a Marino aggiungono una badante (Gabrielli). Matteino va a prendere altre pedate da Matteone: “Io ci metto la faccia, non puoi umiliarmi così”. Poi regala a Marino tre nuovi assessori, anzi “tre fuoriclasse”: “La fiducia a Marino l’hanno data i cittadini, governerà fino alla scadenza, poi si vota e rivinciamo”. Sì, buonanotte.
L’estate del suo scontento porta il Funeral Show Casamonica, i viaggi di Marino negli Usa e gli scontrini. L’8 ottobre, di buon mattino, Maggiore chiama Minore: “Sai che c’è? Via Marino o via tu”. Altri calci a Culetto di Piombo che, oplà!, ritira i tre fuoriclasse e con agile balzo si rimangia tutto quel che aveva detto negli ultimi sei mesi: “Marino è un capitolo chiuso. Ho provato a difenderlo, ma ha fatto troppi errori”. Primarie? Renzi dice un giorno sì e un giorno no, ergo Orfini dice nì: “Decideremo caso per caso”. Vedi mai che arrivi un’altra pedata. Basta un niente, e son piaghe da decubito (…).