Maria Carmela Lanzetta: “Quando misi in guardia Oliverio, ma anche il Governo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Giugno 2015 13:12 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2015 13:12
Maria Carmela Lanzetta: "Quando misi in guardia Oliverio, ma anche il Governo"

Maria Carmela Lanzetta

ROMA – Maria Carmela Lanzetta, ex ministero degli Affari regionali, a causa di Nino De Gaetano, indicato come assessore regionale ai Lavori pubblici, decise di dire no a Mario Oliverio e non entrò nella giunta della Calabria. Per quel gesto si scatenarono dure polemiche e lei tornò a fare la farmacista. Venerdì, De Gaetano è stato arrestato. E ora la Lanzetta si dice “pronta a tornare in politica”.

L’intervista a Alessandro Trocino sul Corriere della Sera.

Perché disse no a Oliverio?

«Per considerazioni politiche. De Gaetano non era stato candidato alle Regionali. Poi viene nominato assessore senza una spiegazione da parte di Oliverio, nonostante io abbia sempre chiesto di spiegare il perché del doppio binario. Aspetto ancora la risposta. Ricordo che i “santini” di De Gaetano erano stati trovati in casa dei Tegano (considerati affiliati alle cosche, ndr ). C’erano anche le intercettazioni del suocero. La Squadra mobile di Reggio Calabria aveva chiesto l’arresto di De Gaetano, allora consigliere. Poi era nota a tutti l’inchiesta per la “rimborsopoli” calabrese. Ancora non si è capito perché Oliverio ha voluto nominare assessori già indagati, ben sapendo di rischiare la fine della sua giunta».

All’epoca, nel Pd ci fu chi le diede ragione, come Delrio, e chi la criticò.

«Parlai prima con Renzi e poi con Delrio, il giorno dopo aver saputo della nomina di De Gaetano. Dissi che non sarei entrata nella giunta e che avrei mantenuto la parola data di dimissioni da ministro. Non mi sono pentita. Ci furono anche critiche feroci e insulti. Non da parte di Oliverio, ma dai suoi compagni. Potrei rispondere con il detto di Gandhi: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”».

Rosy Bindi la convocò alla commissione Antimafia.

«Agli scivoloni la Bindi ci ha abituati. Vedi anche l’ultima frase famosa “Il caso De Gaetano è chiuso e non si doveva neanche aprire”. E il caso “impresentabili”, per i quali è stata accusata di usare la commissione per vendetta politica. Ho sempre stimato la Bindi, ma forse le ha dato fastidio il mio giudizio sulla commissione Antimafia, che è fuori tempo per affrontare le problematiche della ‘ndrangheta, essendo nata 50 anni fa. La commissione dovrebbe tagliare passerelle e audizioni, per incontrare la società civile. Una commissione che spende una giornata per convocare la Lanzetta, per la frase di un’intervista, conferma quanto ho detto. Però, su richiesta del Movimento 5 Stelle non ha convocato De Gaetano e ha convocato invece Oliverio. Chissà perché».
I 5 segretari provinciali del Pd l’accusarono di gettare fango e di usare una «lingua tipica della cultura mafiosa».
«Gettare fango perché ho posto un problema di opportunità politica su una nomina? Se fosse così l’Italia sarebbe sommersa dal fango. “Mafioso”, naturalmente».

Oliverio l’accusò di «sindrome di esaltazione del proprio ego» e disse che lei era «strumento di una interessata strategia destabilizzante».

«Per quanto riguarda l’ego, da Oliverio posso solo prendere lezioni. Per il resto fu un equivoco. Ero sicura che con lui avremmo fatto grandi cose. Se avesse mantenuto più indipendenza nelle nomine tutto questo non sarebbe successo».

Sarebbe pronta a riconsiderare una candidatura locale o nazionale?

«Si, se me lo chiedessero sì. A certe condizioni mi piacerebbe tornare in politica».