Maria Elena Boschi. Gasparri: “Tremo al pensiero”, il Fatto: “Riforme? Non conta nulla”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Marzo 2014 9:28 | Ultimo aggiornamento: 28 Marzo 2014 9:28
L'articolo del Fatto Quotidiano

L’articolo del Fatto Quotidiano

ROMA – Maria Elena Boschi, madonnina del “presepe di Matteo Renzi”: così la definisce Marco Palombi in un crudele e urticante profilo pubblicato dal Fatto. Si tratta di una testimonianza dell’Italia di oggi, dove l’immagine conta più della sostanza. E vengono i brividi, non solo a Maurizio Gasparri, citato nell’articolo, ma in tutti quelli che lo leggono.

L’articolo di Marco Palombi:

 

 

Maria Elena Boschi, mini- stro 33enne da Laterina, Arezzo, ha un passato d’attrice: per qualche anno, infatti, ha fat- to la Madonna nel presepe vi- vente organizzato dalla sua parrocchia. Ebbene, non sembri irriverente il paragone, ma anche og- gi la giovane ministro ai Rapporti col Parlamento interpreta la parte della Madonna, stavolta nel presepe renziano. In aula, gli eletti d’ogni ordine, grado e colore passano, in interminabile proces- sione, a renderle omaggio e a sussurrarle all’o- recchio frasi preziose: forse è per la sua simpatia, forse perché tutti sanno che è una delle poche per- sone ammesse alla confidenza di Matteo Renzi. Qualcuno, sostengono i più maligni, passa solo per farsi una bella foto nell’occhio del ciclone del renzismo, visto che gli obiettivi dalle tribune pun- tano la ministro senza sosta.
“MAGARI NON È BRILLANTISSIMA nella cono- scenza delle tecniche parlamentari, ma la sua vi- cinanzaa Renzi,il suopesopolitico, legarantisce che almeno l’aula la ascolti con attenzione”, rac- conta un deputato. Poco male per la tecnica e la gestionedeirapporti:alla Cameralacoprelasot- tosegretario Sesa Amici, deputata di lungo corso e
politica d’esperienza che si sobbarca anche l’ar – duo compito di auscultare gli umori dei gruppi in Transatlantico; al Senato quel compito è appan- naggio di Luciano Pizzetti, funzionario di partito pure lui, alla terza legislatura. Le Camere, d’al – tronde, sono la vera casa del ministro Boschi: l’uf –
ficio di Largo Chigi è per i funzionari, lei – a dif- ferenza dei suoi predecessori Giarda e Franceschi- ni – è continuamente in Parlamento. Si tratta, in- somma, di un politico assai volenteroso, ma il cui peso specifico è al momento pari a zero.
IL DEBUTTO,per dire, fu di quelli terrificanti: il 26 febbraio – quando Boschi era in carica solo da quattro giorni – si ritrovò in una riunione ristretta a spiegare che il decreto Salva-Roma sarebbe stato lasciato decadere perché non c’era abbastanza tempo per convertirlo. Il problema, poi risolto con una nuova norma, era che la capitale senza i soldi stanziati in quel testo non avrebbe pagato gli sti- pendi a lungo: quando le fecero presente la cosa, racconta una fonte,la ministro andò nelpanico e fu Graziano Delrio da allora a gestire la pratica. Pure sui sottosegretari indagati, dopo i mesi del Renzi manettaro delle primarie, fu mandata in au- la con poche righe scritte dagli uffici in risposta ad una interrogazione del M5S: “Non è intenzione di questo governo chiedere dimissioni sulla base di un avviso di garanzia, ma eventualmente per mo- tivi di opportunità politica”, lesse con tono mo- nocorde. Anche mercoledì in Senato, per dire, non è andata benissimo. Presa la parola in aula per porre la fiducia sulla legge sulle province, s’è ri-
trovata nel mirino di Roberto Calderoli, il quale – con malva- gia noncuranza – le ha chiesto se il testo da votare era quello della Camera o quello modificato dal Senato. Alcuni secondi di vuoto, sguardo perplesso, silenzio: solo l’intervento di Piero Grasso le ha consentito di mettere insieme una risposta. Maurizio Gasparri, impietoso: “Tremo al pensiero di affrontare la leg- ge elettorale con un ministro che ha dovuto pren- dere la parola per tre volte per spiegare che met- teva la fiducia e su cosa. L’esperienza, la conoscen- za dei fatti e la non improvvisazione sono requisiti essenziali per affrontare questioni complesse”. L’ex ministro delle Comunicazioni, in realtà, può stare tranquillo: pur avendo la delega anche alle Riforme, la legge elettorale e la modifica della Co- stituzionenon sonomateria perMaria ElenaBo- schi. La trattativa sui contenuti si svolge fuori dalle Camere e dalla portata del ministro. Quando poi, come fu per l’Italicum, c’è qualcosa che non torna, appaiono improvvisamente nei paraggi Luca Lot- ti e Denis Verdini: i due si mettono d’accordo, verificano la tenuta dei gruppi e poi fanno una bella chiacchierata anche con l’avvocato Boschi, già consigliere giuridico del sindaco di Firenze. Nel presepe renziano ognuno ha la sua parte. E per lo più si recita a soggetto.